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Cronaca | 23 gennaio 2026, 19:49

Vent’anni sotto controllo, terrore e violenze

In aula le testimonianze del fratello e della madre della ragazza abusata dal patrigno

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Oggi, la Corte d’Assise del Tribunale di Asti si è riunita per una nuova udienza a carico di Giacinto Sostero, accusato di violenza sessuale e riduzione in schiavitù, oltre a maltrattamenti e produzione di materiale pornografico: a deporre sono stati il fratello della vittima e la madre, già costituitasi parte civile contro l’imputato.

Il primo a essere ascoltato dalla Corte, presieduta da Alberto Giannone, è stato il fratello che ha dipinto un quadro familiare di isolamento e abusi psicologici che, per molto tempo, ha tenuto sotto scacco la famiglia. Una versione dei fatti confermata anche dalla mamma, che ha rivelato un clima di paura e totale sottomissione.

“È riuscito a distruggere completamente il nostro Io”: la testimonianza del fratello della vittima

Una storia iniziata dagli anni dell’infanzia e terminata solo poco tempo fa: questo è stato delineato dal fratello della vittima, interrogato dal Pubblico Ministero Manuela Pedrotta della Dda di Torino. 

Il quadro familiare prima e dopo

Il figlio della donna e fratello di tre sorelle ha ricostruito un’infanzia segnata dall’alternanza tra l’affidamento e il rientro nella casa materna intorno ai 13 anni, dopo la conclusione della scuola media nel 2010. Al suo ritorno, una delle sorelle aveva già abbandonato l’abitazione, mentre l’altra ci viveva ancora. Poco dopo sarebbe anche arrivata l’ultima, la più piccola, su pressione dell’imputato e della madre, anche attraverso minacce di interventi legali nei confronti degli affidatari: “E’ arrivato a farceli odiare”, afferma il testimone.

In precedenza, i rapporti con la famiglia naturale erano molto sporadici o circoscritti a occasioni particolari, ad esempio i compleanni. Dalla testimonianza, però, sono emersi comportamenti inappropriati da parte dell’imputato già da queste occasioni: si parla di regali come abiti “discinti”, commenti sessualizzati e toccamenti frequenti: “All’inizio c’erano violenze verbali - racconta - le violenze fisiche non le ho mai viste perché lui si nascondeva dietro alla porta con mia madre e mia sorella”. L’uomo, infatti, era solito andare nella camera della ragazza, all’epoca poco più che una bambina, per passare del tempo con lei.

Intanto, i rapporti della famiglia con l’esterno erano quasi azzerati e nessuno da fuori era mai entrato nella loro abitazione. Inizialmente il ragazzo usciva con alcuni compagni di scuola, ma poco dopo anche questi sporadici contatti con il mondo cessarono, soprattutto dopo che Sostero aveva scoperto la frequentazione della ragazzina con un ragazzo.

Controllo, privazioni e rottura dei legami familiari

In gran parte di questi anni, Giacinto Sostero era senza occupazione, viveva con i soli soldi della compagna: “Soldi che, però, gestiva lui - dice il testimone - li spendeva per la sua BMW, che aveva comprato coi risparmi di mia madre”. Una situazione che aveva portato la compagna a dilapidare tutti i soldi ricevuti in eredità alla morte dei genitori e che rendeva la vita nell’abitazione, come racconterà successivamente la donna, difficile: senza riscaldamento e con una dieta controllata direttamente dall’imputato. “Si mangiava malissimo e poco - prosegue il teste, raccontando della sempre più forte volontà di andarsene da quel luogo.

Alla soglia della maggiore età, infatti, aveva cominciato a riallacciare i rapporti con la famiglia affidataria che gli dava anche del cibo da portare a casa: “Portavo a casa il cibo di nascosto. Poi, un giorno mi ha scoperto e mi ha urlato addosso come se avessi fatto il peggiore crimine della vita. Mi ha fatto sentire uno schifo”.

Sminuire i membri della famiglia, stando alla deposizione, non sarebbe stato affatto infrequente: “Spesso ci riprendeva, sia me che mia madre e mia sorella, facendoci sentire sempre inferiori e colpevoli. Non avevo nessuno con cui parlare a scuola, ero chiusa a livello psicologico, e lui riusciva a farci sentire completamente impotenti. Diceva che saremmo diventati persone di merda, criminali, gli ultimi degli ultimi, proprio come i nostri genitori. Ci faceva sentire come il peggio del peggio.

