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Attualità | 14 gennaio 2026, 16:36

Tre interpellanze per fare luce sulla morte di Christian Guercio: anche una interrogazione parlamentare al ministro Nordio

Sulla vicenda interviene la senatrice Ilaria Cucchi: "Al fianco della famiglia chiediamo verità e giustizia"

Ilaria Cucchi  (CC BY-SA 2.0)

Ilaria Cucchi (CC BY-SA 2.0)

La sera del 29 dicembre scorso, nel carcere di Quarto d'Asti, Christian Guercio si è tolto la vita. Aveva 38 anni, faceva l'elettricista, era appassionato di musica e conosciuto in città. La sua morte, l'ottantesima in un istituto penitenziario italiano nell'anno 2025, ha segnato un tragico primato anche per il carcere astigiano, che da almeno un decennio non conosceva simili drammi.

La vicenda, come era prevedibile, ha portato ad una forte presa di posizione da parte di associazioni, movimenti ed esponenti politici. 

Tra le tante voci che si sono levate per chiedere di fare piena luce e giustizia su questa drammatica vicenda, anche quella della senatrice di Avs Ilaria Cucchi, che con il capogruppo alla Camera, Marco Grimaldi, ha presentato una interrogazione al ministro della Giustizia Carlo Nordio.   Tante le domande ancora in cerca di una risposta "ci hanno indotto a depositare un’interrogazione su una vicenda che appare terribile e molto opaca. Al fianco della famiglia di Christian chiediamo verità e giustizia" dichiarano i parlamentari.

Le interrogazioni e le domande senza risposta

Altre due interrogazioni sono state presentate all'assessore regionale alla Sanità e al sindaco di Asti per chiedere piena verità sulla vicenda.  I quesiti posti alle varie istituzioni sono molteplici e urgenti e cercano di fare luce sulle ore drammatiche dell'arresto e della permanenza in carcere di Christian. 

"La vicenda evidenzia tutte le carenze di funzionamento del sistema - ha dichiarato l'avvocato Lamattina - Non può un intervento sanitario trasformarsi in intervento giudiziario senza avere attenzione al passato sanitario ed alla acquisizione di documenti, peraltro noti ai sanitari". La consigliera regionale Alice Ravinale ha sottolineato come abbia "presentato anche in Regione Piemonte un’interrogazione all’assessore alla sanità", chiedendo all'Asl di fare chiarezza sul rispetto delle cautele nel trattamento di un paziente con fragilità note. "Le risposte chiare le dobbiamo innanzitutto a Christian Guercio e ai suoi familiari, ma la questione è di sistema", ha aggiunto, ricordando che negli accessi alle carceri si incontrano costantemente persone con gravi problemi di tossicodipendenza e salute mentale, di cui dovrebbe farsi carico il sistema sanitario, non il carcere.​

"Il caso di Christian è la carnificazione di come, anche a livello locale, vi siano state delle responsabilità da accertare. Purtroppo questo non riporterà Christian in vita ma dobbiamo far in modo che soggetti fragili non vengano abbandonati senza giuste cure sanitarie, e il carcere di Quarto non può essere usato come ‘deposito’. Siamo inoltre di fronte a un importante riflessione da fare: perché non c’è alternativa alle celle per gli arresti temporanei se non quelle in un carcere di media alta sicurezza? " queste sono alcune delle domande che si pongono i consiglieri comunali Briccarello, Bosia, Malandrone, Miravalle, firmatari della interpellanza rivolta al sindaco.  

L'associazione Antigone : "Il carcere non può essere un luogo di cura"

L'associazione Antigone, che in passato si era già occupata del carcere di Asti in un processo per violenze su detenuti che aveva raggiunto la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo, è tornata a schierarsi accanto alla famiglia di Christian per chiedere giustizia. "Ancora una volta, il carcere è stato ritenuto impropriamente un luogo di cura, una 'discarica sociale' dove scaricare persone in precarie condizioni di salute - ha affermato Michele Miravalle, coordinatore nazionale dell'Osservatorio sulle condizioni detentive - Questo mette a rischio non solo la vita delle persone più fragili ma anche gli operatori che si trovano ad affrontare situazioni complicate senza strumenti adeguati".​

Il suicidio di Christian ha tristemente chiuso un anno tragico, il 2025, che ha visto 80 detenuti togliersi la vita nelle carceri italiane, avvicinandosi al terribile primato del 2024, quando i suicidi furono 91. La Camera Penale di Asti ha preso "drammaticamente atto di un nome, Christian Guercio, che diventa un numero, l'80°, nella desolante lista".​

La famiglia di Christian chiede verità e giustizia, non solo per il proprio figlio ma per tutti coloro che, troppi, sono stati abbandonati dal sistema sanitario e hanno trovato nel carcere non un percorso di ripartenza ma un vicolo cieco. "Christian era una persona fragile - hanno dichiarato i genitori - dietro la tossicodipendenza c'erano problemi relativi al suo stato mentale che non sono stati presi in considerazione, trattandolo come un delinquente e non come un malato".

 In allegato, le interpellanze depositate presso le varie Istituzioni. 

Redazione

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