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Attualità | 10 luglio 2026, 13:00

"La felicità non è un privilegio, è il frutto dei diritti": Asti si prepara alla parata del Pride con BigMama madrina

Domani il corteo attraverserà il centro città fino a piazza San Secondo. L'esponente dell'associazione Asti Pride: "Chiediamo scelte concrete alle istituzioni, non gesti simbolici"

Merphefoto

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Prende il via domani ad Asti la parata del Pride 2026, il cui claim "Diritti alla felicità" segna il filo conduttore di un'edizione che arriva, come sottolineano gli organizzatori, in un momento di stallo sui diritti civili nel nostro Paese.

Il corteo si snoderà per circa 2,3 chilometri nel centro cittadino. Il ritrovo è fissato per le 16 in viale alla Vittoria, nei pressi del Parco della Resistenza; da lì il percorso proseguirà lungo corso Einaudi, corso Matteotti, via Grassi, via Brofferio e via Cavour, per concludersi intorno alle 20 in piazza San Secondo con i discorsi finali. 

A vestire i panni di madrina sarà quest'anno la rapper BigMama, al secolo Marianna Mammone, classe 2000, tra le voci più riconoscibili della scena urban italiana per uno stile che intreccia racconto autobiografico e temi come il body shaming e le discriminazioni. La sua presenza è legata anche al brano "Luca è gay", presentato al concerto del Primo Maggio, definito dagli organizzatori un segnale forte contro vecchi pregiudizi. Accanto a lei, come da tradizione, ci sarà la resident star Cristy McBacon.

Ne abbiamo parlato con Patrizio Onori, dell'associazione Asti Pride.

Il claim scelto per l'edizione 2026 è "Diritti alla felicità". Puoi spiegarci il significato di questa scelta e perché arriva proprio in un momento come questo?

Abbiamo scelto "Diritti alla felicità" perché troppo spesso i diritti vengono raccontati come concetti astratti, mentre riguardano la vita concreta delle persone. La felicità significa poter amare chi si desidera amare, costruire una famiglia, vivere la propria identità senza paura e sapere che lo Stato riconosce la tua esistenza e la tua dignità di cittadino. In un momento storico in cui assistiamo, anche in Europa e in Italia, a tentativi di rimettere in discussione diritti che sembravano acquisiti, abbiamo voluto ribadire un principio semplice: la felicità non è un privilegio, è il frutto dei diritti.

Avete parlato di un periodo di luci e ombre in Europa e nel mondo, sottolineando che in Italia, dopo la legge Cirinnà, non si è mosso più nulla sul fronte dei diritti. Come pensate che il Pride di Asti possa incidere concretamente su questo stallo?

Nessun Pride cambia una legge da solo, ma ogni Pride cambia il clima culturale nel quale quelle leggi vengono discusse. I diritti non avanzano solo nei Parlamenti: avanzano quando cresce la consapevolezza della società. In Italia siamo fermi da anni su molti fonti; sul matrimonio egualitario, sul riconoscimento pieno delle famiglie omogenitoriali e su una legge efficace contro l'omolesbobitransfobia. Il nostro compito è continuare a tenere aperto questo dibattito e ricordare che i diritti non possono essere messi in pausa, o addirittura cancellati, perché cambia il vento politico.

Quest'anno la manifestazione si svolge senza il patrocinio del Comune di Asti. Cosa vorreste che le istituzioni astigiane facessero in più per la comunità LGBTQIA+?

Noi non chiediamo gesti simbolici, chiediamo scelte concrete. Vorremmo un Comune che aderisse alla rete READY, che investisse nell'educazione al rispetto e nel contrasto alle discriminazioni e che considerasse i diritti civili una priorità amministrativa, non un tema marginale. Asti è una città molto più aperta di quanto spesso la sua politica riesca a rappresentare. Noi continueremo a dialogare con chiunque, ma continueremo anche a dire con chiarezza che Asti merita un’amministrazione più coraggiosa sul terreno dei diritti e non consideri il Pride come un “problema” da gestire ma come una ricchezza, patrimonio di tutta la città.

Hai citato anche il diritto all'autodeterminazione in ambiti come il fine vita. Perché avete deciso di collegare questo tema specifico al Pride?

Perché il Pride parla di libertà e di autodeterminazione. Non riguarda soltanto l'orientamento sessuale o l'identità di genere, ma il diritto di ogni persona a poter compiere scelte fondamentali sulla propria vita con dignità e responsabilità. Quando lo Stato non offre strumenti adeguati su temi come il fine vita, lascia molte persone e le loro famiglie in una condizione di sofferenza e incertezza. Ovviamente sono temi complessi, sui quali esistono sensibilità diverse, ma crediamo che una democrazia matura debba affrontarli senza paura ed in modo laico, mettendo sempre al centro la persona.

Quest'anno la madrina sarà BigMama, mentre nel 2027 Torino ospiterà l'EuroPride. Che ruolo può avere un Pride di provincia come quello di Asti?

Siamo felici che BigMama abbia scelto di essere con noi, perché con la sua storia parla di autodeterminazione, di coraggio e del diritto di non farsi definire dagli stereotipi. È un messaggio perfettamente in sintonia con il nostro Pride. Quanto al ruolo di Asti, credo che oggi non esistano Pride di serie A e Pride di serie B. Ogni città costruisce un pezzo del cambiamento. L'EuroPride di Torino sarà un appuntamento straordinario, Torino in quei giorni sarà la destinazione di migliaia e migliaia di persone da tutta Europa e non solo, ma arriverà anche grazie al lavoro quotidiano dei Pride territoriali. È nelle città come Asti che i diritti smettono di essere uno slogan e diventano relazioni, cultura e comunità.



 

Alessandro Franco

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