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Politica | 16 marzo 2023, 14:00

Giarrizzo: "Sui temi principali le convergenze sono possibili, ma il PD non si farà dettare la linea"

Nostra intervista a tutto campo con il neo Segretario cittadino del Partito Democratico: dal dialogo con le altre forze d'opposizione alla problematica Maina

Andrea Giarrizzo, neo Segretario del circolo cittadino del Partito Democratico (Ph. Merfephoto - Efrem Zanchettin)

Andrea Giarrizzo, neo Segretario del circolo cittadino del Partito Democratico (Ph. Merfephoto - Efrem Zanchettin)

Da poco più di 48 ore, il circolo cittadino del PD è guidato da un nuovo Segretario, Andrea Giarrizzo, scelto all’unanimità dall’Assemblea degli iscritti per succedere nell’incarico a Mario Mortara (CLICCA QUI per rileggere l’articolo). Il neo Segretario ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande, finalizzate a fornirci un quadro più chiaro della sua ‘visione’ politica.

Segretario, dopo un ennesimo stravolgimento dei vertici nazionali del partito mi viene da chiederle cosa resta del PD ‘del Lingotto 2007’ (il lancio della candidatura di Walter Veltroni alla guida del PD) nel partito e cosa ritiene debba tornare ad esserci con la Segreteria Schlein

Di quel PD siano rimaste sicuramente le diverse anime del partito, ma il problema è che è mancata una reale capacità di sintesi tra di esse. I valori fondativi quali giustizia sociale e lotta alle diseguaglianze non sono mai venuti meno, ma siamo stati a lungo un partito ‘bipolare’ che ha avuto difficoltà a darsi una linea univoca. Nel frattempo il mondo è cambiato e ora richiede risposte ancora più articolate. Penso che di quel PD sia tornata la voglia di farci sentire: la vittoria della Schlein ci ha posti nuovamente al centro del panorama politico e ha reso orgogliose le persone che ne farne parte. Ora dobbiamo continuare ad affrontare, come ha già affermato la Segretaria, tematiche importanti come il salario minimo o il reddito di cittadinanza, che sono battaglie troppo importanti per venire lasciate a un partito (il Movimento 5 Stelle, ndr.) che non è ben chiaro come si collochi.


Mi ha fornito l’assist per una domanda che intendevo porle dopo… Ovvero il fatto che, in ambito locale, la Schlein raccolga consensi anche al di fuori del Partito Democratico – penso ad esempio alla consigliera Briccarello, sua estimatrice da tempi non sospetti – può favorire un avvicinamento con altre forze d’opposizione?

Io sono ben felice che la neo Segretaria venga apprezzata anche al di fuori del partito e, per quanto riguarda Vittoria (Briccarello, ndr.), la conosco e la stimo da quando eravamo entrambi rappresentanti dei rispettivi istituti scolastici, però resto dell’idea che questo non debba influenzare il partito. Se noi, come PD, portiamo avanti delle battaglie che riescono a cogliere dei consensi anche al di fuori è certamente una cosa positiva, ma sarebbe sbagliato farci dettare la linea da chi non fa parte del Partito Democratico.

Sono convinto che se si vuole contribuire a cambiare questo partito lo si debba fare dal di dentro e spero davvero che coloro che alle primarie hanno sostenuto la mozione Bonaccini restino e diano il loro contributo. In quanto alle convergenze con altre forze d’opposizione, ricordo che alle ultime Amministrative ci siamo già presentati uniti, ma purtroppo il risultato non ci ha premiati.


Mi permetta di fare l’avvocato del diavolo: Paolo Crivelli è persona degnissima, però ha rappresentato una scelta in grado di tenere in equilibrio le varie parti e la campagna elettorale ne ha palesato la difficoltà di fare ‘presa mediatica’…

Certamente ci saranno persone che bucano maggiormente i media o con maggior carisma, ma voglio ricordare che le elezioni Amministrative sono uno strumento democratico che consente di scegliere chi guiderà la città per i cinque anni successivi: il carisma, da solo, non basta se non supportato da idee politiche ben chiare.


