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Cronaca | 21 luglio 2021, 13:12

L’ultima udienza rinviata di sedici mesi. Così a otto anni dai fatti arriva la prescrizione

Il tribunale di Alessandria ha dichiarato l’intervenuta estinzione del reato nel processo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e falso che vedeva imputati due professionisti albesi e 22 immigrati originari del Marocco. Il legale: "Il mio assistito estraneo ai fatti, chiese di essere interrogato cinque anni fa"

L'Ufficio Immigrazione della Questura di Asti

L'Ufficio Immigrazione della Questura di Asti

Non c’è stato bisogno della revisione della prescrizione contenuta nella riforma della ministra Cartabia per mettere fine al processo che, presso il tribunale di Alessandria, vedeva due consulenti fiscali albesi rinviati a giudizio all’esito di un’indagine che la Guardia di Finanza della Tenenza di Nizza Monferrato aveva condotto per fatti risalenti al periodo 2009-2013.

I due – un uomo e una donna, difesi rispettivamente dall’avvocato albese Roberto Ponzio e dal collega alessandrino Piero Gallo – dovevano rispondere di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina con l’accusa di avere certificato falsamente le dichiarazioni dei redditi di 22 immigrati di nazionalità marocchina, a loro volta accusati di falso (a difenderli gli avvocati Mauro Caliendo di Asti e Vittorio Gatti di Alessandria) –, attestando così la sussistenza di compensi da loro mai realmente percepiti per soddisfare i requisiti previsti dalla normativa per il rinnovo di permessi di soggiorno o il rilascio di carte di soggiorno per lavoro autonomo.

Così facendo – era in sostanza l’accusa nei loro confronti – , tramite il centro di elaborazione dati presso il quale operavano, avrebbero indotto in errore i funzionari dell’Ufficio Stranieri della Questura di Asti preposti al rilascio dei documenti di soggiorno.

Giunto alla fase dell’udienza preliminare, il processo aveva già subito diversi rinvii. Nel luglio 1999 un impedimento del giudice per le Indagini Preliminari Giorgia De Palma rese necessario aggiornare il procedimento all’udienza tenuta nel febbraio 2020, quando davanti al giudice per l’Udienza Preliminare Aldo Tirone venne invece rilevata l’indeterminatezza del capo di imputazione nella parte in cui non vi venivano specificati giorno e mese del periodo nel quale i reati contestati sarebbero stati commessi.

Lo stesso Gup aveva quindi rilevato come, in conseguenza di tale formulazione, i 7 anni e mezzo che, in ragione della pena massima prevista per quella fattispecie di reato, andavano contemplati quale termine per la prescrizione dello stesso (la riforma voluta dall'ex ministro Alfonso Bonafede interviene solo dopo la sentenza di primo grado) sarebbero andati a cadere entro la data dal 30 giugno 2021. Un lasso di tempo insufficiente – si era fatto notare sempre nell’udienza tenuta sedici mesi fa – per arrivare a concludere il dibattimento, considerati i carichi degli uffici e gli arretrati già pendenti sul capo dei magistrati in forza nel palazzo di giustizia alessandrino.

Da qui la decisione di fissare la successiva tappa dibattimentale all’8 luglio 2021, quando, come previsto, al Gup Tirone non è rimasto che riconoscere nei confronti di tutti imputati la sopravvenuta prescrizione dei reati contestati e quindi la loro estinzione.

"Cinque anni fa il mio assistito chiese di essere interrogato per provare la propria estraneità ai fatti contestati – ricorda oggi l’avvocato albese Roberto Ponzio –. Da allora è rimasto in attesa che il Gip si pronunciasse. Intanto si sono susseguiti molteplici intoppi nel regolare avanzamento del processo, dalla malattia degli imputati al trasferimento del Gup, all’irregolarità di alcune notifiche. Vicende come questa – conclude il legale – dovrebbero fare riflettere i fautori dell’abolizione della prescrizione, che non è uno strumento a disposizione dell’imputato per sfuggire a una condanna, ma un’opportunità di tutela contro le lungaggini della giustizia".

Ezio Massucco

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