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Economia e lavoro | 14 giugno 2023, 07:10

Allarme abitazione: in Piemonte 6.000 famiglie attendono una casa popolare

Sono oltre 20mila i nuclei che non possono pagare un affitto. Gli studenti che arrivano da fuori regione sono 40mila, di cui 12.500 stranieri, mentre i posti letto nelle residenze universitarie sono poco più di 2000

Allarme abitazione: in Piemonte 6.000 famiglie attendono una casa popolare

Risuona alto e forte, in Piemonte, l'allarme casa. A rilanciarlo sono Cgil Piemonte e Sunia Piemonte, il sindacato che rappresenta gli inquilini privati e chi è destinatario di una casa popolare. Nel mirino la crescita dell'inflazione, la precarietà del lavoro, gli stipendi troppo bassi, la carenza di alloggi di edilizia residenziale pubblica, il costo degli affitti, la difficoltà di molti migranti ad ottenere la regolarizzazione, rendono la casa un diritto che non tutti possono esercitare.

I numeri, d'altra parte, non lasciano spazio a interpretazioni: in Piemonte 8.000 famiglie hanno beneficiato negli anni del fondo per la morosità incolpevole "che non è stato rifinanziato dal governo, così come il fondo di sostegno agli affitti. Ora molte di queste famiglie rischiano di essere sfrattate: la legge regionale sull'edilizia sociale (che risale al 2010) va profondamente cambiata, non è più rispondente ai bisogni della popolazione piemontese", hanno spiegato tra gli altri Davide Masera, segretario regionale Sunia Piemonte ed Enrica Valfrè, segreteria regionale Cgil Piemonte.

È stato calcolato che in Piemonte sarebbero necessari 30-50.000 alloggi in più. "Occorre rinnovare gli accordi territoriali per il canone concordato. Da anni mancano risorse per l'edilizia residenziale pubblica, non per consumare nuovo suolo, ma per riutilizzare il patrimonio edilizio esistente; manca una legge quadro sull'edilizia pubblica e sociale", sottolineano i sindacati

Una platea di 52mila alloggi, ma molti hanno quasi 60 anni

La fotografia attuale parla di 52.000 alloggi sociali in Piemonte, di cui il 94% sono gestiti da ATC. La maggioranza degli alloggi però risale agli anni '60/’70. "Le domande di assegnazione su tutta la Regione sono dieci volte rispetto a quanti vengono assegnati: solo da questo si capisce quanto c'è bisogno di fare delle politiche strutturate sul tema della casa. Occorre finanziare l'edilizia pubblica e tornare ad utilizzare il patrimonio demaniale. Questo è fondamentale anche se si guarda al tema degli sfratti, che riguarda sia chi è in affitto, sia chi non riesce a pagare il mutuo: è un vero e proprio allarme che riguarda tutto il Piemonte".

E aggiungono: "Importante è il rapporto con gli enti gestori del patrimonio pubblico: spesso attuano pratiche elusive, spesso si sottraggono al confronto, negano o ritardano molto le risposte agli inquilini, che denunciano il grave abbandono degli edifici o la mancata comunicazione dei conguagli spese, con ritardi anche maggiori di un anno, creando ulteriori difficoltà a inquilini già alle corde per gli aumenti dei costi. Comune, Regione e Stato non possono abbandonare a sé stessi questi cittadini".

La nostra agenzia gestisce un vasto patrimonio edilizio, in larga parte vetusto  - commenta il presidente dell’Atc Piemonte Centrale, Emilio Bolla - che ha la necessità di importanti interventi manutentivi. Il recente provvedimento della Regione Piemonte, che ha sbloccato 18 milioni di fondi ex Gescal per la riqualificazione degli alloggi popolari è un primo importante passo in questa direzione. Inoltre come Atc del Piemonte Centrale stiamo sfruttando tutte le opportunità dei fondi pubblici (Pnc del Pnrr, PinQua) e gli incentivi previsti dal Superbonus 110%, per efficientare una parte significativa del nostro patrimonio, con investimenti per oltre 300 milioni di euro”.

I bisogni degli studenti fuori sede

Resiste poi anche il tema legato alle sistemazioni per gli studenti universitari. La testimonianza è recente: le tende piantate di fronte alle università. In Piemonte sono quasi 40.000 gli studenti che provengono da fuori regione, circa 12.500 quelli stranieri. I posti letto nelle residenze universitarie sono meno di 2.000 a Torino (dato 2020), meno di 200 nelle altre provincie. I posti disponibili sono poco più del 4%. "Un colpo al diritto allo studio, in un paese dove il numero dei laureati è drammaticamente basso", aggiungono Cgil e Sunia.

Massimiliano Sciullo

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