Comune di Baldichieri
Sussurri di spezie e sortilegi: il sapere femminile tra medicina popolare e accuse di stregoneria
Tra essenze e rituali, la medicina popolare fu per secoli un’esclusiva femminile, radicata in un sapere orale che leggeva segni ignorati dalla scienza ufficiale. Custodi della fitoterapia, le guaritrici trasformavano melissa, tarassaco e vino cotto in rimedi vitali, preservando il delicato equilibrio tra cura e veleno. Con l’ascesa delle università e del potere ecclesiastico, questo patrimonio fu talora demonizzato: il volto della guaritrice fu oscurato dal pregiudizio della stregoneria. Nelle colline astigiane, la figura della Masca, già citata nell’Editto di Rotari del 643 d.C., rappresentò il punto d’incontro tra la sfera naturale e l’universo del magico. A Baldichieri, lungo la Via Francigena, tali conoscenze si arricchirono dei saperi portati dai pellegrini. Oggi, quella storia di pregiudizio e resilienza sopravvive ancora tra i filari, custode di un legame primordiale e segreto tra l’umanità e la sua terra.
Rione San Silvestro
Da ‘jeau de paume’ a ‘real’: i Visconti Orlèans, Signori di Asti, e la storia del tennis
Un gioco di origini antiche molto diffuso a partire dal XII secolo, consigliato già nell’Ars Amatoria di Ovidio (43 a.C. - 17 d.C.) alle donne per ‘avvicinare’ esponenti dell’altro sesso, era la pallacorda o pallapugno o ‘jeu de paume’, antenato del tennis moderno. Inizialmente giocato a mani nude o protette da guanti, in alcune varianti prevedeva l’uso di bracciali e di racchette, persino di mazze come nel pallamaglio, praticato con modalità simili all’attuale golf. Gioco caro alla dinastia Viscontea, il ‘paume’, grazie a Carlo, figlio di Valentina, Duca di Valois Orléans e Signore di Asti, fu diffuso e consacrato anche in Inghilterra. Infatti, Carlo, dopo la sua cattura il 25 ottobre 1415 ad Azincourt, venne imprigionato per venticinque anni e, nel corso della detenzione, trasferito dalla torre di Londra in vari castelli tra cui Windsor e Wingfield. Come testimoniato da una sua stessa poesia, riuscì a mantenere forti il corpo e lo spirito grazie alla pratica quotidiana di questo sport che cominciò a essere chiamato ‘real tennis’, a causa della passione dei nobili, come lo stesso Carlo, suo figlio, re Luigi XII, e suo nipote Francesco I; la denominazione “tennis” deriva invece dalla storpiatura dell’espressione francese usata al momento della battuta: «Tenez!», ossia «Prendete!».

Rione San Paolo
“Gli scudi della memoria”: le casate nobili di San Paolo nel Medioevo
Nel Medioevo astigiano, il Rione San Paolo fu teatro dello scontro tra le grandi casate nobiliari che fecero della città una capitale finanziaria europea. La sfilata del Palio 2026 rievoca quattro famiglie attraverso i loro stemmi araldici ed i loro personaggi più illustri, rappresentati come “carte viventi” del potere medievale. I Solaro, famiglia guelfa, rappresentata da Bonifacio Solaro, più volte credendario, sapiente, ambasciatore e sindaco del Comune di Asti. Gli Alfieri, banchieri di rilievo internazionale, il cui simbolo è l’aquila, nel corteo sono rappresentati da Ogerio Alfieri, importante esponente del Comune di Asti e cronista cittadino. I Guttuari, famiglia di fazione ghibellina, incarnata da Emanuele Guttuari. Gli Isnardi, protagonisti dell’ascesa ghibellina, sono raccontati da Giacomo Isnardi, rettore della potente “Società del Popolo” tra il 1271 e il 1279 e alleato dei Guttuari contro i Solaro. Il corteo storico del Rione San Paolo trasforma gli stemmi in linguaggio vivente: ogni croce, ogni chiave, ogni aquila ed ogni sole raccontano storie di ambizione, lealtà e rivalità tra le casate nobiliari del Medioevo astigiano.