A 18 anni e mezzo, il ragazzo se ne va: Sostero voleva che abbandonasse la scuola per mettersi a lavorare, una richiesta inconcepibile per lui, che poco dopo fa ritorno dalla famiglia affidataria, dai “nonni”, come li ha definiti per tutti il tempo.

Qui, però, si interrompono i rapporti anche con la sorellina: “Questa situazione ha avuto effetti devastanti sulla nostra autostima: ci ha distrutto psicologicamente, sia me che mia sorella, e ha influenzato anche mia madre. È riuscito a distruggere completamente il nostro Io. A quel punto, infatti, la ragazza non desiderava abbandonare il tetto familiare e ha troncato definitivamente i rapporti con lui.

Controllo e paura: le parole della mamma

Un rapporto nato nel 2002, quello con “un buon vicino che ti porta i giornali”, che nell’arco di un anno, fatto di gentilezze e attenzioni, diventa una convivenza. Proprio dai primi momenti con l’imputato si delinea il racconto della mamma della vittima che, fino a quel momento, manteneva un ottimo rapporto con la famiglia affidataria dei due figli, la quale le aveva fornito un senso di stabilità e affetto: “Persone che mi hanno dato l’amore di una famiglia”, dice. Nonostante questo, la donna desiderava un rapporto sentimentale e sperava di aver trovato in Sostero “una persona con cui condividere la vita”.

Fin dall’inizio, però, la relazione è stata segnata da controllo e coercizione. Sostero non voleva i figli di lei a casa, e inizialmente lei li lasciava per accontentarlo. Controllava ogni aspetto della sua vita quotidiana: “Se lui stava male e non poteva accompagnarmi, non potevo andare a lavoro”. Non aveva amiche e la paura per la propria incolumità e quella della figlia la paralizzava: “Io avevo molta paura. Temevo che ci avrebbe ucciso. Avevo paura di morire e che, quando non ci fossi avrebbe fatto del male a mia figlia”.

Parole che combaciano con il clima descritto dal figlio. Infatti, la stessa gestione dell’intera vita familiare avrebbe mostrato il suo comportamento di supponenza. Inoltre, l’uomo inventava ruoli diversi per lei, mistificando anche le mansioni lavorative, considerate denigranti.

Il controllo si manifestava anche sull’abbigliamento e sugli spostamenti della ragazzina. Un video di compleanno mostra la ragazza, allora dodicenne, con un abito attillato acquistato in un negozio frequentato regolarmente: la madre ha riconosciuto che l’abito non era adeguato, ma all’epoca non ci aveva pensato a causa della presenza costante di Sostero e della paura di ritorsioni.

La stanza dei colombi

Ciò che incrinerà definitivamente il rapporto, già logoro e tossico, della famiglia avverrà in seguito all’allevamento di piccioni che Sostero teneva in casa: un apparente amore per questi animali, inizialmente collocati nella vecchia camera del figlio della compagna ormai trasferitosi, e successivamente spostati nel bagno della nuova abitazione. Stando alle dichiarazioni della testimone, come sfogo, Sostero avrebbe però ucciso alcuni colombi. Durante una accesa lite, infatti, nel dicembre 2017, rivelò alla compagna di aver avuto rapporti sessuali con la figlia, uccidendo poco dopo uno di questi animali, a cui la ragazza era affezionata.

Un contatto fondamentale per la fuga

Si arriva al trasferimento a Sanremo. Per organizzare il trasloco e per l’acquisto di nuovi mobili, Sostero si era rivolto a un commerciante di Asti, a cui aveva raccontato di essere un facoltoso "ingegnere". Una versione crollata al momento dei preparativi del trasloco, quando l’ambulante aveva visto la casa in cui viveva la famiglia.

Fu proprio con il commerciante e la sua famiglia che si arrivò a una svolta, come spiegato anche dalla ex compagna dell’imputato. In particolare, durante la permanenza a Sanremo, la madre e la figlia iniziarono a confidarsi con loro, l’unico punto di contatto esterno in cui poter esprimere timori e difficoltà. Le confidenze partirono dalla figlia, che raccontò dettagli della vita sotto il controllo di Sostero, attirando l’attenzione sui comportamenti coercitivi e sulla costante sorveglianza a cui erano sottoposte.

Grazie alla loro disponibilità e collaborazione, le due donne sono riuscite a organizzare un piano sicuro per sottrarsi al controllo di Sostero. Proprio l’arrivo dei commercianti, che si fecero intermediari, ha permesso alle due donne di fuggire, recuperando anche le chiavette usb contenenti video e foto intime delle due donne, creando, così, i presupposti per la denuncia e la successiva inchiesta contro l’uomo.

Francesco Rosso

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