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Economia e lavoro | 05 agosto 2020, 08:57

Messina: "Dopo la fusione, ora la mia priorità è far sentire tutto il personale di Ubi coinvolto in una grande sfida"

Il ceo di Intesa Sanpaolo: "Siamo al secondo posto in Europa, dopo Bnp Paribas e davanti a Santander: non è mai successo a una banca italiana". Gaetano Miccichè verso la guida di Ubi: "Ha la mia totale fiducia e le caratteristiche giuste"

Messina: "Dopo la fusione, ora la mia priorità è far sentire tutto il personale di Ubi coinvolto in una grande sfida"

A poche ore dalla presentazione dei numeri del primo semestre 2020 di Intesa Sanpaolo - e a pochi giorni dalla fusione ufficiale con Ubi Banca - Carlo Messina, ceo del grande gruppo finanziario, fa il punto della situazione con una certa soddisfazione.

Dottor Messina, si aspettava un'adesione così alta all'Ops con Ubi, ma anche un'opposizione così forte?
"Fin dall'inizio sapevo che l'operazione non poteva che essere svolta in questo modo, per dimensioni e frammentazione dell'azionariato di Ubi: l'Ops era l'unico modo in cui potevamo muoverci ed è normale che in questo percorso ci siano state anche delle difese, non sono particolarmente stupito di quello che è accaduto e che ci potesse essere un rilancio poteva essere messo in conto fin dall'inizio. Ma non ho mai fatto commenti negativi sul management di Ubi, sono sempre stato molto sereno e positivo e il risultato finale mi ha dato pienamente ragione: forse una delle migliori operazioni mai fatte, in questo genere, in Italia".

Quale sarà adesso la sua priorità?
"Una delle priorità sarà lavorare alla motivazione del personale di Ubi Banca, facendoli sentire inseriti in una realtà che a livello Eurozona è al secondo posto, a valori di Borsa, avendo scavalcato anche Santantader e avvicinando BNP Paribas. E' un valore strategico della mossa che abbiamo fatto, per il Piemonte e per tutta l'Italia. Mi rivolto alle 20mila persone di Ubi, non solo il management: tutti sono convinto troveranno spazi di crescita all'interno del nostro Gruppo, le prospettive ci sono e sono enormi. E poi ribadisco che apriremo una direzione regionale a Cuneo, oltre a rafforzare il supporto al territorio dal punto di vista del sociale, che interagisca con sindaco e amministratori locali".

Dopo le dimissioni di Victor Massiah, alla luce dell'esito dell'Ops, a chi potrà essere affidata adesso la guida di Ubi Banca?
"E' importante individuare una figura di prestigio, per traghettare il gruppo verso l'integrazione e che abbia già dimostrato di saper gestire situazioni complesse con successo. A questo identikit corrisponde Gaetano Miccichè, di cui mi fido ciecamente, anche se dovrà essere il Consiglio di amministrazione di Ubi a formalizzarlo (si riunirà il 6 agosto, ndr). Ma lo stimo molto e credo abbia tutte le caratteristiche per poter svolgere bene il ruolo di amministratore delegato".

Che peso ha, oggi, un'operazione come quella realizzata da Intesa Sanpaolo?
"Non è mai successo qualcosa di simile a una banca italiana e alle persone di Ubi chiedo di far parte insieme al nostro gruppo di questa grande sfida. E mi occuperò con il personale di Ubi banca che andranno nel mondo Bper possano essere valorizzate. La serenità e la loro motivazione è una priorità che tutti in Intesa Sanpaolo dobbiamo perseguire".

Quale prospettiva temporale vi siete posti?
"Nei prossimi 6-9 mesi saremo impegnati nell'integrazione di Ubi Banca all'interno di Intesa Sanpaolo: la mia priorità, come maneger, è questa. Tra febbraio e aprile questo percorso sarà completato e non credo che in Europa succederà altro. E la nostra capacità di generare valore è apprezzata dagli investitori e dagli azionisti".

Cosa cambia, con la fusione, sia in Italia che all'estero?
"Quella che abbiamo consluso non è stata soltanto un'operazione italiana, ma è un successo a livello europeo e segue l'invito della BCE alle banche a consolidarsi e integrarsi. Non credo che nel Paese siano cambiate di molto le posizioni rispetto a quando abbiamo iniziato la Ops. Di certo con questa mossa abbiamo creato un ulteriore significativo distacco dall'altro player italiano, che non è più la più grande banca italiana fuori dall'Italia, perché lo diventiamo noi".

Che Intesa Sanpaolo si trova a guidare, adesso?
"Quando ne presi la guida (settembre 2013, ndr), era una banca ben gestita, ma con un forte riferimento locale, una grande Cassa di risparmio del territorio. Ora invece è diventata una banca internazionale, che interessa gli investitori anche di oltre confine. Ma restiamo una banca italiana, con un amministratore delegato italiano e che parla italiano e che ha una parte importante delle proprie quote nelle mani delle Fondazioni bancarie".

Che rapporto ha con i sindacati, anche alla luce di questa fusione?
"Con i sindacati ho sempre avuto un ottimo rapporto e li stimo, forse perché in banca ho fatto sempre tutti i passaggi e vengono considerato uno di loro. I sindacati fanno lecitamente gli interessi di chi lavora in banca, ma sono sicuro che si troveranno i punti di incontro, senza grosse difficoltà, per far sì che questa operazione sia un successo anche dal punto di vista dei sindacati".

Massimiliano Sciullo

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