Borgo Viatosto
Le Virtù Francescane: Povertà, Castità e Obbedienza
Il corteo storico del Borgo Viatosto celebra gli insegnamenti di San Francesco, che tra il 1213 e il 1214 percorrendo la Via Francigena, presumibilmente transitò nel territorio astigiano, ove si insediò una comunità di frati minori seguendo e insegnando la sua regola. Il corteo pone al centro le virtù del Santo: Povertà, Castità e Obbedienza, ispirandosi alle vele giottesche della Basilica Inferiore di Assisi. San Francesco è raffigurato come sposo di Madonna Povertà, vestita di abiti laceri. Mentre alcuni figuranti la deridono, damigelle portano gigli e rose, simboli di bellezza divina. La Castità, donna velata in una torre, è accompagnata da angeli che offrono un diadema, simbolo di nobiltà d’animo, e una palma, emblema della ricompensa nel Regno dei Cieli, mentre un Cupido demoniaco viene scacciato. L’Obbedienza, affiancata dalla Prudenza, con uno specchio e strumenti cosmologici, e dall’Umiltà, che reca un cero acceso, impone il silenzio a un frate pronto a ricevere il giogo.
Borgo San Marzanotto
Luchino Visconti Signore di Asti
Nel 1342 Asti, minacciata dallo scontro tra guelfi e ghibellini locali e dalle mire espansionistiche delle signorie limitrofe, accettò di sottomettersi a Luchino Visconti, signore di Milano, per garantire un periodo di pace e stabilità al suo territorio. Il Borgo San Marzanotto mette in scena l’arrivo in città di Luchino Visconti: egli giunge a cavallo accompagnato da quattro dei suoi armigeri e da quattro guardie astesi. Sui loro scudi campeggiano i due stemmi: il biscione, emblema visconteo, e la croce di San Secondo, simbolo astese. Segue dunque il corteo formato dal podestà di Asti e dalle famiglie più importanti accorse ad accogliere il nuovo signore: i Solaro, i Pelletta, i Malabayla, i Guttuari e i Roero. Le famiglie, distinte anch’esse dal proprio emblema, sono composte dai capifamiglia e dalle loro mogli, riccamente vestite, e infine dai bambini, accompagnati da balie e dame di corte.
Rione San Secondo
1263 - Il passaggio di una stella cometa
Guglielmo Ventura, cronista astese scrive nel suo Memoriale: “Nel 1263 vidi una meravigliosa stella cometa, spuntata ad oriente verso l’ora del primo canto del gallo; al suo sorgere brillava come una fornace ardente; in seguito la sua forma appariva ricurva come una mezza luna; la sua chioma era grande come quella di un grandissimo cavallo, divisa in varie parti ed il suo tramonto avvenne verso mezzogiorno”.
Nel Medioevo gli studiosi di astronomia, annoverata fra le scienze del Quadrivio (aritmetica, geometria, musica e appunto astronomia), e incentrata sul modello geocentrico tolemaico, si avvalevano di strumenti come l’astrolabio e la sfera armillare per osservazioni a occhio nudo. I fenomeni celesti come eclissi, stelle cadenti, comete, o la “pioggia di stelle”, interpretati dal popolo come funesti presagi di fine del mondo, punizioni divine, carestie o guerre, generavano paura e spesso causavano sconcerto collettivo e terrore, e al contempo suscitavano curiosità e stupore.

Borgo Santa Maria Nuova
Donne sacre dal profano al divino
Nel basso Medioevo, il simbolismo e l’allegoria erano talmente sviluppati che ogni pensiero poteva essere tradotto in una figura o in una scena teatrale. Molte figure femminili, da quelle pagane più antiche fino a quelle cristiane, mistiche e religiose, erano utilizzate come modelli sia laici sia di culto. Il corteo rosa-azzurro è aperto dalla figura allegorica del “Tempo”, cui seguono su un carro, Melusina, Venere e Morgana, protagoniste dei poemi cavallereschi e generatrici di nobili stirpi; quindi Ippolita, Teuca e Semiriade, eroine dell’antichità che ispirarono poemi cortesi al fine di celebrare i valori laici e l’amore. Al centro del corteo le Virtù cardinali, Temperanza, Giustizia, Fortezza e Prudenza, cui l’uomo può ambire con la ragione e l’esercizio, che ordinano la vita terrena, e le Virtù teologali, Fede, Speranza e Carità che accompagnano l’uomo verso Dio. Chiudono il corteo le sante Caterina, Maria Maddalena, Barbara ed Eulalia (venerata in Santa Maria Nuova), protettive e taumaturgiche, fino alla sublimazione della figura femminile con la Santa Vergine Maria, patrona del Borgo, il cui culto sostituisce quello delle antiche madri pagane.
