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Eventi | 20 ottobre 2020, 19:15

Domenica a Passerano Marmorito in scena "Il testamento dell'ortolano", del Teatro degli Acerbi

Sabato a Valfenera camminata teatrale dal titolo “Guarda che silenzio che c’è”, in forma itinerante per il pubblico

Domenica a Passerano Marmorito in scena "Il testamento dell'ortolano", del Teatro degli Acerbi

L’Ecomuseo Basso Monferrato Astigiano realizza in ottobre una serie di eventi di teatro, musica e memoria a conclusione del percorso di raccolta di testimonianze sul 2020, un anno che è di fatto storia.

Il progetto è realizzato con il patrocinio della Provincia di Asti ed il contributo della Regione Piemonte e della Fondazione CRAsti e della Fondazione CRT.

E’ attuato con la Rete Ecomusei Piemonte e il Laboratorio Ecomusei, in partnership con il nuovo Ente Turismo Langhe Monferrato Roero.

Per la sua realizzazione è coinvolto lo staff artistico e scientifico dell’ARchivio TEatralità POpolare, sezione di lavoro della Casa degli alfieri.

Evento principale è una camminata teatrale dal titolo “Guarda che silenzio che c’è”, in forma itinerante per il pubblico. La parte teatrale, in tre tappe all’aperto, è una creazione dell’ ARchivio TEatralità POpolare e Faber Teater con otto attori e musicisti in scena; quella musicale, a cura di Joint Music.

Sabato 24 ottobre è in programma a Valfenera in due orari: 15 e 17, a gruppi con prenotazione obbligatoria al 3392532921.

Il ritrovo è in piazza Tommaso Villa.

All’indomani del lockdown, e in un momento in cui ancora permangono notevoli restrizioni alla vita sociale e affettiva, un gruppo di artisti – teatranti e musicisti – dopo una lunga fase preliminare di incontri a tu per tu con persone di tutte le età ed estrazioni, restituisce ora con un’esperienza poetica itinerante le informazioni, le suggestioni, le emozioni ricevute durante le giornate dedicate al progetto “Angoli d’Ascolto”, promosso dall'Ecomuseo Basso Monferrato Astigiano sul territorio di ambito.

Il pubblico, in piccoli gruppi che rispettano le vigenti norme di distanziamento per lo spettacolo dal vivo, è invitato a percorrere le tappe di un’ideale pellegrinaggio condotto dagli artisti. Il pellegrinaggio è tradizionalmente un cammino colmo di simbolismo, un rito di passaggio, uno spazio e un tempo per riflettere, per mettersi a confronto con se stessi. Dopo che un inaspettato e drammatico evento ha travolto la nostra società e il mondo intero, c’è bisogno di riordinare i pensieri; dopo tanto isolamento c’è bisogno di occasioni per rifare comunità, per condividere di nuovo, per aiutarsi a “metabolizzare” l’accaduto, sia personale che collettivo.

Ci sarà spazio per tutto questo, per un’esperienza attiva, che metterà in gioco le emozioni del pubblico presente, che proporrà a ciascuno di ripercorrere il proprio vissuto, momenti felici e momenti dolorosi. Sarà un viaggio all’aperto in tre tappe che condurrà all’ascolto delle vive parole raccolte dai testimoni sul territorio astigiano, così come di pagine di letteratura immortale. Di questo materiale si sono “nutriti” gli artisti in scena, che ora offrono la loro prospettiva poetica in cambio di quanto hanno ricevuto. Creare bellezza, in musica e parole, creare segni significativi per immortalare questo momento storico, al di là di ogni giudizio, celebrare gioie e fatiche quotidiane, dolori e paure, vicinanze e lontananze.

Un’esperienza collettiva e intima per ricordare chi se n’è andato via. Ricordare che tutti noi, anche se ammaccati, ci siamo ancora.”

