La giudice Cristina Carola Giordano ha pronunciato la sentenza che Linda ed Emanuela Pines, unite civilmente, attendevano come l'uscita da un tunnel buio: condanna a 1 anno di reclusione per Alessandro Mistretta e a 9 mesi per Leonardo Messina. Si chiude così, almeno in primo grado, un capitolo doloroso che ha visto le due donne, difese dall'avvocato Maurizio La Matina, sostenere con forza la natura discriminatoria dell'aggressione subita.
La decisione dei giudici
La sentenza ha sostanzialmente recepito la ricostruzione dell'accusa, rappresentata dal pm Fabio Bellora, pur limando leggermente le richieste iniziali che puntavano a pene detentive superiori all'anno per entrambi gli imputati. Nel corso del lungo iter processuale, segnato da una ventina di udienze e infiniti rinvii, è venuta a mancare la posizione del terzo imputato, Giuseppe Termini, deceduto prima del verdetto.
Oltre alla pena detentiva, il tribunale ha stabilito un risarcimento economico: i condannati dovranno versare una provvisionale di 2 mila euro alle parti civili. Una cifra simbolica rispetto al calvario emotivo, ma che sancisce il riconoscimento del danno patito.
Scrive sui social Emanuela: "Alla fine, dopo quasi otto anni, si chiude la parte penale del processo per il pestaggio vile ed omofobo di Baldichieri del 25 febbraio 2018. Dei tre imputati uno, e mi dispiace, è deceduto nel gennaio 25. Uno ha avuto un anno , l'altro nove mesi con la condizionale. Un giusto indennizzo monetario ed a loro carico le spese processuali. In seguito il nostro straordinario avv. Maurizio Lamatina affronterà la battaglia per il risarcimento dei danni. Grazie alla nostra incrollabile sete di giustizia abbiamo stravinto. Grazie a chi ci ha sostenute".
Cadono le accuse alle vittime
C'è un secondo verdetto dentro questa storia, forse ancora più liberatorio per le protagoniste. Linda ed Emanuela si sono liberate anche del fardello di essere, paradossalmente, imputate. Pendeva su di loro una querela per diffamazione, nata per aver osato mostrare pubblicamente i lividi e le ferite di quella giornata.

I querelanti non si sono mai presentati in aula per sostenere le accuse, portando la giudice a dichiarare il non luogo a procedere per remissione tacita. Una "vittoria nella guerra", come l'ha definita Linda Pines a margine dell'udienza, che restituisce dignità a chi, per anni, ha sentito il peso di un processo che sembrava non voler mai arrivare a conclusione.
Le difese degli imputati hanno sempre respinto l'etichetta di omofobia, inquadrando i fatti nei confini, seppur violenti, di una lite tra vicini. Tuttavia, il tempo ha giocato il suo ruolo inesorabile: la prescrizione è ormai alle porte, rendendo improbabile un secondo atto in Corte d'Appello. Quella di Asti rimarrà, con ogni probabilità, l'ultima e definitiva parola su questa triste pagina di cronaca locale.














