PFAS, una sigla che spesso può sembrare difficile da comprendere, ma che sempre più di frequente viene citata quando si parla di ambiente e - soprattutto - dei pericoli che lo minacciano. Si tratta di sostanze chimiche complesse che, se finiscono in natura (soprattutto nell'acqua), rischiano di comprometterne gli equilibri. Una preoccupazione che non esclude Asti e il suo territorio, come sa bene l'assessore comunale all'Ambiente, Luigi Giacomini.
Assessore, prima di parlare della situazione di Asti, può spiegare ai cittadini cosa sono i PFAS e da dove arrivano?
"Certamente. I PFAS, acronimo di sostanze per- e polifluoroalchiliche, sono una grande famiglia di sostanze chimiche artificiali utilizzate per le loro particolari caratteristiche, come la resistenza all’acqua, ai grassi, al calore e a molti agenti chimici. Sono stati impiegati in numerosi prodotti e processi industriali e, proprio per la loro elevata stabilità, possono persistere molto a lungo nell’ambiente. Per questo vengono spesso definiti, in maniera semplificata, “sostanze perenni”. La loro presenza nell’ambiente può derivare da diverse fonti: attività industriali, utilizzo e smaltimento di prodotti che li contengono, rifiuti e scarichi, oltre alla progressiva dispersione nell’ambiente nel corso degli anni. Una volta rilasciati, alcuni PFAS possono raggiungere il suolo, le acque superficiali e le falde e, in determinate condizioni, arrivare anche nelle risorse destinate alla produzione di acqua potabile. È quindi importante capire che non stiamo parlando di una singola sostanza, ma di una famiglia molto ampia di composti, con caratteristiche e utilizzi differenti. Per questo motivo ogni valutazione deve essere effettuata sulla base di dati analitici e delle specifiche normative".
Perché oggi si parla così tanto di PFAS?
"Perché negli ultimi anni è cresciuta enormemente l’attenzione della comunità scientifica e delle istituzioni nei confronti della loro persistenza nell’ambiente e della possibile esposizione della popolazione. È un tema che non può essere affrontato con allarmismi, ma nemmeno sottovalutato".
Qual è la situazione di Asti?
"Come Amministrazione comunale vogliamo affrontare la questione con la massima serietà. La prima esigenza è disporre di dati aggiornati, attendibili e riferiti specificamente al nostro territorio. È fondamentale distinguere tra la semplice rilevazione di una sostanza e un effettivo rischio per la popolazione. Per questo occorre basarsi sui monitoraggi degli enti competenti e sulle valutazioni scientifiche".
È necessario aumentare i controlli sull’acqua?
"Il controllo della qualità dell’acqua è una priorità. È interessante sottolineare che sul territorio sono già presenti aziende private che stanno offrendo a condomini e privati servizi di prelievo di campioni e analisi dell’acqua, anche con riferimento alla ricerca di eventuali contaminanti. Questo dimostra quanto sia cresciuta l’attenzione dei cittadini verso la qualità dell’acqua che arriva nelle loro abitazioni. Naturalmente, le analisi effettuate privatamente devono essere correttamente interpretate e non vanno confuse con i controlli ufficiali effettuati dagli enti pubblici preposti. Possono tuttavia rappresentare uno strumento di conoscenza e di attenzione, soprattutto quando vengono effettuate da laboratori qualificati e attraverso procedure corrette".
Quindi i cittadini possono far analizzare autonomamente l’acqua del proprio condominio?
"Certamente, rivolgendosi a soggetti qualificati. Ritengo però importante che i cittadini siano messi nelle condizioni di comprendere correttamente i risultati. Un dato analitico, preso singolarmente, non significa necessariamente che esista un problema sanitario: deve essere valutato alla luce dei parametri previsti dalla normativa, delle modalità di campionamento e delle indicazioni delle autorità sanitarie e ambientali".
Qual è il ruolo del Comune?
"Il Comune non può sostituirsi agli organismi sanitari e ambientali che hanno competenze specifiche, ma può e deve svolgere un ruolo importante di attenzione, coordinamento e informazione. Come assessorato all’Ambiente intendiamo mantenere alta l’attenzione e collaborare con gli enti preposti affinché eventuali criticità vengano individuate tempestivamente".
C’è il rischio di creare allarmismo?
"Il rischio esiste quando si affrontano temi ambientali complessi attraverso informazioni parziali o non verificate. Io credo invece che la risposta debba essere: più controlli, più dati e più trasparenza. Non dobbiamo né minimizzare né creare paure ingiustificate. Dobbiamo conoscere la situazione reale e intervenire dove necessario".
Cosa può fare concretamente Asti?
"Possiamo lavorare su tre direttrici: monitoraggio, prevenzione e informazione. Dobbiamo continuare a collaborare con gli enti ambientali e sanitari, verificare costantemente la qualità delle matrici ambientali interessate e informare correttamente i cittadini. Se dovessero emergere criticità, il Comune dovrà essere pronto a fare la propria parte".
Qual è il messaggio che vuole rivolgere ai cittadini astigiani?
"Voglio dire ai cittadini che l’Amministrazione sta seguendo il tema con attenzione e responsabilità. L’ambiente e la salute pubblica non sono terreno per polemiche politiche: sono una responsabilità istituzionale. Sui PFAS dobbiamo avere un approccio pragmatico: conoscere, controllare e intervenire. La tutela dell’ambiente non si fa con gli slogan, ma con dati, controlli e decisioni concrete".
Una battuta conclusiva?
"Sui PFAS non servono né paure né rassicurazioni superficiali. Servono certezze. E le certezze arrivano dai controlli, dalla scienza e dalla trasparenza delle istituzioni. È questo l’impegno che, come Assessore all’Ambiente, voglio assumere nei confronti degli astigiani".














