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Al Direttore | 20 giugno 2022, 15:31

Tra i banchi del Cpia di Asti una famiglia di afgani fuggiti da Kabul

La famiglia Sultani è arrivata in Italia dall’Afganistan lo scorso agosto. "Ce l’abbiamo fatta grazie ai carabinieri che ci hanno portati in salvo"

La famiglia Sultani con le maestre Raffaella Rozzo e Laura Basso

La famiglia Sultani con le maestre Raffaella Rozzo e Laura Basso

Una 'bella' storia tra i banchi del Cpia di Asti.

Khoshbo e Madina, 18 e 20 anni, sognano un futuro a servizio degli altri, una vuole diventare medico, l’altra carabiniere, non ha dimenticato la carica di umanità di quegli uomini in divisa che qualche mese prima avevano salvato la sua famiglia dalla disperazione, in fuga da Kabul.

A imparare l’italiano nelle aule del Cpia, l’istituto statale di istruzione per gli adulti guidato da Davide Bosso, ci sono anche papà Ghulam e mamma Najeeba.

La famiglia Sultani è arrivata in Italia dall’Afganistan lo scorso agosto.

"Siamo rimasti a lungo in attesa in aeroporto, senza cibo e acqua, abbiamo visto morire tanti bambini – racconta Ghulam - Ce l’abbiamo fatta grazie ai carabinieri che ci hanno portati in salvo. Mi hanno riconosciuto tra la folla che chiedeva aiuto perché ho lavorato per 18 anni in Consolato".

Ghulam era il cuoco e il tuttofare dei carabinieri del Tuscania, i militari che si occupano della scorta e della protezione dell'ambasciatore.

"Ci hanno imbarcati su un aereo dell’aeronautica militare. Quando siamo arrivati in Italia abbiamo subito trovato il grande supporto dei volontari della Croce Rossa, prima a Roma poi a Torino fino ad Asti dove siamo stati affidati al centro di accoglienza Agathon".

Il suo pensiero vola però di nuovo a Kabul: "Abbiamo portato con noi cinque figli, altre due figlie sono ancora lì. Sono sposate, devono seguire i loro mariti. Ci mancano".

Al Cpia la famiglia Sultani ha trovato una seconda casa.

"Quando siamo arrivati – prosegue Ghulam – conoscevamo poche parole, io ero però avvantaggiato rispetto perché avevo lavorato al Consolato. A scuola non ci siamo sentiti soli, immersi tra tante culture e storie diverse".

"Ho conosciuto Ghulam nei primi giorni dello scorso settembre, durante i quali il Cpia organizza le fasi dell’accoglienza per i corsisti – racconta la maestra Raffaella RozzoNon tutti avevamo visto le immagini della tragica fuga da Kabul di migliaia di afgani ma altra cosa era conoscere di persona alcuni di loro. All’inizio ci si intendeva con gli sguardi, prima un po’ preoccupati poi sempre più sicuri e sereni. Quando si parlava di pasta, pizza e manicaretti era sempre il più preparato grazie alla sia esperienza da cuoco al consolato italiano. Sono stati inseriti nei corsi di alfabetizzazione con orari diversi per poter accudire, a turno, gli altri figli minorenni che frequentano le scuole dell’obbligo".

La loro esperienza Al Cpia prosegue anche in estate perché partecipano al Pon (finanziamenti europei) per arricchire le conoscenze di lingua italiana tenuto dalla maestra Milena Allia.

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