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Cronaca | 23 dicembre 2019, 11:30

Sventato dall’Ufficio Immigrazione della Questura di Asti un giro di matrimoni fittizi

Il questore Faranda Cordella: “L’inganno non paga. Non è attraverso questi trucchi che si ottengono diritti importanti”

Sventato dall’Ufficio Immigrazione della Questura di Asti un giro di matrimoni fittizi

A quasi quattro anni dall’avvio delle indagini, si è conclusa l’operazione “Colomba Bianca”, attività svolta dall’Ufficio Immigrazione della Questura di Asti che ha consentito di sventare un sodalizio criminale finalizzato a combinare matrimoni fittizi tra italiane e cittadini stranieri, per la maggior parte nordafricani, al fine di far ottenere a questi ultimi i permessi di soggiorno in Italia.

L’indagine ha preso spunto da un’intuizione degli addetti allo sportello dell’Ufficio Immigrazione, che ad inizio 2015 hanno notato un anomalo aumento di richieste di rilascio di permessi di soggiorno per famiglia presentate da extracomunitari sposati con cittadini europei. Successivi accertamenti hanno poi consentito di appurare che numerosi soggetti di origine nordafricana avevano inoltrato domanda di permesso di soggiorno dopo aver contratto matrimoni con italiane e che le donne sarebbero state tutte assunte presso una società con sede legale nella provincia astigiana, risultata poi estranea alla vicenda, presso la quale le interessate non avevano mai lavorato.

Nel corso dell’indagine – sviluppata mediante una serie di riscontri incrociati, corroborati dagli esiti di perquisizioni, intercettazioni e attività di osservazione prolungatesi nel tempo – gli agenti dell’Ufficio Immigrazione hanno raccolto numerosi elementi provanti l’esistenza di un’organizzazione criminale che – grazie ad una complessa rete di rapporti con addentellati anche all'estero, tra cui Marocco, Spagna, Francia e Belgio – era solita contattare donne italiane disposte, dietro pagamento di cospicue somme di denaro, a sposare cittadini nordafricani mai conosciuti prima. Questi ultimi, irregolari e per la maggior parte pregiudicati, dopo aver a loro volta versato ingenti somme all’organizzazione, venivano messi nelle condizioni di permanere sul territorio nazionale avviando richieste di permesso di soggiorno basate su matrimoni fittizi.

In sostanza, l’organizzazione individuava cittadine italiane in precarie condizioni economiche che, attratte dalla possibilità di facili guadagni, acconsentivano di sposare degli stranieri a loro perfetti sconosciuti. Soggetti altrimenti privi dei requisiti necessari per entrare in Italia, perché pregiudicati o gravati da precedenti provvedimenti di espulsione in quanto clandestini.

Oltre a mettere in contatto le due parti, l’organizzazione si occupava anche di tutto l’iter burocratico: dalla celebrazione del matrimonio al rilascio del titolo di soggiorno, procurando la documentazione da allegare alle istanze e arrivando a contraffare documenti rilasciate dalle autorità dei Paesi di origine degli interessati.

Indagati a piede libero dalla Procura di Asti 5 soggetti, tre italiani residenti ad Asti e una coppia di nordafricani, cui viene contestato il reato associativo, mentre per altri soggetti, coinvolti a vario titolo coinvolti nella vicenda, sono state individuate molteplici fattispecie di reato, tra cui spiccano falsità materiale commessa da privato, uso di atto falso e falsità ideologica in atto pubblico.

L'ispettore capo Ufficio Immigrazione, Liliana Maccario "I matrimoni permangono anche se il nostro lavoro ha consentito di bloccare immediatamente l'attività". Vittoria Rissone, vice questore vicario:"Era tutto molto organizzato fino a che la pratica non andava 'a buon fine'. Dal 2015 sono stati organizzati 12 matrimoni."

Betty Martinelli, Gabriele Massaro

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