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Attualità | 14 giugno 2024, 20:00

"Non un mio crimine, ma una mia condanna": i figli dei detenuti riabbracciano i propri genitori grazie alla partita "con mamma e papà" [GALLERIA FOTOGRAFICA]

Sul campo da calcio del carcere di Asti l'iniziativa voluta dall'Associazione Bambinisenzasbarre: presto un torneo tra le sezioni del carcere e altre iniziative

"I diritti dei piccoli incominciano dai diritti dei grandi": questo c'era scritto sulle magliette che, questa mattina, orgogliosamente, genitore e figlio indossavano nella partita di calcio organizzata all'interno della casa circondariale di Asti. Perché un detenuto è anche, e prima di tutto, padre e perché anche un detenuto, qualsiasi sia il crimine per cui è stato condannato, ha diritto di trascorrere qualche ora giocando a pallone con il proprio figlio.  

In tempi di facili populismi spesso si dimentica  il dramma nel dramma: il fatto che un figlio di un detenuto si trovi a crescere - spesso per anni o addirittura per sempre - senza un padre. Una condanna terribile per un figlio su cui ricade la colpa del padre.

Erano cinque, tre originari della Campania e due della Calabria, i detenuti che hanno ricevuto la visita dei parenti e hanno potuto trascorrere così qualche ora sul campo da gioco del carcere di Quarto: tanti i sorrisi, per quella che non è stata una vera e propria partita ma una "sgambata" insieme

Alcune defezioni, infatti, hanno impedito che si potessero costituire le due squadre: i trasferimenti dei parenti, molti provenienti dal sud, non sono così immediati e facili. 

Il tempo del carcere è per forza di cose un tempo sospeso: quella di stamattina non è stata una partitella, ma molto di più. L' occasione  per rompere la routine giornaliera, fatta di gesti quotidiani sempre uguali e ritrovarsi insieme, per vivere un momento normale in un luogo dove nulla lo è.

Ad organizzare l'incontro la Onlus Bambinisenzasbarre, associazione che persegue il mantenimento del legame tra bambino e genitore detenuto, diritto sancito dalla Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza

Per raggiungere questo obiettivo, Bambinisenzasbarre ha creato, negli anni diverse inizitive , tra cui la  partita con mamma e papà che si tiene in diversi istituti penitenziari italiani.

"E' un'azione - si legge sul sito dell'Associazione - che incide anche sul carcere, che si ritrova a mobilitarsi in ogni suo settore, anno dopo anno, e ad introiettare il fatto che i bambini possono essere, con la sola loro periodica presenza ai colloqui, dei veri fattori di cambiamento dell'istituzione".

Un bando per portare lo sport in carcere

Alla partita era presente l'Associazione Effatà, con il suo segretario Beppe Passarino, che tenta di contrastare il luogo comune secondo cui ci si ritiene “buoni” solo perché si è fuori dal carcere senza curarsi dei “cattivi” che hanno commesso errori, escludendo la possibilità di un loro recupero.

"Sono tante le iniziative che stiamo mettendo in campo - spiega Passarino - recentemente abbiamo partecipato al bando "Sport per Tutti",  con un progetto che si chiama "Le Olimpiadi al di là del muro" che vede come capofila Asintrekking di Asti e molte altre realtà nel volontariato: tra gli obiettivi, la formazione di un tecnico sportivo che possa aiutare i detenuti ad usufruire della palestra interna, dove abbiamo inserito alcuni macchinari per l'attività fisica. Inoltre vogliamo istruire uno o due detenuti per sezione all'uso del DAE. Sarà un percorso di 18 mesi". 

Un corso per gestire la genitorialità a distanza

Sono  anche altre le iniziative che vogliono mettere in pratica il dettato costituzionale che prevede la finalità rieducativa della pena: "Nel mese di luglio organizzeremo un torneo tra alcune formazioni delle varie sezioni del carcere - spiega il vice comandante Luciano Scirà - e vogliamo iniziare anche un corso di abilitazione per allenatori grazie alla collaborazione con l'Associazione Nazionale Allenatori Calcio".

"Abbiamo appena terminato un corso per gestire la genitorialità a distanza, grazie alle lezioni tenute da una psicologa con l'associazione Effatà - conclude il capoarea trattamentale Monica Olivero - con la Caritas Diocesana stiamo mettendo in pista un progetto che cercherà di migliorare la salute psicofisica dei detenuti".  

L' iniziativa intende assicurare a tutti l'opportunità di apprendere e di elevare il proprio livello culturale, creare condizioni concrete di accesso al lavoro per un numero maggiore di persone. Infine, vuole testimoniare, all'interno della società, che la forza delle Istituzioni risiede nell' accompagnare il recupero delle persone carcerate ed il loro reinserimento nella stessa. 

Alessandro Franco

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