Commenta la presidente dell’Ecomuseo BMA, Elisabetta Serra: “Quelle che vengono messe in scena e messe in musica sono le nostre emozioni, i nostri sentimenti, le nostre parole per raccontarlo. Quello che vediamo, nelle tappe della restituzione, siamo noi.”

In scena Sebastiano Amadio, Marco Andorno, Lodovico Bordignon, Paola Bordignon, Patrizia Camatel, Lucia Giordano, Francesco Micca; musiche, canti e sonorizzazioni del Faber Teater e Marco Maturo (in scena anche lui).

Dopo un momento di pausa, ci sarà una quarta tappa musicale acustica nel Salone Consigliare, con il Bruskers Guitar Duo.

Hanno scritto di loro: “I Bruskers riescono nel miracolo di mettere perfettamente d’accordo la chitarra classica e quella moderna.” … “Virtuosismo intelligente, interpretazioni rispettose, tecnica messa al servizio dell’originalità e del buon gusto.”

Duo attivo dal 2003 è costituito dai modenesi Eugenio Polacchini e Matteo Minozzi definiti dalla stampa specializzata come “due figure di primo piano del variegato mondo della chitarra” e “fonte di ispirazione per i chitarristi” ; propongono rivisitazioni di standard della tradizione jazz e di colonne sonore, oltre che loro brani originali.
Hanno suonato e suonano in Italia, USA, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Svizzera, Austria, Bulgaria e Portogallo.

Domenica pomeriggio 25 ottobre invece, a Passerano Marmorito nell'Aia di fronte all’Ala, alle 15,30 ci sarà il nuovo spettacolo del Teatro degli Acerbi dal titolo "Il testamento dell'ortolano", con protagonista Massimo Barbero, da un racconto di Antonio Catalano, eclettico artista, il poeta della meraviglia, il cantore delle piccole cose.

L'adattamento e la regia sono di Patrizia Camatel.

Il sapore è quello di una fiaba antica, ma i contenuti sono modernissimi, poiché si parla del legame di amore e cura per il Pianeta Terra, tema di grande attualità e importanza primaria.

Protagonista della storia è l’ortolano Adelmo, vissuto in quel passato prossimo in cui l’orto era fonte primaria di sostentamento famigliare. Egli ha ricevuto la terra dai suoi antenati, l’ha coltivata per tutta la vita; ha imparato dal padre, ma si è anche inventato il mestiere sperimentando ad ogni stagione, con buona pace di tradizioni e proverbi; ha maledetto la tempesta e la siccità; ha messo su famiglia e l’ha nutrita coi frutti della sua fatica. Il giorno in cui, infine, si sente vicino alla morte, si chiede che destino avrà il suo orto, nelle mani del figlio Michele.

Ricevere in eredità un pezzo di terra e attrezzi agricoli può essere gravoso. Ma se si entra per quel cancelletto sgangherato anche solo per fare pulizia, per il decoro del vicinato, si rischia di subire il fascino di quella variegata comunità di esseri viventi, che va avanti strenuamente anche nel disinteresse del novello proprietario.

L’orto può diventare così un luogo in cui specchiarsi, in cui ritrovare le vicende famigliari, in cui scoprire il legame plurimillenario tra l’umanità e la Terra, che dobbiamo tutelare come eredità comune e ancor più come fonte di vita. Insomma, l’orto è il luogo della Cura: là dove ci si prende cura della terra, e dove la terra cura il corpo e l’anima. Questo è il messaggio lanciato dall’ortolano, laborioso e bonario, filosofo e poeta a sua insaputa.

È come un antico “cunto” popolare, in cui si narrano le gesta non di prodi cavalieri, ma di contadini in sella alla Lambretta, di peperoni magici esplosi in cielo come fuochi d’artificio, di balli a palchetto e lune di polenta…

Ingresso gratuito, fino ad esaurimento posti, disposti secondo la normativa COVID-19.

Info: www.ecomuseobma.it www.archivioteatralita.it e su facebook e instagram.

Comunicato stampa

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