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Cultura e tempo libero | 17 ottobre 2020, 07:30

Viviamo in un posto bellissimo poco resiliente e poco tecnologico

Puntata dedicata agli effetti di ‘sto accidenti di virus su eventi, fiere e manifestazioni varie dell’Astigiano, annullate o riviste al ribasso, rimpicciolite

Il periodo suggerisce tanta resilienza

Il periodo suggerisce tanta resilienza

Recentemente ho ripreso un libro di una decina d’anni fa, Resisto dunque sono di Pietro Trabucchi, su valenze e valore della resilienza, termine sempre più d’uso comune in questo periodo pandemico, quale capacità dell’uomo di resistere ad avversità e cambiamenti. Il termine deriva dal latino resalio, iterativo del verbo salio, che in una delle sue accezioni originali indicava l’azione di risalire sulla barca capovolta dalle onde del mare. Capacità assolutamente necessaria di questi tempi, di far fronte agli eventi traumatici, di riorganizzarsi dinanzi alle difficoltà, di fronteggiare le contrarietà con la capacità di adattarsi. Ognuno di noi, consapevole o no, lo sta facendo. Persone, commercio, aziende, anche con il valido supporto della tecnologia: dallo smart working all’e-learning, fino allo shopping online e così via.

Mi colpisce che questo non succeda dalle nostre parti nel gestire eventi, manifestazioni e fiere. Esempi eclatanti ne sono i tanti annullamenti e i drastici ridimensionamenti. Crepa se qualcuno invece di darsi appuntamento tra un anno abbia cambiato visione e strumenti. Meglio chiudere o rimpicciolire. Capiamoci: credo fermamente che ogni manifestazione dell’Astigiano, spessissimo scevre da fini commerciali con organizzatori principalmente pubblici, non possa che avere come obiettivo quello di dare valore al territorio e così era nella maggior parte dei casi, ma ora, nel momento di maggiore bisogno, si ferma tutto, quasi il territorio non sia proprio adesso in affanno e necessiti di tutti i possibili supporti. La strada non era poi così difficile: come si può lavorare da casa così si può avere una manifestazione a tema tartufo o vino in streaming, arricchita da webinar e simili oltre che da aste e vendite on line. Certo non è lo stesso, ma molto meglio che niente. Anzi, molto probabilmente si sarebbe finalmente raggiunto l’obiettivo di valorizzazione territoriale, obbligati e favoriti dall’allargamento della platea.

Tra le tante manifestazioni dell'Astigiano annullate, in un autunno così unico causa virus e sua recrudescenza contingente, annoveriamo, ad oggi e, ahimè, il numero sale ogni giorno, oltre la metà delle fiere del tartufo, comprese le tre principali: Mombercelli, Montechiaro e Montiglio. Annullata la coinvolgente Fiera del Rapulè di Calosso, così come diversi altri bellissimi appuntamenti a tema vinicolo. Nei mesi scorsi ci siamo persi già Palio, Sagre, Arti e Mercanti, la Corsa delle botti di Nizza ed il Palio degli asini di Cocconato, tanto per citare le principali. Tutti eventi con lo stesso obiettivo di far parlare dell’Astigiano, dei suoi prodotti, delle sue tradizioni. Ognuna di loro, tanto quanto quelle in recente e prossimo stop, sarebbero potute essere trasformate in incredibili momenti di promozione, anche a porte chiuse, proposti in tv, raccontati sui media e viralizzati in rete. Persino una selezione dei grandi piatti di tradizione delle Sagre o di degustazioni della Douja sarebbero potuti essere raccontati e consegnati a casa. E invece...ci vediamo il prossimo anno.

Lo stesso discorso sarebbe bellissimo vederlo applicato anche ai vari e ricchi ambiti culturali di Asti e del suo territorio, a partire dal sistema museale cittadino, quale ottima occasione per uscire dalle solite quattro mura. Tema evidentemente troppo importante per non ampliarlo in una prossima occasione.

Davide Palazzetti

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