Vent’anni e cinque anni possono essere raccontati attraverso una squadra, uno spogliatoio, una comunità. Josi Venturini ripercorre il suo lungo percorso alla guida della Pro Villafranca, dagli anni in cui era ancora giocatore fino alla scelta di diventare presidente, tra ricordi, personaggi, vittorie e rapporti umani. Un viaggio che parte dalle partite giocate per passione e arriva alla promozione in Eccellenza, passando per quella che Venturini definisce soprattutto una promessa da onorare e un impegno sportivo e sociale vissuto insieme a tante persone.
Cosa ricordi del giorno in cui sei diventato Presidente della Pro Villafranca?
Ero tornato da poco alla Pro come giocatore e avevo trovato una società diversa da come l’avevo lasciata. C’era entusiasmo e c’era una bella nidiata di ragazzi che crescevano bene nel settore giovanile, grazie al lavoro svolto da Cucco, Dabene e Molino. Quando mi fu proposta la carica di Presidente, capii che era arrivato il momento di appendere le scarpe al chiodo. La società aveva bisogno di energie nuove per garantire continuità a un percorso sportivo e sociale importante.
In venticinque anni il calcio è cambiato profondamente, qual è la differenza più grande che percepisci?
All’epoca non esistevano tante cose che oggi sembrano normali o dovute. Si giocava nelle piazze e sulle strade: difficilmente un bambino tornava a casa con le ginocchia non sbucciate. L’allenamento durava tutto il pomeriggio e non “solo” quando ci si ritrovava al campo. Questo significa che spesso chi giocava lo faceva per passione e divertimento e non per emulare i campioni. Ci si divertiva in maniera spensierata.
Anche tra i “grandi” lo sport era vissuto come svago a 360°. Meno professionale di oggi, ma sicuramente più spontaneo e semplice. Giocare per il proprio paese era poi l’obiettivo di tutti, cosa che era ancora più evidente e sentita durante i tornei notturni estivi.
Oggi è diverso: scimmiottiamo troppo il calcio “prof” ma, dal mio punto di vista, non vedo più talenti naturali, ovvero cresciuti senza dover sottostare alle linee guida delle scuole calcio attuali. Oggi si gioca alla Play-Station o con lo smartphone; all’epoca, al massimo, la pausa dal “pallone” era un giro in bici oppure una partita a calciobalilla. Ma poi si ritornava a dribblare sull’asfalto e si finiva quando veniva sera.
Raccontaci un aneddoto a cui sei particolarmente legato.
Ce ne sono veramente troppi, è impossibile fare una scelta. Sicuramente, quando giocavo, i momenti goliardici erano soprattutto quelli vissuti nello spogliatoio, insieme a personaggi come gli scomparsi Mino (Crepaldi), Fonzie (Galazzi), Pinuccio (Guida) Walter (Nosella) e il grande Tommy. Senza dimenticare gli amici di oggi: Gian, Beppe, Sergio, Nanni, Genio…
Qual è la soddisfazione più grande a livello umano e sportivo durante tutti questi anni?
Sicuramente aver raggiunto la promozione in Eccellenza nello spareggio di Cherasco. Un ricordo indelebile e incredibile. Una prestazione maiuscola: ricordo ancora i frame della partita, di ogni singolo giocatore, e l’azione del gol, con la fuga di Fasano sulla destra e l’inserimento di Mattia “Sciacallo” Bosco. E gli occhi luccicanti di Mr. Bostik, insieme allo staff e ai tifosi sugli spalti. Roba da brividi. Un ricordo che terrò sempre con me. Ma anche i play off giocati allo Stadio Paschiero contro il Cuneo, da matricola assoluta: roba da palati fini.
In una parola, che cosa rappresenta per te la Pro Villafranca?
Difficile da spiegare. Un impegno sociale e sportivo: chi non è “dentro” non può capire. Assistere agli allenamenti, vedere i bambini che corrono su un prato, le partite del weekend, poter condividere la domenica con tantissimi amici. Si, è un impegno che mi sono preso per tenere fede a una promessa e che ci tengo a onorare fino in fondo.
Cosa diresti oggi al Josi Venturini che, venticinque anni fa, accettava la carica di Presidente?
Prima di scegliere giocatori e collaboratori, cerca di conoscerli al di là delle competenze e delle capacità calcistiche. Infatti, la forza dello spogliatoio, alla fine, fa sempre la differenza.
Nessun proclama, ma solo impegno e poi, se si riesce, i risultati.
Sono stato fortunato ad avere avuto come “compagni di viaggio” tante persone VERE, che mi hanno dato e hanno dato alla ASD davvero tanto. Anche quando i rapporti non sono stati proprio positivi, devo dire che ho saputo trarre buone indicazioni per affrontare al meglio il percorso. Devo riconoscere che, grazie a questo percorso, ho avuto la fortuna di conoscere tante belle persone che mi hanno accompagnato e mi stanno ancora accompagnando in questo bellissimo viaggio.
Se dovessi chiudere gli occhi e rivivere un solo momento della tua storia con la Pro Villafranca, quale sceglieresti?
Non avrei dubbi: un momento unico che dura dal mio esordio con il gol, quando avevo 16 anni in Terza Categoria, fino all’ultima partita giocata in casa al Villa Park, con un nostro gol segnato da un ex giocatore di serie A, Luca Matarese.
Chi lo avrebbe mai detto?














