Arte, educazione e impegno civile. Il tentativo di usare la cultura come leva educativa e strumento essenziale per non far sì che quanto sta accadendo oggi nel mondo dimostri ancora una volta che non abbiamo imparato nulla. Da questo solco di speranza, a Palazzo Crova, dal 9 aprile al 21 giugno, la città ospita la mostra “I bambini della guerra, una luce tra le macerie” di Sergio Unia, articolata tra la Collezione Arte Novecento e il Palazzo del Gusto.
“Questo è un impegno che avevamo preso come amministrazione comunale: promuovere azioni di pace - spiega il vicesindaco Ausilia Quaglia - Con i ragazzi della scuola secondaria di primo grado di entrambe le scuole della città di Nizza, il 19, si è tenuta una bella e festosa manifestazione. Non cambia lo scenario mondiale, però può essere una scintilla per diffondere l’idea, la necessità e la volontà di pace tra tutti i cittadini”.
L’evento, affiancato simbolicamente alla Giornata della Felicità, è un percorso, realizzato insieme all’Associazione Davide Lajolo e con il patrocinio della Fondazione Asti Musei, che attraversa ventidue opere dell’artista Sergio Unia, affrontando il tema della guerra con uno sguardo preciso: quello dei bambini, “raggomitolati per essere invisibili, stretti alle mamme, spersi tra i resti di case, perché vittime impotenti degli orrori che li travolgono in ogni conflitto. Dovremmo ricordarcene sempre, eppure i grandi della terra e dell’economia non li considerano neppure”, dichiara Unia.

(Il prigioniero - Sergio Unia. Opera donata dall'artista alla Collezione Davide Lajolo Art ‘900)
“Voglio sottolineare, oltre alla qualità del lavoro di Sergio, che è un artista riconosciuto a livello nazionale e internazionale - racconta la professoressa Laurana Lajolo - che questa volta ci presenta il suo impegno civile attraverso i bambini. Sergio ha sempre avuto una sensibilità particolare nel ritrarre l’infanzia, a cominciare dalle sue figlie e ora dai suoi nipoti. I bambini, credo, per lui rappresentino la speranza: nei suoi disegni, insieme alla violenza che subiscono, c’è sempre un tocco di futuro”.
L’artista stesso esplicita questa posizione. La guerra, nella sua esperienza, non è materia astratta ma memoria concreta, segnata dalle vicende familiari legate alla deportazione e alle esecuzioni della Seconda guerra mondiale. Da qui nasce una convinzione che attraversa tutta la sua produzione: l’arte deve testimoniare il proprio tempo, senza attenuare la durezza dei fatti.
“L’immagine che emerge è chiara: non abbiamo imparato nulla. La guerra è un fenomeno che, in tutte le società e in tutti i periodi storici, si è sempre ripetuto. Le conseguenze maggiori ricadono sulla popolazione. Prima le guerre si combattevano separatamente; oggi bombardamenti e missili colpiscono indiscriminatamente, in tutti i generi di conflitti. La mia denuncia vuole almeno sollecitare le popolazioni a opporsi alle guerre, tutte le guerre, perché non portano risultati positivi. Quando si combatte per cambiare regimi, dovrebbero essere le popolazioni stesse ad agire. L’unica cosa che posso fare è testimoniare questo errore che continua a ripetersi. Spero che, nel piccolo, possa servire a chi ha una certa sensibilità”.
Proprio in questo modo, la mostra non ha la volontà di offrire soluzioni, ma potrà far riflettere, costringendo a guardare oltre allo spazio espositivo.
Orari di visita
Per la visita rivolgersi a IAT nei giorni e orari di apertura. Dal lunedì alla domenica dalle 10 alle 18.














