Gentile Francesco Li Causi,
ho letto la Sua lettera sulla presunta pretesa della sinistra di considerare De André, Guccini e altri grandi cantautori una sorta di patrimonio culturale esclusivo (CLICCA QUI per leggerla).
Partiamo da una cosa sulla quale possiamo essere d'accordo: la musica non appartiene a nessuno.
Un elettore di destra può ascoltare De André, comprare i suoi dischi, andare ai suoi concerti e commuoversi sulle sue canzoni. Nessuno vuole impedirglielo. Ma il punto è un altro. Non si tratta di stabilire chi abbia il diritto di ascoltare un artista. Si tratta di non cancellare ciò che quell'artista ha pensato, scritto e raccontato. De André non era semplicemente un autore di "belle canzoni". Era un artista profondamente libertario e anarchico, che ha dedicato la propria opera agli ultimi, agli emarginati, ai diversi, mettendo continuamente in discussione il potere, il conformismo, la guerra e tante delle convenzioni della società.
La guerra di Piero non è soltanto una bella canzone: è una condanna della guerra e della sua retorica. Bocca di Rosa, Un giudice, Anime salve e tante altre canzoni raccontano persone che la società giudica, esclude, emargina. Persone che spesso stanno dalla parte sbagliata della rispettabilità, ma dalla parte giusta dell'umanità. Guccini non è poi così diverso. La sua opera è attraversata dall'antifascismo, dal pacifismo, dalla libertà individuale, dalla critica del conformismo e dall'attenzione verso gli ultimi. E Guccini, sino all'ultimo, non ha mai nascosto le proprie idee politiche. Questo non significa che De André e Guccini siano "di proprietà della sinistra". Significa semplicemente che hanno delle idee.
Ed è proprio qui che, a mio avviso, la Sua provocazione sbaglia bersaglio. Lei scrive: «La musica è solo vostra? Allora ascoltatela, compratela e pagatevela voi.» Ma nessuno ha mai detto che la musica sia nostra. La domanda è un'altra: si può amare un artista cancellando tutto ciò che quell'artista rappresentava? Il fatto che migliaia di elettori di destra comprino un disco di De André non rende De André più di destra. Così come il numero di biglietti venduti non cambia il significato di una canzone.
Il mercato misura il successo di un artista. Non ne determina il pensiero. E allora nessuno vuole togliere De André o Guccini a nessuno. Ascoltateli. Cantateli. Andate ai loro concerti. Ma ascoltateli davvero. Perché forse la questione non è che la sinistra voglia "appropriarsi" dei cantautori. Forse è che una parte della destra vorrebbe appropriarsi della loro musica senza fare i conti con le idee che quella musica porta con sé. Ed è qui che nasce la vera contraddizione.
Come si conciliano i valori di De André — la solidarietà verso gli ultimi, la difesa dei "diversi", il rifiuto della guerra, la critica del potere e del conformismo — con una destra che costruisce tanta parte del proprio consenso sulla difesa identitaria, sulla paura del "diverso", sull'esaltazione dell'ordine e sulla contrapposizione fra "noi" e "gli altri"?
Non è una questione di proprietà. È una questione di coerenza. E non è censura ricordarlo. È semplicemente cultura. Perché la libertà non consiste nel poter ascoltare soltanto ciò che conferma le nostre idee. La vera libertà consiste nell'avere il coraggio di ascoltare anche ciò che le mette in discussione. De André non è nostro. Guccini non è nostro. Ma le loro parole sono le loro, punto! E quelle parole possono certamente essere ascoltate da tutti.
Sarebbe però interessante se, oltre ad ascoltarle, qualcuno provasse anche a metterle in pratica. Perché cantare La guerra di Piero è facile. Più difficile è costruire un mondo nel quale Piero non debba più partire per quella guerra. Cantare gli ultimi è facile. Più difficile è stare dalla loro parte quando diventano scomodi. Parlare di libertà è facile. Più difficile è difenderla quando riguarda qualcuno che non ci piace. E forse è proprio qui che si misura la distanza tra possedere una canzone e averne davvero compreso il significato.
Patrizio Onori - Un semplice cittadino, liberale, progressista e omosessuale














