Il 17 giugno si celebra la Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità. Istituita nel 1994, la ricorrenza punta i riflettori su sfide ambientali urgenti e interconnesse come il degrado del suolo, invitando le istituzioni e i cittadini ad adottare strategie concrete di adattamento climatico. In questo contesto di profonda fragilità, Cia Alessandria-Asti prosegue la sua storica battaglia di sensibilizzazione sul ruolo decisivo dell'agricoltura per la tutela dell'ambiente e la prevenzione idrogeologica.
A supporto di questa campagna, l'organizzazione invita alla visione dell'inchiesta video "Acqua: vita e morte", un reportage curato da Genny Notarianni che documenta lo stato dei corsi d'acqua locali, disponibile integralmente sul canale YouTube dell'associazione. Parallelamente, a livello nazionale, vengono diffusi i risultati dell'indagine Cia Trend "Coltivare Sicurezza, Attrarre Futuro", elaborata dall'Ufficio studi e presentata a Roma.
La paura del dissesto e i custodi del suolo
I numeri dell'indagine restituiscono un quadro chiarissimo: il 91% degli italiani è allarmato per frane e alluvioni, con tre cittadini su quattro convinti che il rischio sia nettamente peggiorato negli ultimi anni. Non si tratta di una paura astratta, ma della consapevolezza radicata che la tenuta del nostro territorio dipenda in larga parte da chi lo lavora quotidianamente. L'89% degli intervistati, infatti, considera l'abbandono delle aree agricole una causa rilevante nell'aumento del dissesto idrogeologico.
Per la maggioranza assoluta dei cittadini, i coltivatori garantiscono la manutenzione del suolo, la cura attiva del paesaggio e il presidio delle aree a rischio. Oltre l'80% del campione è certo che sostenere chi coltiva significhi investire direttamente nella sicurezza collettiva.
A confermare e rilanciare questa visione è il presidente nazionale, Cristiano Fini: "Questi dati ci dicono che gli italiani capiscono il ruolo dell'agricoltura. La difesa delle aree interne non è una battaglia per pochi, riguarda l'intero Paese, la sua identità, la sua sicurezza, il suo futuro. Per questo chiediamo che l'agricoltore venga riconosciuto come manager del territorio, remunerato anche per i servizi che eroga alla collettività".
L'ostacolo del ricambio generazionale
Nonostante questa indiscutibile importanza strategica, il settore sconta una marcata disaffezione tra le nuove leve. Tra i potenziali lavoratori più giovani l'agricoltura si ferma a un modesto 9% delle preferenze occupazionali. I dati rivelano che le nuove generazioni percepiscono il comparto come stabile ma poco dinamico e impermeabile all'innovazione, quasi come un settore di serie B rispetto al digitale o al marketing.
Una narrazione stantia che l'organizzazione intende ribaltare, lavorando proprio sull'attrattiva del mestiere. Spiega ancora Fini: "Il problema non è solo strutturale, è anche culturale. L'agricoltura deve tornare a essere raccontata come un progetto professionale vero, moderno, con prospettive di reddito e di vita dignitosa". Tra le soluzioni proposte spiccano una "scuola permanente dell'agricoltore" e nuovi fondi statali dedicati esclusivamente all'avviamento e all'innovazione tecnologica per i giovani.
Resta infine da sciogliere il nodo della staffetta intergenerazionale, vitale soprattutto nelle zone marginali dove molti anziani continuano a curare i campi in assenza di chi possa subentrare. Conclude il presidente nazionale: "Dobbiamo affrontare anche il tema pensionistico. Chi ha dedicato la vita alla terra merita dignità economica nell'età matura. E questo, indirettamente, libera spazio per i giovani".














