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Economia e lavoro | 28 settembre 2026, 15:35

Arte e natura a Neive: con "Il Velo dell’Essenziale" Elisabetta Reicher porta in galleria il dialogo tra San Francesco e Stefano Mancuso

Sabato 10 ottobre la galleria GART di Neive apre le porte alla personale dell'artista Elisabetta Reicher: un viaggio pittorico tra la visione di San Francesco e l'ecologia moderna di Stefano Mancuso

Arte e natura a Neive: con "Il Velo dell’Essenziale" Elisabetta Reicher porta in galleria il dialogo tra San Francesco e Stefano Mancuso

GART Arte Contemporanea è lieta di annunciare l’apertura della mostra Il Velo dell’Essenziale, che presenta la ricerca e la nuova collezione di opere di Elisabetta Reicher. La mostra inaugurerà sabato 10 ottobre alle ore 17:00, negli spazi della galleria di Neive, in Via Rocca 31, e continuerà fino all’8 novembre 2026. 


 

Il nuovo ciclo di lavori di Elisabetta Reicher nasce come meditazione visiva sul dialogo tra il Cantico delle Creature di San Francesco (1225) e il Cantico della Terra di Stefano Mancuso (2025). Otto secoli distanti. Ma le narrazioni non si contraddicono, anzi si completano e rivelano una continuità sorprendente.

Mancuso rilegge il Santo con gli occhi della scienza moderna, trasformando la lode teologica nel più antico manifesto di ecologia integrale dell’umanità. Evidenzia, in particolar modo, come l’ordine in cui San Francesco elenca gli elementi in natura non sia casuale, ma corrisponda esattamente all’elenco dei requisiti fondamentali che la scienza moderna stilerebbe per rendere un pianeta abitabile:

Frate Sole, come stella madre;

Sora Luna, come satellite stabilizzatore;

Frate Ventu, come atmosfera;

Sora Acqua, come idrosfera;

Frate Focu, come energia;

Sora Terra, come biosfera.
 

San Francesco utilizza i termini Frate e Sora per esprimere un legame spirituale di parentela tra uomo e creato, Mancuso traduce quel legame in chiave biologica svelando, o riponendo in luce, una delle verità universali di cui fare tesoro: cooperazione e supporto reciproco, tipici del mondo vegetale, sono gli unici atteggiamenti in grado di preservare la vita sulla terra.

Elisabetta Reicher celebra questo passaggio e connessione epocale - dalla fratellanza teologica alla cooperazione biologica - con la pittura. Il suo linguaggio recupera, consapevolmente o per affinità elettiva, l’iconografia francescana delle origini. Come nei fondi oro e nelle predelle medievali, le sue figure non cercano il naturalismo, ma il simbolo. Le linee sono semplici, sicure, quasi arcaiche. Non descrivono, evocano. L’artista pratica un principio che è francescano e insieme radicalmente contemporaneo: sottrarre senza togliere. La realizzazione è l’opposto della semplicità apparente. Ogni opera è costruita attraverso decine di strati di colore velato, trasparenze sovrapposte, cancellazioni e riemersioni. È una tecnica di levitazione. Il colore non copre, filtra. Il velo non nasconde, rivela. In questo senso l’opera di Reicher è ecologica nella forma prima ancora che nel tema. L’uso povero, inteso da Francesco come spoliazione, diventa in lei gestione responsabile del segno: nulla è eccessivo, nulla è sprecato, ogni strato coopera con l’altro, come in un sistema vegetale. Potenza e delicatezza coincidono. Dalla materia velata emergono gli elementi del Cantico, non come illustrazione, ma come presenza. Sole, luna, vento, acqua, fuoco, terra non sono rappresentati, ma sono evocati da una vibrazione cromatica, da un’incisione di luce.

Il velo dell’essenziale mostra come, per Reicher, la pittura sia una procedura sperimentale, attraverso cui racconta e connette quei singoli fattori - francescani e onnipresenti in natura - che permettono alla vita di progredire e di continuare a sorgere: il sole, la luna, l’acqua, il fuoco, la vegetazione, la morte, anch’essa necessaria per compiere la ciclicità dell’esistenza. La pittura, così per Reicher fin dall’inizio, è una forma di ecologia visiva: rende visibile l’invisibile legame che ci tiene tutti nodi della stessa rete.

I.P.

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