Con Raffaele Costa se ne va un protagonista della vita pubblica italiana, che per quasi quarant'anni ha cercato di portare nelle istituzioni robuste dosi di liberalismo einaudiano inteso come rispetto dei diritti individuali, efficientamento della pubblica amministrazione attraverso riduzione della spesa e migliore utilizzo del personale, valorizzazione dell'iniziativa privata attraverso la semplificazione delle procedure che sistematicamente la imbrigliano.
Da parlamentare del collegio Cuneo-Asti-Alessandria girò i vari ministeri per documentare, accanto a casi di autentica dedizione, quelli di sistematico assenteismo. Da sottosegretario alla Giustizia fu messo nel mirino delle Brigate Rosse – e dovette vivere sotto scorta per alcuni anni – perché invocò condizioni più civili per i detenuti in regime di isolamento. Da ministro della Sanità amava verificare i problemi dei cittadini confondendosi tra loro negli ospedali e nelle code agli sportelli; non posso inoltre non ricordare, da astigiano, il suo impegno per lo stanziamento dei fondi necessari alla costruzione del nuovo ospedale, inaugurato nel 2003. Da ministro dei Trasporti perseguì una maggiore sicurezza sulle strade impegnandosi – tra l'altro – per il raddoppio dell'autostrada Torino/Savona, all'epoca con un'unica carreggiata percorribile, causa di continui gravi sinistri.
Sempre abbinando la serietà delle battaglie a metodi fuori dagli schemi, spesso ironici e scanzonati.
Molti i libri da lui pubblicati, tutti di piacevolissima lettura, che testimoniano il suo poliedrico impegno: tra gli altri, "Politica e giustizia ai tempi delle BR", "Il dottore è fuori stanza", "L'Italia dei privilegi".
Quando ancora i social non esistevano, Costa – che all'attività politica ha sempre affiancato quello di avvocato – comprese l'importanza della comunicazione continua quale strumento di collegamento tra il pubblico amministratore ed i cittadini ed inventò una testata, impegnata e leggera al tempo stesso, dapprima a diffusione locale ("Provincia Duemila") poi nazionale ("Il Duemila"), con cui riuscì a stabilire un filo diretto e costante con la sua gente, circostanza che gli permise di divenire, in breve, esponente di punta del partito liberale, che fece diventare, nella sua provincia di Cuneo, addirittura un partito di massa, con percentuali oltre il 20%.
Con la Seconda Repubblica, e la fine dei partiti tradizionali, Costa aderì – insieme a un nutrito gruppo di liberali tra cui il sottoscritto – al centrodestra berlusconiano attraverso l'Unione di Centro, la formazione che affiancò Forza Italia tra il 1994 e il 2010 stimolandone le battaglie in favore di un'Italia meno burocratizzata e più aperta al libero mercato e alle libertà dei cittadini.
Dopo una legislatura al Parlamento Europeo chiuse la sua lunga esperienza politica come presidente della Provincia di Cuneo, sulla scia di un altro grande liberale piemontese che dal governo tornò alla sua terra: Giovanni Giolitti.
Poi la lunga malattia, che lo ha progressivamente costretto ad abbandonare ogni attività, nella soddisfazione però di avere trasmesso al figlio Enrico, oggi capogruppo alla Camera di Forza Italia, il suo stesso entusiasmo per le battaglie di libertà.
Fai buon viaggio, Lello!
Luigi Florio














