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Politica | 14 maggio 2021, 15:47

"Non è una città per bambini e giovani". Il gruppo consiliare Uniti si può, chiede meno promesse e più servizi

Con una nota i consiglieri riflettono polemicamente su alcune iniziative della giunta

"Non è una città per bambini e giovani". Il gruppo consiliare Uniti si può, chiede meno promesse e più servizi

Riceviamo e pubblichiamo una nota di Michele Anselmo e Mauro Bosia del gruppo Uniti si può.

In questi giorni, supportata dalla nota verve propagandistica, l’assessore Cotto si è inventata Asti come “prima città europea del volontariato”. Iniziativa lodevole ancorché di facciata. Pensiamo che i tanti volontari che nell’assistenza e in sanità svolgono un lavoro encomiabile e sussidiario alle istituzioni, tengano maggiormente a operare in servizi efficienti, che non ad avere riconoscimenti di facciata che più che dare valore al loro impegno danno lustro al sindaco e all’assessore Cotto.

Mariangela Cotto, anziché lavorare prevalentemente sull’immagine, la sua e quella del sindaco, dovrebbe impegnarsi a potenziare e rendere ben fruibili i Servizi per i quali è delegata.

Abbiamo letto con attenzione “il libro dei sogni” prodotto dal sindaco sul Recovery Plan. In tutto il malloppo non compare una scheda rivolta al potenziamento degli asili nido di Asti e, conseguentemente, al contrasto della “denatalità”, mentre minime e ridicole sono le schede per i giovani. Eppure sindaco, assessore e il centro destra si riempiono la bocca di “sostegno alle famiglie” e, taluni, blaterano a sproposito: “prima gli italiani”.

Le famiglie sono state il fulcro portante che ha sorretto il paese sia nella crisi economica del 2008 che nell’attuale pandemia, hanno infatti garantito servizi indispensabili e insostituibili in termini di tenuta sociale, di assistenza ai “fragili”, di inclusione, di risparmio, di spesa, di lavoro educativo e di ammortizzatore per i tanti aspetti a cui le Istituzioni, comprese quelle locali, non hanno saputo o voluto rispondere adeguatamente. L’Italia vanta il triste primato di essere prima in Europa per denatalità e invecchiamento. Nonostante la strage del Covid abbiamo un minore ogni 5 anziani; un rapporto non più sostenibile per la tenuta del sistema.

E allora chi lo pagherà in futuro il Recovery Plan visto che la denatalità porterà al crollo del sistema pensionistico, del Welfare, e del Sistema Sanitario Nazionale ?

Il Recovery Plan stanzia 4,6 miliardi di Euro per gli asili nido e le scuole d’infanzia. Presumiamo che, per la scarsa lungimiranza del sindaco e dell’assessore Cotto ad Asti non arriverà neanche un centesimo. Così come dei 230.000 nuovi posti destinati ai bambini più piccoli, come dichiarato direttamente dal presidente Draghi, ad Asti non ne avremo neanche mezzo. Siamo sicuri che sindaco e assessore, presi in castagna, diranno che a questa loro palese mancanza provvederà la Regione, la Provincia, l’Europa e, forse, lo Spirito Santo.

Nel frattempo ci risulta che ad Asti una giovane madre in dolce attesa che voglia iscrivere ad un asilo nido comunale il nascituro, per essere certa di avere il posto garantito, dovrà iscriverlo nel corso della gravidanza. Le sarà quindi richiesto il pagamento della retta mensile a partire da gennaio anche se il bambino inizierà a frequentare l’asilo nei mesi successivi, tenuto conto che l’accesso al nido avviene non prima del compimento del terzo mese di vita.

Quando si dice sostegno alla famiglia e contrasto alla denatalità, vorremmo meno promesse e più servizi.

Per il Gruppo consiliare Uniti si può

Michele Anselmo – Mauro Bosia

Al direttore

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