Comune di Canelli
Figlie della Luna: il femminile nel Medioevo
Nella Canelli del XIV secolo, la vita della comunità è regolata dagli Statuti cittadini e dalle consuetudini locali, che disciplinano il lavoro dei campi, l’uso delle acque e la convivenza civile. In questo quadro normativo, la donna occupa un ruolo essenziale e quotidiano, profondamente legato al territorio. Madre, levatrice, guaritrice e lavoratrice, ella vive in sintonia con i cicli della natura e con il ritmo della terra. Il suo tempo è scandito anche dalle fasi della Luna, simbolo antico di fertilità e mutamento. La conoscenza delle erbe e della cura del corpo, tramandata per tradizione, nasce dall’osservazione del paesaggio e dei suoi segreti. Tuttavia, in un’epoca segnata da controlli e diffidenze, questo sapere femminile può suscitare sospetto. Tra legge scritta e pratica quotidiana, le donne di Canelli operano silenziosamente. Il corteo di Canelli le ricorda oggi come custodi della vita, della memoria e dell’anima della città.
Rione Cattedrale
La voce di Dio in terra. Le campane della Cattedrale di Asti: devozione, superstizione e ordine nella società astese
Nel Calendario Necrologio della Cattedrale di Asti, dalla seconda metà del XIII secolo sono documentati numerosi lasciti destinati alla riparazione delle campane, segno della loro rilevanza religiosa e civile nel Medioevo. Le donazioni di Andrea e Alexina Pelletta e di Violante Laiolo permisero il rifacimento o il restauro di diverse campane della Cattedrale. Trattate con grande venerazione, le campane venivano benedette e battezzate prima dell’uso. Oltre al valore materiale del bronzo e alla complessità tecnica della fusione, esse possedevano un forte significato simbolico e sociale. Considerate la “voce di Dio in terra”, regolavano la vita liturgica e quotidiana, chiamavano i fedeli, comunicavano pericoli; si riteneva che proteggessero la comunità dalla violenza dei temporali e anche il potere civile le utilizzava come strumento di comunicazione collettiva. La loro realizzazione era affidata a mastri fonditori specializzati, come mastro Pietro Antonio de Ast, attivo nel XV secolo.
Borgo San Pietro
Il Battistero tra ombre di leggenda e luci di storia
Nel cuore del Borgo, il complesso di San Pietro in Consavia si erge come un custode di una storia millenaria. Stefano Giuseppe Incisa, illustre cronista astigiano, attivo tra il tardo XVIII secolo e gli inizi del XIX, alimentò il mito descrivendo in un manoscritto un’origine ancestrale: l’edificio, per secoli noto come “Battistero”, sarebbe sorto sulle vestigia di un antico tempio dedicato alla dea Diana. La realtà storica ci riconduce, invece, al XII secolo, quando il vescovo Landolfo di Vergiate ne volle l’edificazione. In un’epoca in cui le Crociate rendevano il viaggio in Terra Santa quasi impossibile, il Battistero nacque come un “Gerusalemme in miniatura”: la sua architettura, ispirata alla rotonda del Santo Sepolcro, offriva ai fedeli un luogo di pellegrinaggio simbolico e potente. Il corteo storico mette oggi in scena questo affascinante binomio: il misticismo della leggenda e la solida pietra della storia. I figuranti celebrano uno degli edifici più suggestivi di Asti, sospeso tra il richiamo dell’antico tempio e la sacralità della fede medievale.

