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Cultura e tempo libero | 30 luglio 2020, 20:00

Viaggio alla scoperta degli itinerari dell'Astigiano: opulenza barocca ad Asti

Continua il percorso volto a dare valore alle tante nostre bellezze, da raccontare per farci invadere da frotte di turisti in cerca di storia, arte e cultura

Palazzo Alfieri

Palazzo Alfieri

Altra puntata di questo appuntamento settimanale, dedicato al nostro bellissimo territorio, terza ed ultima, solo per dar spazio al tanto resto, su Asti. Nelle prime due abbiamo ipotizzato di conquistare i nostri turisti prima facendoli girare tra sacro romanico e gotico, poi immergendoli nel nostro ricchissimo Medioevo. Ora affasciniamoli col Barocco. Pensate solo al valore del loro passaparola, che oggi, viaggiando sui social, vale un sacco, finalmente distanti da una visita da una botta e via o, ancor peggio, solo ad Asti per una mostra.

Architettura, pittura, scultura: tra il XVI e il XVIII secolo, il Barocco ha arricchito il Piemonte di un patrimonio d’arte straordinario per varietà e valore. Le sue tracce sono abbondanti e bellissime anche ad Asti, prima di tutto con l’elegante profilo di chiese e palazzi nobiliari nel centro storico che restituisce alla memoria un tessuto urbano di grande prestigio, valorizzato da varietà e ricchezza uniche.

L'architettura barocca astigiana si incentra sulla figura di Benedetto Alfieri, primo architetto di Carlo Emanuele III e zio del nostro grande trageda Vittorio Alfieri. Ah già che abbiamo anche lui. Troppa roba, veramente. Era appassionatissimo dell'arte sua; semplicissimo di carattere, e digiuno quasi d'ogni altra cosa, che non spettasse le belle arti. Tra molte altre cose, io argomento quella sua passione smisurata per l'architettura, dal parlarmi spessissimo, e con entusiasmo, a me ragazzaccio ignorante d'ogni arte ch'io m'era, del divino Michelangelo Buonarroti ch'egli non nominava mai senza o abbassare il capo, o alzarsi la berretta, con un rispetto ed una compunzione che non mi usciranno mai dalla mente. Così lo ricorda in Vita il nipote poeta.

Benedetto, che proprio ad Asti, cominciò ad esercitare la professione di architetto, a ruota di qualche timido tentativo in quella d’avvocato per cui aveva studiato, con il rifacimento di alcuni edifici quali Palazzo Alfieri, Palazzo Gabuti di Bestagno, ora Ottolenghi e il Palazzo Civico. E poi Palazzo Mazzetti, il grandioso e sempre più in attesa di valorizzazione Palazzo Gazelli di Rossana e la ristrutturazione di diversi altri, dando un nuovo carattere alla città che era rimasta assopita per un paio di secoli. Tante magnificenze da visitare con calma e rito, a goderne linee, idee e spettacolari creazioni.

Sulla sua scia, si modificarono molte delle facciate dei palazzi nobili prospicienti l'attuale Corso Alfieri e riedificate antiche chiese. Tra il barocco sacro, sicuramente da non perdere, Santa Caterina, opera della seconda metà del ‘700 dell'architetto torinese Ferroggio, o la bellissima chiesa di San Rocco, recentemente restituita alla città con un ottimo restauro. E ancora la chiesa di San Martino e la sua cupola affrescata splendidamente dal barocchissimo, astigiano, Aliberti, nell’omonima ed affascinante piazzetta in pieno centro storico, uno degli spazi barocchi più belli della città. Piazza delimitata dalla chiesa, dal palazzo di origine medievale, Roero di Settime e Mombarone, totalmente ristrutturato nel ‘700, e dalla chiesa sconsacrata di san Michele, piccolo gioiello consacrato alla musica. Quella del Diavolo Rosso. Posto unico e pieno d’anima dove entrati la prima volta ci si ritorna. Altra chiesa barocca sconsacrata, dove si fa bella cultura è quella di San Giuseppe, luogo che accoglie teatro contemporaneo, concerti, danza: Spazio Kor.

Barocco non solo nell’architettura, ma anche in dipinti e sculture, a partire dalle splendide opere di Gian Carlo Aliberti che ha lasciato in città molte grandiose testimonianze, esempi unici della sua pittura fresca e spumeggiante. Da non perdersi i suoi affreschi nell’ex chiesa del Gesù, al Michelerio, vero museo della decorazione barocca, anche grazie all’esposizione di una fantastica collezione di dipinti seicenteschi di Salvatore Bianchi, provenienti dalla chiesa di Sant'Anastasio. E ancora quelle di un grande orafo scultore, Giovanni Tommaso Groppa, da godere in Cattedrale e Museo Diocesano, e le miniature del grande ebanista Giuseppe Maria Bonzanigo, in mostra a Palazzo Mazzetti.

Tanto, tanto, tanto.

Davide Palazzetti

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