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Economia e lavoro | 28 ottobre 2020, 07:23

Mini lock-down: "In Piemonte i ristoranti possono perdere fino al 60% degli incassi"

L'allarme di Cna Piemonte: "Eventi e catering hanno azzerato i ricavi. Serve un concordato sulle tasse che non potremo oggettivamente pagare"

Mini lock-down: "In Piemonte i ristoranti possono perdere fino al 60% degli incassi"

Danni per circa il 60% del fatturato per chi lavora nella ristorazione, mentre eventi e catering sono già arrivati a quota zero. Non smette di risuonare l'allarme delle categorie più colpite dal mini lockdown messo in atto dall'ultimo Dpcm. A far sentire la propria voce, questa volta, è Cna Piemonte, che alla luce del "coprifuoco diurno" - come è stato definito - chiede "misure di ristoro reali e immediate". 

Facendo i conti, a livello regionale tutto il settore conta circa 23mila imprese e 80mila addetti: poco sotto il 10% del volume del comparto a livello nazionale. Durante il primo lockdown la perdita stimata di fatturato oscillava oltre il 40% e si può immaginare che a fine estate la perdita del fatturato su base annua si sia attestato intorno al 30%. Ma con questo nuovo provvedimento la situazione si aggrava ulteriormente e l'impatto porterà quasi certamente a raggiungere e superare il 60% di ricavi in meno rispetto al 2019. Se la situazione di dovesse protrarre anche sul mese di dicembre con il Natale si può solo parlare di tracollo certo.

Ecco perché la richiesta spazia da un tavolo permanente con il governo a un concordato "per le tasse che non potranno oggettivamente essere pagate".

“Per la ristorazione - dichiara Giovanni Genovesio, presidente regionale di Cna Agroalimentare - l'ultimo dpcm rappresenta di fatto un lockdown mascherato: la chiusura alle 18 azzera i ricavi di operatori che già avevano lamentato la fortissima riduzione del fatturato a pranzo e puntavano sulla cena per rientrare delle spese. Peraltro è una decisione che pone il mondo della ristorazione nel ruolo di untore, quando i numeri dimostrano che non si tratta della fonte di aumento dei contagi che si sta verificando nelle ultime settimane. Ma noi paghiamo il conto. I pasticceri e i cioccolatai sono gli unici a chiudere quando invece gli altri venditori di generi alimentari sono aperti. Non ci sono spiegazioni razionali”.

I prodotti da ricorrenza: panettoni e pandori renderanno circa il 30% dell’anno scorso. “Pensare che il Natale possa salvarci è una vera illusione. Le aziende programmano la produzione e la distribuzione dei prodotti in questo periodo e credo che con questo stop, anche i giochi per dicembre siano fatti. Ecco perché ci serve il tavolo permanente, per non cadere in una gestione emotiva e schizofrenica”.

Sugli eventi, filiera che coinvolge numerose micro imprese artigiane, sul fronte della somministrazione del cibo, quindi il catering, tutto il comparto è fermo per gli eventi aziendali, mentre tra i privati si è registrata una minima attività solo nel mese di settembre. A fine anno si parla di un calo di fatturato di circa il 90%. Ma quando si parla di eventi, le realtà coinvolte sono davvero numerose e diversificate.

“Il nostro settore è praticamente fermo da inizio anno – spiega Stefania Battezzati di Amat, produttore di strumenti musicali - perché il primo lockdown ci ha consentito di smaltire qualche ordine del 2019, ma il 2020 ha completamente fermato ogni attività. Senza feste, concerti e coi teatri chiusi, tra cultura e spettacoli, il nostro fatturato sarà inferiore del 90% rispetto a quello dell’anno scorso. Nel settore non solo non si comprano nuovi strumenti musicali, ma molti musicisti senza contratti fissi stanno vendendo i propri con la consapevolezza che non li useranno nel breve periodo. È una tragedia. Ci aspettiamo degli indennizzi visto che il settore della cultura e dello spettacolo è sempre stato escluso dai principali interventi nazionali e regionali. E ci saremmo aspettati delle sospensioni per tasse e spese di utenza, perché quei costi, come gli affitti, continuano a pesare sulle nostre spalle”.

Massimiliano Sciullo

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