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Al Direttore | 25 novembre 2023, 14:37

Domani Asti ospiterà una nuova iniziativa pro Palestina

Un corteo, in programma alle 15 in piazza Libertà, per ribadire il sostegno al popolo

Un'immagine relativa la manifestazione pro Gaza dell'11 novembre scorso

Un'immagine relativa la manifestazione pro Gaza dell'11 novembre scorso

A poco più di due settimane dall'iniziativa precedente (CLICCA QUI per rileggere l'articolo) domani pomeriggio si svolgerà ad Asti una nuova manifestazione pro Palestina.  
Un corteo, organizzato da "Asti per la Palestina", in programma dalle 15 in piazza Libertà (ingresso Mercato Coperto). Quella che segue è la nota stampa con cui gli organizzatori annunciano l'iniziativa.
 
Basterebbe dimenticare. Ad esempio la strage di Sant’Anna di Stazzema, o quella di Marzabotto, nel’44. I nazisti delle SS in Italia, in quelle due occasioni, trucidarono quasi 2500 civili che avevano la colpa di non aver denunciato i partigiani alle autorità occupanti. Basterebbe chiudere gli occhi. 
Per non vedere l’esercito israeliano, dopo un mese di attacchi militari e 12000 morti, che lancia sui territori palestinesi volantini nei quali si dice che chi non se ne va da quelle terre è un terrorista e sarà trattato come merita. 
Basterebbe dimenticare. Non ricordare, ad esempio, che se Israele è nato proprio in Palestina, non è perché lì ci viveva il “popolo di Dio” (infatti, storicamente non c’è prova), ma perché quella era la colonia dei paesi europei, che l’hanno usata come il retro del giardino di casa, dove ammassare gli scarti. 
Basterebbe chiudere gli occhi. Per non vedere che il popolo palestinese vive una diaspora che dura da più di 50 anni, con bambini che nascono nei campi profughi in Giordania, Libano, Siria, Egitto, e continuano ad essere ammassati in centri che sono diventati veri e propri agglomerati di baracche senza acqua né luce con centinaia di migliaia di persone private della loro terra e del loro popolo.
 Basterebbe dimenticare. E non pensare che, anche in tempo di pace, per entrare ed uscire da Cisgiordania e Striscia di Gaza, ogni giorno i palestinesi devono passare attraverso ad un checkpoint dell’esercito israeliano, unica uscita dal recinto costruito intorno ai pochi territori ancora in mano ai palestinesi. 
Basterebbe chiudere gli occhi. Non pensare, ad esempio, che se i servizi ospedalieri, l’elettricità nelle case e numerosi altri servizi dipendono dai camion di petrolio e dalle autobotti che portano l’acqua potabile, è perché lo Stato di Israele non permette ai palestinesi di avere accessi alle fonti e di creare le proprie infrastrutture per la produzione di energia. 
Basterebbe dimenticare. Relegare nell’oblio i morti di Sabra e Shatila, quelli dell’operazione Piombo Fuso, l’operazione Margine di Protezione e le altre decine di missioni militari israeliane contro i territori palestinesi. Operazioni con due soli obiettivi: eliminare i cittadini palestinesi e prendere quanta più terra fertile possibile. 
Basterebbe chiudere gli occhi. O aprirne soltanto mezzo, quel tanto che basta per leggere la parola Hamas e scandalizzarsi, avendo la massima cura di non vedere tutto il complesso degli eventi storici che generano e genereranno ancora odio, massacri e morte. 
Basterebbe dimenticare. Che l’occidente è il maggior responsabile dei conflitti del medio oriente e dei morti che ne conseguono. Dimenticare che abbiamo giocato con le vite, le storie e i popoli di altre zone della terra, abbiamo derubato le loro ricchezze e la prospettiva di futuro. 
Basterebbe dimenticare che abbiamo lasciato lutto e morte. Basterebbe chiudere gli occhi. Di fronte al fatto che siamo i maggiori esportatori di armi, i maggiori finanziatori dell’economia di un paese fondato su religione e guerra, non su pace e democrazia. 
Basta, dimenticare! Basta, chiudere gli occhi! Giù le mani dal popolo palestinese! Basta investimenti e denaro a Israele! Ritiro delle truppe di occupazione da Gaza e dalle colonie, ora! Basta produzione e vendita di armi ad Israele! Per il diritto alla vita e alla libertà dei popoli di tutto il mondo!
Asti per la Palestina

Al direttore

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