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Attualità | 10 ottobre 2025, 17:40

L'Ordine degli Architetti di Asti compie 50 anni e si interroga sul futuro della città

Dal piano regolatore alla rigenerazione urbana, 12 mesi di convegni e mostre per celebrare l'anniversario e stimolare il dibattito pubblico. Aperti, ma critici, su TSO e grattacielo "a grappolo"

Alcune immagini relative la conferenza stampa (ph. Merfephoto - Efrem Zanchettin)

Alcune immagini relative la conferenza stampa (ph. Merfephoto - Efrem Zanchettin)

Un intero anno di iniziative per celebrare il 50° anniversario di fondazione e, soprattutto, per accendere un faro sui problemi e le potenzialità della città di Asti. L'Ordine degli Architetti ha presentato nel pomeriggio di oggi, venerdì 10 ottobre, all'Archivio di Stato, il ricco calendario di appuntamenti che fino a settembre 2026 segnerà il traguardo del mezzo secolo, raggiunto ufficialmente il 27 settembre scorso.

"Nel 1975 un gruppo di volenterosi professionisti ottenne dal ministero di Grazia e Giustizia la possibilità di fondare un Ordine ad Asti, senza doversi più iscrivere a Torino. Oggi festeggiamo quel traguardo", ha ricordato il presidente Maurizio Pugliese, introducendo il programma. Dopo un concorso per la creazione del logo ufficiale dell'anniversario e un emozionante incontro con i fondatori ancora viventi, le celebrazioni sono entrate nel vivo proprio oggi con un convegno dedicato al Piano Regolatore, punto di partenza per una riflessione più ampia sul futuro urbanistico della città. L'appuntamento è stato preceduto da una visita guidata alla mostra sulla cartografia storica del centro storico, organizzata in collaborazione con l'Archivio di Stato.

Il programma proseguirà a novembre con un numero speciale della rivista EDICOM dedicato ai progetti dei giovani architetti astigiani under 40. Tra dicembre e gennaio, un importante convegno sulla rigenerazione urbana affronterà il tema dei grandi contenitori vuoti e delle fabbriche abbandonate, anche alla luce di una nuova legge nazionale in discussione al Senato che dovrebbe portare ingenti finanziamenti. "Vogliamo capire se Asti è pronta a cogliere questa opportunità, con quali metodi e progetti", ha sottolineato Pugliese. A febbraio 2026 sarà la volta di un premio di architettura provinciale per valorizzare le buone pratiche e gli interventi di qualità realizzati sul territorio.

Tra aprile e maggio, il focus tornerà sui contenitori abbandonati con la mostra fotografica "L'altra ASTI" e una tavola rotonda per cercare di attivare sinergie tra pubblico e privato. A giugno l'attenzione si sposterà sui territori di Langhe-Roero e Monferrato, a 12 anni dal riconoscimento UNESCO, per fare un bilancio su quanto è stato fatto e sulle prospettive future. Uno degli eventi più ambiziosi sarà un concorso pubblico di idee per la riqualificazione di un luogo pubblico della città, con l'obiettivo di bandirlo a livello nazionale. "Crediamo molto in questo strumento - ha spiegato Pugliese - e l'Ordine investirà risorse proprie, sperando nel sostegno di altri enti per creare un montepremi adeguato". Le celebrazioni si concluderanno a settembre 2026 con l'esposizione dei progetti del concorso e una cena di solidarietà per raccogliere fondi destinati a un reparto dell'ospedale di Asti.

Il dibattito sulla città: piano regolatore, tangenziale sud ovest e grattacielo a "grappolo"

A margine della presentazione degli appuntamenti, gli architetti non si sono sottratti alle domande sui temi di stretta attualità che animano il dibattito cittadino.

Il primo focus è stato sul Piano Regolatore, che il Comune ha iniziato a revisionare. "Quello vigente ha 30 anni, non riesce più a rispondere alle esigenze attuali", ha affermato Pugliese, ribadendo la richiesta di istituire un tavolo di confronto con l'Amministrazione. Sull'argomento è intervenuto anche l'architetto Domenico Catrambone: "Il problema di questi strumenti è che non reggono il tempo. Per approvarli servono anni e nel frattempo le condizioni cambiano. Oggi le città non crescono più, bisogna partire dalla conoscenza del territorio per valorizzare l'esistente, non prevedere il futuro ma renderlo possibile".

Inevitabile un commento sul chiacchierato progetto del grattacielo "a grappolo" nell'area del vecchio ospedale. Pur riconoscendo che si tratta di una provocatoria idea di alcuni studenti universitari che ha generato "reazioni forse esagerate", per gli architetti l'approccio ai problemi deve essere diverso: "Bisogna avere le idee molto chiare su a cosa deve servire un'opera architettonica. È fondamentale capire prima dove vuole andare la città e poi sviluppare progetti mirati sulle specifiche esigenze", hanno sottolineato, criticando l'idea di proposte estemporanee per risolvere problemi complessi.

Infine, una riflessione sulla tangenziale sud-ovest. Secondo gli architetti, il progetto attuale "serve poco ad Asti", essendo pensato più come un'infrastruttura di attraversamento che per le reali esigenze del traffico locale. Sebbene quello che viene visto come un sacrificio per la collettività possa essere accettabile, i responsabili dell'ordine si interrogano sulla reale utilità dell'opera per la città.

Su tutti questi temi, comunque, la posizione dell'Ordine resta chiara e coerente: "Siamo a disposizione per sederci a un tavolo e discutere. Il confronto è fondamentale per arrivare a soluzioni condivise e praticabili".

Gabriele Massaro

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