Per il gruppo consiliare Uniti si può la sperimentazione della raccolta verticale dei rifiuti ad Asti, avviata nella zona sud e destinata ad estendersi al resto della città, sta mostrando limiti strutturali che non possono più essere liquidati come semplici episodi di inciviltà. I consiglieri Vittoria Briccarello e Mauro Bosia parlano apertamente di "problema quotidiano per centinaia di cittadini", con cassonetti "pieni da settimane, danneggiati e spesso inutilizzabili" e segnalazioni che "restano senza risposta".
Il caso San Fedele
Il caso più emblematico, sottolineano da Uniti si può, resta quello del quartiere San Fedele - ma sono diverse le segnalazioni dal resto della zona sud - da tempo al centro di proteste e segnalazioni. "San Fedele doveva essere il quartiere vetrina della raccolta verticale, osserva Briccarello, invece è diventato il simbolo di un sistema gestito male: cassonetti strabordanti, pedali rotti, bocchettoni che non si aprono, bidoni che non vengono svuotati con regolarità".
Nonostante le numerose segnalazioni inviate tramite app e email, spiegano i consiglieri, la situazione non accenna a migliorare. "I residenti si trovano davanti sempre gli stessi contenitori pieni e rovinati, aggiunge Bosia, gli interventi di manutenzione sono di fatto inesistenti e Asp si limita a inseguire l'emergenza senza una strategia".

Non solo inciviltà: mancano le alternative
Uniti si può invita anche a superare la lettura, ritenuta troppo comoda, che scarica ogni responsabilità sui cittadini. "È vero che la raccolta verticale può facilitare chi abbandona i rifiuti accanto ai cassonetti, ammette Briccarello, ma è altrettanto vero che quando i bidoni sono pieni le persone non hanno alternative concrete: o tengono l'immondizia in casa, oppure la lasciano accanto a contenitori già colmi".
Con questo sistema, ricordano i consiglieri, non esistono punti di conferimento intermedi o soluzioni tampone. "La verità - insiste Bosia - è che abbiamo introdotto un modello rigido senza garantire un servizio all'altezza. Se chi usa correttamente la tessera trova i contenitori saturi, non possiamo chiedergli di farsi carico anche dei ritardi e delle carenze del servizio".
Investimenti a rischio spreco
Nel mirino della minoranza finiscono anche i costi sostenuti per il progetto. "Parliamo di un investimento importante, evidenzia Briccarello, ma quando vedi cassonetti nuovi abbandonati a se stessi, pieni, con pedali forzati, coperchi danneggiati e meccanismi bloccati, è difficile non parlare di spreco di risorse pubbliche".
Il sovraccarico continuo dovuto ai mancati svuotamenti porta inevitabilmente al deterioramento delle strutture. "Stiamo distruggendo in pochi mesi attrezzature costose - rimarca Bosia - e tutto questo perché non si è programmata una frequenza di raccolta adeguata né una manutenzione vera. Non è solo un problema estetico, ma di sicurezza e decoro urbano".
Per Uniti si può, l'errore più grave sarebbe procedere con l'estensione della raccolta verticale al resto della città senza aver prima risolto le criticità emerse ad Asti sud. "San Fedele ci sta dicendo che così il sistema non regge - sintetizza Briccarello - per questo chiediamo che Comune e Asp fermino l'automatismo, aprano un confronto serio con i quartieri e mettano mano al progetto, a cominciare da svuotamenti più frequenti e da un piano straordinario di manutenzione dei cassonetti".
Bosia allarga il discorso al ruolo dell'amministrazione: "Non possiamo continuare a nasconderci dietro le difficoltà tecniche o dietro la retorica della 'colpa dei cittadini'. È la politica che deve decidere quale servizio vuole dare ad Asti e con quali standard di qualità. O il Comune si assume fino in fondo la responsabilità di questa scelta, oppure ammetta che la raccolta verticale, così com'è, non è in grado di garantire né decoro né efficienza".













