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Attualità | 13 gennaio 2026, 19:30

"Tassare l'Ai per salvare i lavoratori": la proposta del professor Bacchiocchi di fronte alla crisi Konecta

Un contributo fiscale sull'automazione (robot, ai, algoritmi) come risposta alla perdita di posti di lavoro nell'era dell'intelligenza artificiale

"Tassare l'Ai per salvare i lavoratori": la proposta del professor Bacchiocchi di fronte alla crisi Konecta

La crisi occupazionale che sta investendo l'astigiano, con la multinazionale spagnola Konecta che rischia di tagliare centinaia di posti nei call center, ha radici profonde nell'avanzata dell'intelligenza artificiale. Dopo gli articoli pubblicati da La Voce di Asti sulla vicenda – con quasi 500 posti di lavoro a rischio tra Konecta, Mediacom e Tecnocall – il professor Stefano Bacchiocchi, dottore commercialista e docente presso l'Università degli Studi di Brescia, ha contattato la nostra redazione per presentare una proposta concreta: tassare l'automazione che sostituisce il lavoro umano. Il cosiddetto "Contributo Automazione", presentato in Senato, punta a fare cassa dalle tecnologie che rimpiazzano le persone, per finanziare proprio chi perde il lavoro a causa dei robot e dell'intelligenza artificiale.

Professor Bacchiocchi, come è nata l'idea di tassare l'automazione?

Essendo professore universitario e dottore commercialista, mi occupo di paghe e contributi da tempo. Questa proposta ce l'avevo nel cassetto da anni. Mi sono reso conto che la pensione si allontana sempre di più e gli importi saranno bassi – io non ho ancora 40 anni, quindi è un problema che sento su di me. Qualche anno fa mi sono chiesto come fare, da tecnico, a tirare fuori risorse dalle pieghe della legislazione. Ho scoperto che non c'era possibilità: il lavoro viene tassato secondo le classiche aliquote, l'INPS viene pagato. Non c'è modo per un privato o un'azienda di sfuggire a questo meccanismo.

E quindi?

Oggi mi sto accorgendo che in realtà una capacità contributiva nel mercato c'è, ma non è tassata: è l'automazione. Un umano che lavora deve pagare tasse e contributi. Un robot, un'intelligenza artificiale che fa lo stesso mestiere, invece no. È completamente detassato. Se poi ci aggiungiamo che l'umano non viene incentivato, anzi, mentre l'automazione viene incentivata tramite Industria 4.0, Industria 5.0, patent box e bandi camerali, ecco che la competizione non è in pari. L'umano viene tartassato, l'automazione viene agevolata.

Quali settori sono più a rischio?

Sta diventando un problema perché settori che prima si presumevano intoccabili – il giornalismo, gli avvocati, ma anche gli artisti – vengono colpiti. Si dice sempre 'l'artista non verrà mai toccato dall'intelligenza artificiale', e invece ci stiamo accorgendo che video, attori, animazione... Non c'è settore che non sia stato profondamente modificato.

Come funziona tecnicamente questa tassazione?

È una tassazione che si applica in due fasi collegate. La prima è quella di tassazione pura. Non si tassa un robot specifico o una specifica tecnologia – ho evitato proprio di dare una definizione di robot, altrimenti cambierebbe di mese in mese. Si tassa il reddito che queste tecnologie producono, tramite aliquote progressive in base alla dimensione aziendale e al volume. Si escludono a priori tutti i piccoli: la piccola impresa, il piccolo negozio non rientrano nella proposta. Chi è più grande invece viene colpito, tanto più sostituisce il lavoro umano.

Quindi non tutte le tecnologie vengono tassate?

Esatto. Non vengono tassate le tecnologie che si affiancano al lavoratore: il PC per lavorare, la macchina, l'esoscheletro. Si può tranquillamente investire come prima. Si viene invece colpiti in maniera progressiva per quelle tecnologie che sostituiscono il lavoro umano. Se io avevo due lavoratori e ne tolgo uno perché l'ho sostituito, scatta la tassazione.

E la seconda fase?

Le risorse così ottenute non vanno nella fiscalità generale dello Stato, non vanno nel calderone, ma alimentano un fondo dedicato per chi ha perso il lavoro per colpa dell'intelligenza artificiale o dell'automazione. Vanno ai lavoratori tramite sussidi al reddito, riqualificazione, contributi alla pensione. Se io sono un lavoratore di 50 anni, mi mancano ancora 15 anni alla pensione e vengo licenziato per colpa dell'intelligenza artificiale, dove vado? Come mi riqualifico? La possibilità è piuttosto bassa. Ecco, ci sarà questo fondo alimentato dalle stesse aziende che mi hanno licenziato.

Ma come si fa a individuare tutti gli automatismi? Faccio un esempio concreto: io uso l'intelligenza artificiale per sbobinare la sua intervista, risparmio tempo e aumento la produttività. Come si va a misurare questo?