Comune di Moncalvo
L’olio, oro del Monferrato
Nel Quattrocento, nel Monferrato dei Paleologi, l’olio d’oliva era una presenza discreta ma preziosa. Gli ulivi crescevano sulle colline più miti attorno a luoghi strategici come Moncalvo e producevano poco, ma quel poco valeva moltissimo. Gli olivatores, maestri nell’arte della spremitura, ne estraevano un olio raro, destinato soprattutto ai riti sacri, alla cura del corpo e dell’anima, alla cosmesi e solo in parte alla tavola: un vero “oro liquido”. Nelle chiese, l’olio consacrato riempiva tabernacoli processionali, oleari e chrismalia finemente lavorati, segno della sua importanza spirituale. Nelle corti nobiliari diventava sapone profumato per la pelle delle dame, mentre medici e monaci lo trasformavano in unguenti per curare ferite e affaticamenti dei cavalieri. Protetto dalle leggi negli statuti monferrini e sorvegliato nei commerci, l’olio intreccia agricoltura, fede, medicina ed economia, raccontando la vita quotidiana e la cultura materiale del Monferrato del XV secolo, arrivando fino a oggi con la recente e pregiata riscoperta, proprio a Moncalvo, delle antiche coltivazioni dell’ulivo.
Comune di Castell’Alfero
La cavalleria: aristocrazia guerriera, ponte tra feudo e governo cittadino
Nel Medioevo le città come Asti furono protagoniste della scena politica, con la diffusione dei governi consolari. Il comune astigiano compare nelle fonti già nel 1095. Le città diventavano più potenti grazie a inurbazione, commercio e prestito di denaro e per questo dovevano essere difese contro le mire di conquista esterne. Tra gli esponenti delle più importanti famiglie astesi venivano scelti i magistrati cittadini. Emergeva inoltre un ceto cavalleresco d’élite che disponeva di risorse per un cavallo da guerra e per l’addestramento. La creazione di un cavaliere rappresentava un vero e proprio progetto familiare: il giovane destinato alla milizia era affidato a un cavaliere precettore già a dieci anni, educato all’obbedienza, alla lealtà, al rispetto gerarchico e alla pietas cristiana. Istruito nel latino, nella preghiera, nella retorica e nell’esercizio fisico, apprendeva anche le arti della caccia e del combattimento. Da scudiero, seguiva le spedizioni militari del cavaliere precettore. Passati i vent’anni, nel rito cerimoniale, affrontava il bagno purificatore, la confessione e la veglia di preghiera. Solo un cavaliere poteva crearne un altro. L''officiante gli consegnava le armi e gli conferiva il titolo attraverso l’accollata! Il colpo inferto sul collo, con la mano destra a ricordargli i doveri sacri, ai quali si era votato.

Borgo Tanaro Trincere Torrazzo
Corallium: sangue e simbolo
Nelle Metamorfosi di Ovidio, il corallo nasce dal sangue di Medusa che, a contatto con le alghe marine, le pietrifica. Plinio il Vecchio ricorda il corallo come amuleto protettivo per i bambini. Nell’Antica Roma era usato come merce di scambio con l’Oriente e, ridotto in polvere, come medicina. In epoca medievale il corallo assunse un forte valore simbolico, legato al sangue di Cristo, con funzioni apotropaiche e terapeutiche. Fu considerato non solo ornamento, ma anche simbolo di vita e potere nascosto. I “corallari” realizzavano ornamenti preziosi e corone di grani di corallo per i Rosari. In ambito artistico, il corallo appare in pale d’altare e nelle immagini del Bambino tra XIV e XV secolo come nella tela della Madonna con Bambino conservata nella Chiesa di Maria Ausiliatrice di Viatosto.
