Un rapporto sentimentale concluso da tempo è oggi al centro di un processo a carico di una donna di 51 anni, accusata di violazioni delle misure cautelari, stalking, violenza sessuale e lesioni personali nei confronti del suo ex compagno, un operaio di origini nigeriane di 34 anni.
La persecuzione: da agosto 2023 a maggio 2024
Una situazione durata per oltre nove mesi. Lo stalking, infatti, sarebbe iniziato dopo la rottura e, come riferito dall’avvocato della parte offesa, Davide Arri, si sarebbe protratto “da agosto del 2023 fino a maggio del 2024”, dunque “di lungo corso”. Non solo. La donna è imputata anche per la violazione di misure cautelari già applicate in un precedente procedimento “che si è concluso con condanna della donna, sempre nei confronti del mio assistito”.
Proprio in quel primo processo, la donna, oggi difesa dall’avvocato Chiara Pescarmona, era stata condannata a otto mesi di reclusione per molestie continuate e lesioni, motivo per cui erano state applicate le misure cautelari, violate successivamente.
Il primo capo d’imputazione del nuovo procedimento, infatti, riguarda proprio una di queste violazioni, avvenuta il 10 dicembre 2023, giorno del primo arresto. “Essendo sottoposta alla misura cautelare del divieto di avvicinamento alla persona offesa, violava tale provvedimento - spiega l’avvocato rifacendosi al capo d’imputazione - In particolare raggiungeva la persona offesa su pubblica via e la seguiva, lo infortunava fino all’arrivo dei carabinieri”.
Secondo quanto emerso dalle testimonianze, l’imputata avrebbe proseguito nei propri comportamenti, con avvicinamenti, appostamenti sotto casa, sul luogo di lavoro e nei luoghi in cui frequentava le compagne successive.
Il 12 maggio 2024, invece, l’imputata avrebbe affiancato l’auto della vittima e “spruzzato un liquido contenuto in un flacone”, provocando un'irritazione. “Il patimento di non sapere cosa uno avesse addosso in quei minuti”, sottolinea il legale, è stato uno degli aspetti evidenziati. L’uomo si sarebbe rifugiato in caserma e poi al pronto soccorso.
Il 22 maggio 2024, infine, l’episodio culminante: la donna avrebbe atteso l’ex compagno all’uscita dal lavoro, per poi seguirlo con l’auto, finché non sono arrivate le forze dell’ordine. Anche qui, si sarebbe trattato di una violazione del divieto di avvicinamento che ha portato al secondo arresto.
La violenza e il rito voodoo
Oltre alle accuse riportate sopra, la donna è imputata per violenza sessuale, “consistita nell’avvicinarsi repentinamente e nel dargli dei baci sulla guancia e in bocca”, costringendo la persona offesa a “subire atti di natura sessuale”, riferisce l’avvocato. Contestate anche lesioni personali: “morso al polso destro”, aggravate dal contesto di stalking e dalla pregressa relazione sentimentale.
“In totale - riassume il legale - ci sono tre violazioni delle misure cautelari, lo stalking, la violenza sessuale e le lesioni. Sei capi d’imputazione”.
Durante l’ultima udienza, inoltre, sono emersi ulteriori elementi: “Il mio assistito ha riferito, durante il dibattimento, che aveva scoperto da due fonti distinte che questa donna aveva pagato per fargli fare del male e poi c'è stata la perquisizione fatta da parte della polizia”.
Una perquisizione che avrebbe portato al rinvenimento di oggetti e scritti riconducibili quasi a un rito voodoo: “la fototessera, gli spilli, la stoffa con il suo nome, le frasi riportate su questi fogli, dove diceva ‘io voglio che lui torni con me, che si attacchi come una zecca alla sua bestia’”.
Sul piano personale e ricostruendo quanto accaduto, la difesa descrive una situazione “devastante”. L’uomo “è seguito dal medico curante, assume farmaci per contenere la paura”, ed è in cura psicologica. “Lo stalking è un reato che tutti i giorni ti toglie dei pezzi - afferma l’avvocato - Vivi sapendo che c’è una persona che ti vuole male e ha architettato attività per farti del male”.














