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Attualità | 26 aprile 2026, 14:18

App e privacy: i nostri smartphone ci ascoltano davvero o ci conoscono troppo bene?

Uno studio rivela quali sono le applicazioni più "affamate" di informazioni personali e come vengono utilizzati i nostri dati per la pubblicità mirata

App e privacy: i nostri smartphone ci ascoltano davvero o ci conoscono troppo bene?

Ti è mai capitato di parlare di un prodotto o di un viaggio con un amico e, poche ore dopo, ritrovarti il feed di Instagram invaso da annunci pubblicitari proprio su quell'argomento? La sensazione di essere ascoltati dal proprio smartphone è un'esperienza comune, ma la realtà è spesso più complessa e meno fantascientifica di quanto sembri. Non si tratta necessariamente di microfoni sempre accesi, ma di una raccolta di dati meticolosa e, spesso, silenziosa.

Alcune applicazioni che utilizziamo quotidianamente accumulano una quantità di informazioni personali molto superiore a quanto potremmo immaginare. A fare luce su questo fenomeno è una recente analisi condotta da Truffa.net, un portale specializzato nella sicurezza online, che ha esaminato a fondo le condizioni sulla privacy delle app più scaricate in Italia.

Le app più invasive sul mercato

Lo studio ha analizzato nel dettaglio quali piattaforme raccolgono il maggior numero di dati e in che misura questi vengono condivisi con soggetti esterni. A dominare la classifica delle app più "invadenti" sono le creature dell'universo Meta.

Sia Facebook che Instagram si posizionano ai vertici per intrusività: entrambe le piattaforme condividono ben il 68,6 per cento dei dati personali degli utenti con terze parti. Questa massiccia condivisione è il motore che alimenta proprio quel sistema di pubblicità mirata che spesso ci fa sobbalzare sulla sedia. Inoltre, queste app utilizzano oltre l'85 per cento dei dati per finalità di analisi e per il proprio funzionamento tecnico.

Spostando l'attenzione sul mondo del lavoro e del business, la medaglia d'oro per la raccolta dati va a LinkedIn. Il social network professionale sfrutta il 74,3 per cento delle informazioni per le proprie funzionalità interne e ne condivide il 37,1 per cento all'esterno. Nel settore dell'intrattenimento, invece, è YouTube a guidare la classifica delle app più affamate di informazioni.

I virtuosi della privacy

Ma non tutto il panorama digitale è dominato dalla condivisione sfrenata. L'analisi di Truffa.net ha individuato anche un gruppo di applicazioni decisamente più rispettose della privacy dei propri utenti.

Tra i servizi più virtuosi spiccano nomi molto noti come Booking.com, Trenitalia e Revolut. Queste piattaforme si distinguono per un approccio molto più conservativo: utilizzano meno del 23 per cento dei dati per il proprio funzionamento o per le analisi interne e, dato ancora più significativo, non condividono praticamente nulla con soggetti terzi. Anche i servizi di messaggistica come Skype e Telegram si dimostrano particolarmente parchi nella raccolta delle informazioni personali.

I consigli per difendersi

Con 16 milioni di italiani che utilizzano quotidianamente almeno un'applicazione e un rischio costante di violazione dei dati a livello globale, la consapevolezza diventa l'arma principale per l'utente.

Eli Carosi, esperta di sicurezza per il portale autore della ricerca, suggerisce alcune semplici ma efficaci regole d'oro: "È fondamentale leggere le impostazioni sulla privacy, concedere solo i permessi essenziali e aggiornare regolarmente app e sistema operativo". L'esperta raccomanda inoltre di prestare massima attenzione alla condivisione di dati sensibili e di privilegiare sempre quelle applicazioni che si dimostrano trasparenti nelle loro politiche di raccolta, offrendo chiare opzioni per l'anonimizzazione.

Redazione

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