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Attualità | 26 novembre 2022, 12:38

Alessandro Porro: "Sui migranti, il governo Meloni contrasta apertamente le regole internazionali" [VIDEO e GALLERIA FOTOGRAFICA]

Il presidente di SOS Méditerranée Italia oggi è ad Asti, sua città d'origine, per partecipare a un presidio solidale

Alessandro Porro ritratto da Merfephoto - Efrem Zanchettin a margine del presidio. A fine articolo altre immagini della manifestazione

Alessandro Porro ritratto da Merfephoto - Efrem Zanchettin a margine del presidio. A fine articolo altre immagini della manifestazione

Prima di partecipare a un presidio organizzato nella centralissima piazza San Secondo dalla Rete Welcoming Asti, Alessandro Porro, astigiano e presidente di SOS Méditerranée Italia, ha illustrato, nell’ambito di un incontro ospitato presso gli uffici delle ACLI,  i contorni del suo lavoro e la situazione del mediterraneo in queste settimane.

Ripercorrendo, in particolare, le giornate di tensione vissute tra le ONG e il governo italiano in merito al destino dei migranti tratti in salvo dalla Ocean Viking e da altre navi di Organizzazioni Non Governative operanti nello specchio di mare tra Sicilia e nord Africa.

CRONACA DI 21 GIORNI DI TENSIONE

“La nostra odissea – ha esordito è iniziata il 22 ottobre e finita 21 giorni dopo, quando i migranti sono stati fatti sbarcare, in un contesto di sicurezza militare più adeguato a una zona di guerra che non a un’operazione di salvataggio, nel porto francese di Tolone”. “Da quando esiste – ha aggiunto – la nostra ONG ha salvato oltre 37.000 persone, tanti quanti i residenti di una città come Aosta. Operiamo in acque internazionali, al largo di Libia e Malta, prestando soccorso, spesso notturno, a barche vecchie e sovraccariche. Una volta presi a bordo i naufraghi, chiediamo alle autorità locali di ottenere un porto di sbarco che, per convenzioni internazionali, deve essere garantito nel minor tempo possibile”.

Richieste che, spesso, non vengono prese in considerazione dai governi, indipendentemente dal ‘colore’ del singolo Esecutivo. “Per noi, purtroppo, i ritardi nei soccorsi non sono novità – ha spiegato Porro – ma lo sono invece le dichiarazioni molto dure di esponenti del governo Meloni che ci hanno definito banditi, pirati e trafficanti, dichiarando subito che questa nave non sarebbe sbarcata”.

Pertanto la Ocean Viking e altre due navi di ONG sono rimaste per giorni in acque internazionali, finché le condizioni meteo non sono peggiorate costringendo gli equipaggi a ripiegare sul lato occidentale della Sicilia per ripararsi dal forte vento. Intorno al 12esimo giorno si era creata una grande aspettativa di sbarco, che effettivamente è avvenuto per le altre due navi, sia pure in modo selettivo, ma non per la Ocean Viking a bordo della quale vi erano 55 minori, 18 donne e in generale persone vittime di violenza.

IL GOVERNO CI HA POSTI AL CENTRO DI UN CIRCO MEDIATICO SENZA PRECEDENTI

“Lo sbarco dei naufraghi a bordo delle altre due navi – ha precisato Porro – è avvenuto con modalità inedite, senza precedenti nella storia europea e probabilmente mondiale. Nonostante si tratti di persone considerate vulnerabili sulla base di accordi internazionali, il governo ha optato per farle sbarcare selettivamente: solo le persone vulnerabili dal punto di vista medico, le donne e i bambini. Una visione paternalistica, senza alcun collegamento con le leggi internazionali. Ci siamo trovati in un circo mediatico che non ha precedenti e non deve avere un seguito”.

LA DICHIARAZIONE DI 'ITALIA LUOGO NON SICURO'

Così come l’indicazione di abbandonare le acque italiane per tornare in quelle internazionali: “Di fatto è un respingimento che, in quanto tale, viola la Convenzione di Ginevra nel caso venga applicato. Una situazione incandescente che, il 9 novembre, ha portato la ONG a una dichiarazione particolarmente forte: “Visto il comportamento discriminatorio tenuto dal governo italiano – ha ricordato Porro – abbiamo annunciato di considerare l’Italia un ‘luogo non sicuro’. Definizione che normalmente viene utilizzata per definire Paesi falliti economicamente o in cui vi è una guerra civile

SBARCATI A TOLONA TRA RIGIDE MISURE MILITARI

La svolta della situazione si è verificata alcuni giorni dopo, quando dalla nave, nel frattempo spostatasi verso la Corsica, sono state prelevate da un elicottero militare francese 3 persone in condizioni mediche critiche, aggravatesi nel corso del muro contro muro con il governo italiano. Qualche ora dopo è avvenuto lo sbarco al porto di Tolona, sia pure in condizioni limite.

“Ci hanno fatto sbarcare in una zona militare inaccessibile, zeppa di gendarmi in assetto da guerra e con cani antidroga come se attendessero di trovare chissà cosa a bordo. In realtà, quando sono saliti, hanno riscontrato che c’erano solo l’equipaggio e 230 migranti cui stavamo dando la colazione. Quindi gli agenti si sono tolti gli elmetti, riconoscendo indirettamente che l’enorme attenzione intorno allo sbarco è stata strumentale”.

“Siamo perfettamente consci – ha proseguito – che l’Italia si senta sola, attaccata da sbarchi continui, ma l’Accordo di Dublino regola chiaramente come queste situazioni debbano essere gestite. Inoltre, quando è stato scritto, due forze allora al governo (Lega e Movimento 5 Stelle) non si sono presentate o hanno votato contro”.

SIAMO STATI BLOCCATI IN MODO STRUMENTALE

Infine Porro ha ricordato che “La nostra e le altre due navi trasportavano circa 1.000 persone, bloccate strumentalmente in mare per giorni, mentre nello stesso periodo ne sono sbarcate almeno altre 9.000 in modo autonomo. Ricordiamoci, però, che non tutti i ‘barchini’ che partono riescono arrivare in Italia: molte si perdono o hanno gravi problemi strutturali e sono proprio quelle cui noi cerchiamo di portare aiuto, Quella che ci è recentemente creata è una situazione estremamente pericolosa dal punto di vista dei diritti umani, che contrasta apertamente con le regole internazionali”.

IL NOSTRO DESIDERIO E' DI POTER ESSERE 'INUTILI'

“Ci osteggiano in ogni modo – ha concluso – e noi saremmo ben felici di arrivare ad essere ‘inutili’ perché ciò comporterebbe che i salvataggi dei naufraghi vengano effettuati dalle marine dei governi le cui coste si affacciano sul mediterraneo”.

Gabriele Massaro

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