Comune di Montechiaro
Dalle ceneri alla luce: una comunità che risorge
XIV secolo: infuria la contesa tra la famiglia dei Visconti e i Marchesi del Monferrato per il controllo di Asti e delle sue colline. Castelli e villaggi sono divisi tra le due fazioni, con rivalità che emergono anche tra gli abitanti di uno stesso paese. Ogni comunità rischia di sfaldarsi. In una notte apparentemente tranquilla, i nobili montechiaresi desiderosi di giurare fedeltà ai Visconti subiscono un agguato, salvando a stento le proprie vite e proprietà. Il paese ferito si rialza in breve tempo, sostenuto da un’idea comune: raggiungere la pace e la prosperità, superando le divisioni interne. Gli uomini della generazione segnata dalla guerra scelgono di dare pubblicamente il loro appoggio ai più giovani, affidando loro il futuro di Montechiaro. Popolo, clero e nobiltà si uniscono quindi grazie a una decisione comune: giurare fedeltà ai signori di Asti, seguendo la guida di un nobile capofamiglia; così, rinascendo dalle ceneri dei conflitti interni, si alleano per raggiungere uno scopo condiviso.
Comune di Nizza Monferrato
Medicina medievale, equilibrio dei quattro umori
Nel Medioevo, intorno al Duecento, la medicina si basava su saperi antichi e credenze religiose. La salute era spiegata attraverso la teoria dei quattro umori, essa era collegata ai quattro elementi: aria, acqua, fuoco e terra. La malattia era vista come uno squilibrio tra gli umori. Le cure comprendevano diete, salassi e rimedi a base di erbe. Accanto ai medici operavano anche cerusici e speziali. Inoltre molte donne operavano come levatrici ed erboriste. Asti era un importante centro urbano nel XIII secolo e in città circolavano medicinali e saperi provenienti da altre regioni. Esistevano ospedali cittadini e medici stipendiati dal Comune.
Borgo San Lazzaro
La Dormitio Virginis, l’antica tradizione accolta nel dogma dell’Assunzione
La Dormitio Virginis, l’addormentamento della Vergine, è un tema artistico-religioso che descrive il sonno di Maria prima della Sua incoronazione ed assunzione in cielo. Molte sono le rappresentazioni sia del trapasso sia dell’assunzione di Maria conservate negli edifici religiosi medioevali, anche nei nostri territori. Esempi importanti sono le raffigurazioni presenti nella chiesa di Viatosto e nella Cattedrale di Asti. Non meno rilevante il bassorilievo della Dormitio presente nel pontile della canonica di Vezzolano di Albugnano. Nell’opera scultorea, Maria viene deposta nel sepolcro; a fianco, Cristo benedicente e la Madonna vengono incoronati e vestiti con un manto regale. Ai lati compaiono i simboli degli evangelisti. Nel corteo, la figura di Maria, distesa ed addormentata, è seguita dalla celebrazione della gloria celeste del Cristo e della Vergine.
Rione San Martino San Rocco
Dalle fiere d’Europa ai castelli del Roero: l’arte del commercio che fece grande la città
La spiccata vocazione commerciale della classe dirigente astese in epoca medievale consentì alla Città di connotarsi come importante centro economico e finanziario. Sfruttando la posizione strategica tra i porti liguri e l’entroterra oltremontano, i mercanti astesi estesero i loro traf ci alle ere d’Europa: tessuti, corde di canapa, pelli e pellicce, vino e spezie erano oggetto del loro commercio. Uomini d’affari conosciuti come “Lombardi” divennero presto cambiavalute e poi prestatori di denaro su pegno. In patria i Lombardi astesi investirono i guadagni in terre, case e rendite signorili. Ne fu esempio la famiglia Roero, che impegnò oltre 140 mila orini d’oro nell’acquisto di castelli nella zona fra Asti e Alba, ancora oggi denominata “Roero”.
Borgo Torretta
Gli stemmi parlanti: fauna e flora nell’araldica delle famiglie astesi
A partire dal XII-XIII secolo gli uomini d’affari astesi dediti al commercio e al prestito di denaro su pegno in Città e in Europa, diedero inizio ad un processo di nobilitazione anche attraverso l’adozione di uno stile di vita cortese-cavalleresco. Abiti, gioielli, palazzi e torri in città, armi e cavalli, e castelli nel contado, insieme con l’adozione dello stemma ad identificare la famiglia, le sue proprietà e le sue attività in Italia e all’estero, sono il simbolo del raggiungimento di uno status quo aristocratico. Nei cosiddetti “stemmi parlanti” l’immagine evocava la famiglia di appartenenza attraverso elementi della ora e della fauna: la quercia per i Della Rovere o il riccio di castagna per i Ricci, i ramarri (in dialetto lajeul) per i Laiolo e la quercia da sughero (nata) per i Natta. Altri sottolineavano l’appartenenza politica: l’aquila per le famiglie ghibelline Isnardi e Guttuari, o il leone, per il ramo guelfo dei Pelletta.

