Manca ancora più di un anno al voto, ma la corsa per Palazzo Civico sembra già entrata nel vivo. O meglio, è iniziata la grande manovra di posizionamento per il "dopo Rasero", con il sindaco Maurizio Rasero giunto al capolinea del secondo mandato e non più ricandidabile come primo cittadino, la politica astigiana vive quella fase frizzante e confusa dove ogni casella dello scacchiere torna contendibile. E se fino a ieri il dibattito sembrava sonnacchioso, le ultime settimane hanno regalato strappi, ritorni e nuove formazioni. L'ultima novità, in ordine di tempo, arriva da destra e porta un nome pesante: quello del generale Roberto Vannacci.
Il generale 'sbarca' in piazza Alfieri
A portare il vessillo del discusso generale (appena uscito dalla Lega di Salvini) ad Asti è un volto noto della politica locale, l'avvocato Michele Iannotta. Già esponente di Forza Italia e dirigente provinciale di Fratelli d'Italia, Iannotta ha deciso di rompere gli indugi e, soprattutto, gli schemi della coalizione di governo. Ha rassegnato le dimissioni dal partito della premier per fondare il Team Vannacci Asti, battezzato con un nome che è tutto un programma: "Dienece".
Una mossa che spariglia le carte nell'area conservatrice, intercettando quel malcontento che cerca una "destra ferma e identitaria", come recita il comunicato ufficiale. Il nome scelto non è casuale, ma affonda le radici nel mito greco, come spiega lo stesso Iannotta: "Richiama il leggendario soldato spartano che, alla vigilia della battaglia delle Termopili, di fronte alla minaccia delle frecce nemiche capaci di oscurare il sole, rispose con fierezza: 'Combatteremo all'ombra'. Ciò a simboleggiare il coraggio e lo spirito di appartenenza che riflette perfettamente i valori espressi dal Generale Roberto Vannacci". Il gruppo, che si rifà al movimento "Futuro Nazionale", dichiara di aver già raccolto una trentina di adesioni in due giorni. Un segnale che i partiti tradizionali del centrodestra non potranno ignorare.
Civismo e grandi ritorni
Ma Iannotta non è l'unico a muoversi in questo inverno che profuma già di campagna elettorale. Il vuoto di potere che si creerà nel 2027 stuzzica appetiti trasversali. Nelle scorse settimane abbiamo raccontato la genesi di "Qui!", la lista civica che ha scelto di presentarsi non con un manifesto ideologico, ma con scopa e paletta al Movicentro, cercando di intercettare il bisogno di concretezza dei cittadini stufi della teoria.
Dall'altra parte della barricata, il centrosinistra prova a serrare i ranghi con il ritorno in campo di Marco Demaria, che ha lanciato un appello per un "ampio fronte progressista", conscio che presentarsi divisi all'appuntamento del 2027 significherebbe regalare le chiavi della città al successore designato dal centrodestra. E poi c'è la voce critica di Paolo Lanfranco, ex presidente della Provincia e sindaco di Valfenera (non si candida anche se sarebbe una figura graditissima trasversalmente) che ha dipinto un quadro a tinte fosche di una città che "soffoca di inerzia" e rischia di perdere la sua centralità provinciale.
L'incognita degli "indipendenti"
In questo puzzle manca ancora qualche tassello fondamentale. Uno su tutti: Mario Bovino. L'ex assessore (con deleghe pesanti come Lavori pubblici e Patrimonio), campione di preferenze, "silurato" da Rasero e battitore libero, per ora osserva sornione. Ha rotto il silenzio per dire che "la politica mi piace", ma non ha ancora sciolto la riserva sul suo futuro. Si attendono le prossime mosse.
La sensazione è che il monolite raseriano si stia 'sgretolando' per lasciare spazio a una frammentazione che potrebbe rendere le elezioni del 2027 le più incerte (e forse stimolanti) degli ultimi decenni. Tra i nostalgici di Sparta evocati da Iannotta, i pragmatici della scopa di "Qui!" e i costruttori di "campi larghi", la partita è appena iniziata. E ad Asti, si sa, le campagne elettorali sono lunghe e non fanno prigionieri.