Qui siamo nell'esempio più problematico, perché si tratta di un'attività intellettuale e di uno strumento a supporto, non c'è un'immediata sostituzione. Come si fa? La proposta prevede che lo Stato fornisca dei benchmark di settore. Nell'esempio che lei ha fatto, si va a vedere tutti i gruppi editoriali e si fa una media e si stabilisce quanto costo del personale serve nella media del settore. Dopodiché si verifica se quel gruppo editoriale ha meno lavoratori o spende meno rispetto alla media. Tolta una percentuale di tolleranza, se quella media è troppo bassa scatta la tassazione.

Quindi una comparazione statistica?

Sì - sempre per stare nell'esempio che mi ha fatto - un giornale comparabile ha 10 dipendenti e il mio ne ha solo due, come fa a fare gli stessi ricavi? Dov'è il problema? Probabilmente c'è automazione. Se gli studi di settore confermano questa cosa, scatta la tassa, che è pure disapplicabile tramite interpello: un'azienda può dire 'non è colpa dell'automazione' e spiegarlo. Tutti i dati sono già dichiarati, non si chiede nessun dato in più. Dalla dichiarazione, dai bilanci, dagli studi di settore salta fuori se il modo di lavorare implica una tassazione.

Ma non c'è il rischio di disincentivare gli investimenti in automazione?

Questa è una critica non ragionata. Non partiamo da zero: l'automazione è già agevolata. Se faccio fare un lavoro a un lavoratore, questo ha già tasse e contributi da pagare. Se lo faccio con l'automazione, non li ha. Quindi partiamo da una situazione di vantaggio per l'automazione. Si tratta di riequilibrare il sistema, non è una tassa in più. Seconda questione: non esistono trasformazioni o rivoluzioni industriali che si fermano per colpa di una tassa ben calcolata. Noi paghiamo il bollo sulle automobili, ma non rinunciamo alla macchina per questo. Così un'industria non rinuncia ai macchinari perché c'è una tassa: il macchinario è troppo più efficiente rispetto a una persona.

Quanto potrebbe rendere questa tassazione?

È difficile dirlo perché dipende dalle aliquote che sceglierà la politica. Io ho fatto una stima su un ipotetico grado di sostituzione quasi totale. In questo caso saremmo intorno agli 8-9 miliardi all'anno. Non risolve i problemi dell'INPS, che sono intorno ai 15 miliardi, ma è comunque quasi la metà di una finanziaria standard che si aggira attorno ai 20 miliardi. 

Qual è il rischio maggiore dell'intelligenza artificiale secondo lei?

L'altra obiezione che mi fanno è: 'Ma nelle rivoluzioni industriali si creano più posti di lavoro di quelli che si distruggono'. Intanto non è vero, non è una verità scientifica. È successo in alcune rivoluzioni, non in tutte. E poi, anche se fosse vero, non è indolore. Vaglielo a dire ai figli del maniscalco quando sono arrivate le automobili. Se il maniscalco ha 50 anni, cosa fa? Va a fare l'operaio in fabbrica? E un giornalista che viene sostituito dall'intelligenza artificiale, diventa programmatore? Intanto ha perso il lavoro. 

Al di là dell'aspetto occupazionale, credo esista un rischio di tenuta democratica. Pensare di sostituire la libertà stampa, uno dei pilastri delle libertà costituzionali,  con algoritmi è folle. Chi comanda gli algoritmi comanda tutto. 

Io lo vedo già nella musica, nei teatri. Sì, il violinista della Scala continuerà a lavorare, ma tutti gli altri che violinisti della Scala non sono? Stiamo parlando della cosa più umana e artistica che si possa immaginare. Tutti gli altri settori sono molto più sostituibili."

Questa rivoluzione è maggiore della rivoluzione industriale perché ha risvolti non solo economici e produttivi, ma anche etici. Lei ha parlato di rivoluzione industriale, ma la rivoluzione industriale ha portato il marxismo, ha portato cambiamenti sociali e politici storici. Cosa porterà questo? Quale messaggio vuole lanciare con questa proposta?

Stiamo investendo tutto sull'intelligenza artificiale in maniera incontrollata.  Io una soluzione tecnico-economica l'ho trovata: vedo una capacità contributiva, dei soldi che attualmente non stiamo prendendo. Si stanno guadagnando in pochi, si stanno perdendo in tanti. Sarà sempre di più, sarà sempre più veloce. Un paese indebitato come l'Italia non ha i soldi per sostenere un welfare senza lavoratori che pagano. Le mie tasse vanno a sostenere incentivi per aziende che stanno sostituendo lavoratori tramite Industria 4.0. A me sta bene aumentare la produttività, ma quelli che stanno a casa chi li paga? Io, tramite la cassa integrazione. Ho messo una proposta sul tavolo nel modo migliore che mi è stato possibile.

Files:
 Contributo automazione - la proposta in breve (17.7 kB)
 Possibili critiche e risposte (18.0 kB)

Alessandro Franco

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