Rione Santa Caterina
L’Ordine che unì i potenti
Nella seconda metà del XIV secolo, l’Europa era percorsa da un susseguirsi di crisi, carestie, rivolte e guerre. Fu in questo contesto che Amedeo VI di Savoia, detto il Conte Verde, allo scopo di “indurre unione e fraternità tra i potenti sicché si evitassero le guerre private” istituì, nel 1362, l’Ordine del Collare, in seguito “Ordine Supremo della Santissima Annunziata”, ancora oggi massima onorificenza di Casa Savoia, il cui simbolo era un collare d’argento dorato recante il motto “Fert” (fortezza), emblema di fedeltà, valore e fratellanza. In origine i membri insigniti dell’ordine erano 14, prevalentemente alleati francesi, chiamati al rispetto di obblighi religiosi, morali e cavallereschi. Secondo la tradizione, nella strategia politica di Amedeo VI, l’istituzione dell’Ordine del Collare si lega al matrimonio, celebrato nel 1350, tra la sorella Bianca di Savoia e Galeazzo II Visconti, nel 1354 Signore di Asti. Il corteo rosso-celeste rende così omaggio alla Casa Savoia e al suo antico legame con il Palio astigiano.
Comune di San Damiano
Lo zucchero: da antica spezia rara a confetto nuziale
Nel Basso Medioevo, lo zucchero era un bene di lusso, costoso e raro, considerato come una spezia esotica, consumata principalmente dall’aristocrazia, per ostentare ricchezza durante gli avvenimenti sontuosi e gli sposalizi tra casate di alto rango. Le coltivazioni di canna da zucchero si diffusero grazie agli Arabi, prima in Sicilia, in seguito nelle terre del nord Italia grazie anche all’abile intraprendenza dei mercanti astesi, che importarono la canna da zucchero dal Mediterraneo. Nel Medioevo i doni nuziali e i primi rudimentali confetti di zucchero erano legati all’augurio di prosperità e fecondità. In Italia, a partire dal XV secolo, era consuetudine che i futuri sposi si scambiassero preziose scatole porta confetti: le “capsiete” di legno di cipresso, che contenevano dolciumi con mandorle confettate e semi di coriandolo. Secondo le ricette degli speziali o aromatari tra cui il sandamianese Damiano Travo, lo zucchero con spezie ricercate, veniva pestato, infuso e mescolato per produrre elisir di lunga vita e pillole rudimentali, per curare disturbi e mali, per la preparazione di colori e per la lavorazione di metalli pregiati.
Borgo Don Bosco
Il Trionfo dell’Unione
Già nel 1275, all’indomani della battaglia di San Frontiniano, Asti manifestò la propria compattezza con una corsa di cavalli disputata presso le mura di Alba. Quella che oggi è riconosciuta come la prima testimonianza scritta del Palio di Asti fu soprattutto una dichiarazione civica e politica, oltre che un atto di guerra: una Città unita aveva resistito ed aveva vinto. Nel corteo gialloblu la tenacia e la resistenza degli armati aprono la strada alla città di Asti, vestita dei suoi colori, fiera per la Vittoria. Toccano il Palio, che consisteva in “molte braccia di tessuto di prezzo non volgare”, le Virtù che rendono possibile una Vittoria autentica, fondata sul bene condiviso: Fede, Speranza, Carità, Prudenza, Giustizia, Forza, Temperanza. Tale celebrazione collettiva riunisce tutte le anime della Città, culminando nel carro trionfale che sancisce simbolicamente l’esito della competizione e il riconoscimento finale del successo.














