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Economia e lavoro | 24 gennaio 2020, 08:45

La trappola dei “patent troll”

Rivolgiamo, in questo articolo, l’attenzione ai patent troll, gli sciacalli dei brevetti: chi sono e perché danneggiano il processo d’innovazione.

La trappola dei “patent troll”

patent troll, letteralmente i troll dei brevetti, nonché sciacalli della proprietà intellettuale, sono imprese che non offrono alcun servizio o prodotto specifico, ma basano la propria attività economica sull’acquisto e la registrazione generalizzata ed indiscriminata del maggior numero possibile di brevetti. I patent troll, acquistano brevetti da aziende in bancarotta o da inventori e centri di ricerca indipendenti, con lo scopo di fare causa ad un'altra azienda, accusandola di violare quel brevetto con uno dei suoi prodotti; il guadagno deriva dall’estorsione di denaro attraverso la richiesta del pagamento delle royalties relative al prodotto/metodo innovativo in questione.

Le aziende che attuano la pratica del trolling, si annunciano e si difendono, sostenendo di far diventare ricchi gli inventori - la "parte debole" dell'innovazione - coloro che attraverso i loro progetti apportano davvero un cambiamento, ma raramente godono del frutto delle loro invenzioni, se non in piccola parte. In altre parole, il punto di forza sul quale giocano barando è quello di promettere agli inventori ”spalle larghe” sulle quali appoggiarsi.

Questa dinamica, oltre che un grave problema per gli inventori, è un attacco al business delle aziende (piccole e grandi), che si trovano costrette ad affrontare numerose cause giudiziarie sulla violazione della proprietà intellettuale. Inoltre, ha l'effetto di impedire l'ingresso sul mercato di nuovi player: pensiamo ad una startup che esordisce nel mercato degli smartwatch con un nuovo prodotto super innovativo, rivoluzionario, ma che rimane pur sempre un orologio digitale e quindi avrà sicuramente qualche elemento in comune con i modelli già presenti sul mercato. Appena l’azienda presenta il nuovo prodotto, comincia a ricevere decine di richieste di risarcimento per violazione del brevetto. Competere in un contesto del genere diventa quasi impossibile, a maggior ragione per un'azienda appena formatasi.

D’altronde, se vi sono società che passano il tempo a depositare ed acquistare brevetti di prodotti e metodi, alla cui creazione non hanno contribuito, innovare sul serio diventa rischiosissimo, poiché la probabilità che qualche componente del nuovo prodotto sia già stato brevettato aumenta sensibilmente. Le vittime preferite dai patent troll sono PMI e startup, perché meno dotate di risorse economiche; tuttavia, non mancano esempi di attacchi contro i giganti della tecnologia. Grandi colossi come Apple, Microsoft, BMW figurano tra le 35 importanti realtà aziendali che qualche giorno fa hanno indirizzato una lettera/appello alla Commissione Europea, in particolare a Thierry Breton, al fine di sollecitare provvedimenti forti e risolutivi da parte delle autorità comunitarie contro questo fenomeno gravemente perturbativo della produzione e del mercato.

Come proteggersi dai patent troll:

 

1. Fare una ricerca approfondita dei brevetti esistenti.

2. Unirsi da una rete di aziende anti-trolling.

3. Non sottovalutare le questioni legali, dedicandovi tempo e risorse.

4. Se si ha il sospetto di essere stati contattati da un patent troll, il primo passo è di informarsi presso gli organismi del settore riguardo a eventuali ricorsi e cause in corso e richiedere il parere ad un’azienda esperta in proprietà intellettuale.

5. Se la reclamazione è legittima, scoprire se altre attività simili alla vostra hanno lo stesso problema e valutate la possibilità di intentare una causa in gruppo.

6. Informarsi regolarmente sull’evoluzione normativa del diritto industriale, focalizzandosi sugli aspetti relativi alla tutela della proprietà intellettuale. Oggi le normative cambiano molto rapidamente sia per stare al passo coi tempi, sia per prevenire o reprimere con tempestività i rischi e le minacce innervati anche nei meccanismi più virtuosi dello sviluppo tecnologico.

Farsi seguire da un’azienda specializzata nella valorizzazione della proprietà intellettuale sicuramente è il punto di partenza per evitare di cadere nella trappola degli sciacalli dei brevetti.

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C.S.

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