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Economia e lavoro | 19 aprile 2023, 17:25

La rabbia delle lavoratrici ex Maina approda su La7: "Dopo 4 mesi siamo ancora davanti a un portone chiuso"

Nella puntata odierna, "L'aria che tira" ha raccontato la vicenda. Gribaudo (PD): "Lavoratrici abbandonate dallo Stato e dalla Regione"

Screenshot tratti dalla trasmissione "L'aria che tira"

Screenshot tratti dalla trasmissione "L'aria che tira"

L’annosa vicenda delle dipendenti dell’ex Casa di Riposo Città di Asti – tematica da noi trattata più volte da quando, sul finire del 2022, la struttura ha definitivamente chiuso i battenti – ha richiamato anche l’attenzione di una trasmissione televisiva nazionale, ovvero “L’aria che tira” quotidianamente in onda su La7.

Nel corso della puntata odierna, la conduttrice Myrta Merlino ha analizzato la situazione con gli ospiti in studio, oltre che con una delegazione di ex dipendenti in collegamento da Asti e con l’Onorevole Chiara Gribaudo, deputata cuneese eletta nel collegio elettorale di cui fa parte anche l’Astigiano e da qualche settimana vicepresidente del Partito Democratico ‘targato’ Elly Schlein.

GRIBAUDO: "LAVORATRICI ABBANDONATE DALLO STATO E DALLA REGIONE"

Proprio dalla Gribaudo – che si è interessata in prima persona della vicenda, incontrando anche i lavoratori (CLICCA QUI per rileggere l’articolo) – sono arrivate le bordate politiche più forti, rivolte all’Amministrazione regionale: “Queste lavoratrici sono dipendenti statali e sono state totalmente abbandonate dallo Stato e dalla Regione, ha attaccato.

Ciò che è accaduto è inaccettabileha aggiunto – e voglio associarmi a una domanda che hanno posto anche loro (le lavoratrici, ndr.): perché nel giro di una settimana viene chiusa una casa di riposo post pandemia e si lasciano per strada delle lavoratrici proponendo loro come alternativa solo posti di lavoro molto lontani? Quel che è successo è vergognoso

“Per quanto mi riguarda ho usato tutti gli strumenti che avevo a disposizione come parlamentare – ha ancora affermato –, proponendo due interrogazioni che non hanno ancora ottenuto alcuna risposta, e ho telefonato personalmente al presidente Cirio dopo aver incontrato le lavoratrici. Solo allora la Regione ha prestato attenzione alla vicenda e si è sbloccato qualcosa (CLICCA QUI per rileggere l’articolo), ma le risposte sono assolutamente insufficienti”.

LE LAVORATRICI: "GLI AUGURI DI BUON NATALE E DUE ORE DOPO HANNO CHIUSO LA CASA DI RIPOSO"

Non sono mancate le testimonianze dirette delle lavoratrici, tra cui Laura Balsamo (RSU Cisl): “Ci hanno mandato gli auguri di buon Natale e due ore dopo l’annuncio della chiusura – ha affermato –, spostando i 150 ospiti in pochi giorni. Anzi, mi si lasci dire deportandoli, e noi dopo 4 mesi siamo ancora qui senza stipendio (la Regione, con il supporto di Finpiemonte, ha anticipato i soli stipendi di aprile, ndr)”.

“Io sono arrivata qui 27 anni fa dalla Sardegna, dove lavoravo per un privato – ha aggiunto una collega –, perché pensavo il concorso pubblico desse la garanzia del posto di lavoro. Ora siamo per strada, ma siamo dipendenti dello stato ed è doveroso ci ridiano un posto pubblico”.

“Certo – ha ancora affermato – ci hanno fatto delle proposte, ma per strutture lontane tipo Orbassano… Noi non vogliamo le elemosina o il lavoro sotto casa, ma che ci vengano fatte proposte serie e tangibili. Non siamo più ragazzine, non possiamo farci 140 chilometri al giorno per poter lavorare”.

“Se a una donna di 67 anni non prende lo stipendio da 3 mesi e le chiedono di fare 70 chilometri ad andare e tornare che cosa abbiamo di fronte? - ha chiesto retoricamente l’On. Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana, ospite in studio – Viviamo in un Paese in cui i sacrifici vengono chiesti esclusivamente a chi lavora quotidianamente con coscienza e umiltà, concedendo in cambio a queste persone pochissimi diritti”.

“L’Asl di Asti ha bisogno di personale – ha chiosato la Balsamo – Ci sono 100 posti di lavoro e l’Asl ne ha disposti 26, mentre a noi propongono lavori a decine di chilometri di distanza e siamo ancora qua, davanti a un portone chiuso (quello dell’ex Casa di riposo, ndr.)"

Gabriele Massaro

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