Tra i temi locali di maggior attualità troviamo la vicenda dei lavoratori della ex Casa di Riposo Città di Asti, da mesi senza stipendio. Guardando alla cronistoria del Maina, credo sia innegabile che anche il Partito Democratico non possa chiamarsene fuori: quella struttura era ‘ammalata’ da anni e anni…

Sicuramente ci sono responsabilità attribuibili anche agli esponenti del Partito Democratico che negli scorsi anni hanno avuto ruoli amministrativi e non lo neghiamo, però in questo momento la priorità è e deve rimanere riuscire a risolvere al più presto il problema dei lavoratori che sono senza stipendio da mesi. Il Partito Democratico non può lavarsi le mani di fronte a questa situazione, infatti stiamo cercando di essere degli interlocutori, al momento di fatto gli unici, in grado di porre il problema al centro dell’agenda politica. Poi, naturalmente, in un confronto aperto tra circoli e consiglieri comunali ci si può confrontare su quali linee adottare, ma il punto fermo deve rimanere risolvere la situazione dei lavoratori.


Tornando per un attimo alle primarie, nell’Astigiano, dove tanto i circoli quanto i partecipanti alle primarie hanno scelto compattamente l’opzione Schlein, il problema della divergenza di vedute tra i primi e i secondi non si pone. Però dati alla mano vediamo che il PD Astigiano ha 150 iscritti, mentre alle primarie hanno votato 1.775 persone… Uno scollamento è quantomeno evidente, non crede?

Lo scollamento c’è sicuramente e ne siamo pienamente consapevoli, infatti la prima cosa che faremo sarà di realizzare un incontro pubblico cui invitare coloro che alle primarie hanno dimostrato interesse nei confronti del Partito Democratico. Ciò detto, però, non credo che la salute di un partito la determini il numero degli iscritti. Non è facile fare politica attiva, ma sono convinto che almeno una parte di chi ha votato alle primarie già si impegni in attività affini a quelle del PD e che magari vorrebbe mandare un segnale forte al partito.

E’ a loro che dobbiamo guardare, fermo restando che il trend discendente è un problema, nazionale, che ben conosco: io mi sono iscritto al PD nel 2014 e i tesserati erano molti di più. Chiaramente spero in un’inversione di tendenza, guardando alle intere generazioni che abbiamo ‘perso’ e grazie a un ‘effetto Schlein’, ma voglio sottolineare la convinzione che non sia sufficiente un o una leader forte per trainare un partito.

Se non si riesce a declinare le politiche nazionali nei circoli e nelle federazioni, il rischio è di ripetere dei fuochi di paglia come avvenne dopo l’elezione a Segretario di Matteo Renzi.


Poco fa ha citato Matteo Renzi, comparso in modo dirompente nella politica italiana in veste di ‘rottamatore’ e oggi visto dai più come ‘pompiere’. Ritiene che possa verificarsi qualcosa di simile anche con la neo Segretaria? Estremizzando: Schelin cambierà il PD o il PD cambierà Schlein?

Io credo profondamente che in qualsiasi struttura democraticamente organizzata vi siano precisi blocchi che possono porre freni alla pur legittima volontà di cambiamento. Però è anche vero che alcuni ‘capobastone’ che avevano appoggiato Renzi e questa volta hanno optato per sostenere la mozione Schlein non mi pare abbiano in alcun modo limitato le scelte e le affermazioni politiche della neo Segretaria.

Quindi, almeno in questa prima fase, che è quella della speranza, l’auspicio è che quelle tematiche vengano portate avanti al netto dei ‘capibastone’. Vedremo quel che accadrà. Lei, comunque, arriva a questo incarico dopo anni di politica, è tutt’altro che una sprovveduta, quindi credo che ci sia una reale possibilità di cambiamento.

Gabriele Massaro


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