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Attualità | 24 gennaio 2019, 22:30

24 gennaio, San Francesco di Sales. Primo incontro di Padre Marco con i giornalisti locali

Il vescovo di Asti oggi ha incontrato la stampa, per un primo bilancio del suo percorso. "I giornalisti sono spesso demonizzati, ma qui vedo facce pacifiche"

Il vescovo di Asti Monsignor Marco Prastaro

Il vescovo di Asti Monsignor Marco Prastaro

Cento giorni da vescovo della Diocesi di Asti (in realtà 93) e una curiosità e desiderio di conoscenza che lo spinge a cercare quotidianamente il contatto con il territorio.

Monsignor Marco Prastaro, in occasione di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, oggi, 24 gennaio, attraverso riflessioni e chiacchierate con gli intervenuti ha tracciato un primo bilancio della sua vita astigiana

Settimane fatte principalmente di incontri con le autorità, con enti, associazioni, gruppi e realtà della  chiesa.

In particolare il vescovo ha riscontrato alcune criticità della Chiesa locale, che riflettono quelle di una società sempre più anziana.

L'età del clero e il riassetto della diocesi

Su 129 parrocchie si evidenzia che l'età, sia del clero che dei parrocchiani è sempre più avanzata. "nonostante la realtà sia molto vivace, mi rendo conto dalle foto dei giornali che siamo molto distanti dai giovani, per vedere foto di giovani, devo andare negli spettacoli o nello sport" ha chiosato Padre Marco che ha spiegato che i preti diocesani sono 71 e 36 di loro hanno già compiuto 70 anni.

E un solo giovane seminarista. Questo conduce inevitabilmente ad alcune riflessioni come quella legata al riassetto organizzativo della diocesi. "Bisognerà quindi valutare l'unione di più parrocchie sotto la guida di un uno stesso parroco come già è stato fatto in passato, tenendo presente anche la crisi delle vocazioni. Anche la nostra diocesi vive un calo delle vocazioni. Il fenomeno è legato alla cultura del nostro tempo e riflette ancora una volta quello che è la società. Il dato oggettivo è che i giovani faticano sempre di più a fare scelte definitive. Questo si rispecchia anche nel calo dei matrimoni a dispetto delle convivenze; il procrastinare scelte sul “lungo termine” incide quindi anche sulla crisi vocazionale".

Un uomo che si pone l'obiettivo della conoscenza Padre Marco:"Anche Asti vive il problema del lavoro ed è un territorio colpito dalla crisi. Non ho soluzioni ma sul tema del lavoro ci si giocherà il futuro".

L'obiettivo a medio termine è quello di "incrementare la conoscenza della realtà nell'ascolto e nell'incontro".

La fede

"La fede cristiana non è più in maggioranza ma si può e si deve lavorare insieme senza 'farsi le scarpe', citando poi una frase di Papa Francesco: 'alla fede ci si arriva per attrazione e non per proselitismo'. Il vantaggio del cattolico - continua il vescovo, è che sa ascoltare".

L'immigrazione

Se tra i momenti più belli e significativi vissuti ad Asti, il vescovo racconta della sua ordinazione, del bagno di folla e del "panico" provato arrivando di fronte al Duomo, sicuramente un evento che lo ha toccato è stata la messa dedicata ai migranti e celebrata a pochi giorni da Natale a Castello di Annone.

Un fiume in piena il vescovo sull'argomento immigrazione.

"Oggi legato al tema dell'immigrazione è il linguaggio. L'informazione deve stare più attenta, spesso si usa un linguaggio che non aiuta nell'obiettività. Parliamo di pancia ma non di testa e cuore. Chi informa - ha spiegato - ha una grande responsabilità".

Secondo Monsignor Prastaro è proprio sbagliato l'inciso di parlare di immigrazione all'interno del Decreto Sicurezza. "Perché sicurezza? Il problema è umanitario, al limite andrebbe inserito nel decreto 1000 proroghe e poi non ci sono i decreti attuativi".

"Qui - continua il vescovo - c'è un'accoglienza che funziona, dà supporto e integrazione. Imparare la lingua è la prima cosa. Molti di loro hanno avuto esperienze terribili e disumane, cercare una vita migliore è un diritto fondamentale".

Secondo il vescovo, abolire il permesso umanitario cambierà molto le carte in tavola favorendo l'illegalità. "Basterebbe accettare, i migranti in quanto esseri umani, fratelli, per interrompere una catena di sfruttamento che parte dal colonialismo,passa per la mercificazione della disperazione e arriva fino alla politica che strumentalizza la questione a scopi elettorali"

Gli spunti e le domande non sono mancate. Sollecitato, il vescovo ha parlato anche di editoria e comunicazione sui social "Non sono sui social, ha rimarcato, perché richiede competenza e impegno. Va aldilà del mio temperamento".

Betty Martinelli

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