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Attualità | 23 gennaio 2023, 11:26

Case popolari queste sconosciute

Riceviamo e pubblichiamo una nota stampa del Coordinamento Asti Est

Case popolari queste sconosciute

Gli organi di informazione locali recentemente si stanno occupando dell’emergenza casa in città.

Alcune difficoltà sono state documentate in modo chiaro e si sono ascoltati soggetti a vario titolo interessati al problema.

C’è però un grande assente: l’edilizia residenziale pubblica, che noi del Coordinamento Asti Est ci ostiniamo a definire con l’antico e semplice nome di ‘case popolari’. E c’è un grande rimosso: l’esistenza di un vasto popolo a basso o nullo reddito, per cui l’unica soluzione abitativa possibile sarebbero, appunto, le case popolari. “Case non care per le famiglie, dove ci vivano figli e figlie..” come dice una bella canzone. Il resto, con tutto il rispetto, sono chiacchiere.

Si possono inventare tutte le Agenzie Casa o simili, si possono sostenere gli inquilini anticipando mesi di affitto, si possono incentivare i proprietari in vari modi, si può parlare fino alla nausea dei 1500 alloggi sfitti e di come far incontrare la domanda e l’offerta… e sarà tutto inutile. Si metterà una pezza qua e là, si risolverà il problema di qualche persona per qualche tempo. Punto.

L’unico risultato sarà il lustro che qualche ente o istituzione acquisirà avendo elaborato ‘progetti’ (ma basta, adesso ogni normale attività diventa un ‘progetto’! ), nonché finanziamenti pubblici buttati al vento. Ma possibile che, quando si parla delle case popolari, sia solo per citare malinconicamente le lunghe liste d’attesa? Che equivale a dire ‘lasciate perdere, non state a fare domanda, non la otterrete mai’. Chiediamo alle istituzioni: volete finalmente prendere atto di un fallimento?

Avevate scommesso sul ‘tutti proprietari’, con le case popolari ridotte quasi a zero, giusto un residuo per chi proprio non ce la faceva. Non ha funzionato. Quelli che non ce la fanno sono in aumento esponenziale. E l’Italia è piena di proprietari/mutuatari che prima o poi ereditano case che non riescono a vendere e hanno paura di affittare, e di persone/famiglie che non hanno redditi sufficienti per un affitto di mercato.

Non si incontreranno mai da soli, può riuscirci solo la mano pubblica, agendo però da vero ente pubblico e non da compilatore di improbabili ‘progetti’. Gli alloggi sfitti possono essere requisiti o acquistati a valore catastale o fatti oggetto di convenzioni, c’è ampia scelta degli strumenti per intervenire in modo più o meno radicale. Meglio ancora, si possono acquisire per ragioni di pubblica utilità i tanti contenitori vuoti che intristiscono Asti e tutte le città italiane, e renderli fruibili per le persone/famiglie in difficoltà.

SENZA OCCUPARE UN CENTIMETRO DI TERRITORIO IN PIÙ’. Utilizzando immobili dislocati in vari punti delle città ed evitando i quartieri ghetto. Certo, per fare ciò occorrerebbe un soggetto pubblico - anche locale – provvisto di coraggio e di visione, capace di farsi sentire ai livelli regionali e nazionali.

Capace di coinvolgere le associazioni della società civile, a partire da quelle che si occupano di povertà e magari – inaudito! - capace persino di coinvolgere in modo propositivo le persone e le famiglie in cerca di casa. Ad Asti qualche anno fa si era tentata l’esperienza dell’Osservatorio sull’abitare, un luogo di largo confronto per trovare soluzioni: è stato riunito due volte. Che fine ha fatto?

In mezzo c’è stato il Covid, va bene, per quanto tempo si continuerà ad usare questa scusa per non convocarlo? Così come risulta un po’ stucchevole continuare a tirare in ballo Santoro per giustificare le carenze dell’Atc: con tutta la considerazione per gli sforzi quotidiani di chi ci lavora, le criticità non possono dipendere da un furto avvenuto ormai da parecchio tempo!

Ci sono precise responsabilità politiche se la situazione viene lasciata ad un lento degrado, responsabilità che andrebbero denunciate con più forza dai dirigenti e amministratori di Atc.

Per concludere. La politica in questa città ha dimostrato (e tuttora dimostra) di volersene infischiare della strutturalità del problema abitativo. Il continuo voler spingere a forza nel mercato delle locazioni persone che non ne hanno i requisiti ha il sapore della scommessa impossibile (poetica? stupida?).

Le vite delle persone continuano ad essere oggetto di speranze mal riposte e di ideologismi intoccabili, come quello del libero mercato. Oggi più che mai ci chiediamo se il nostro ruolo debba tornare ad essere quello di " occuparcene". Non riusciamo a volgere lo sguardo dall'altra parte, nella speranza che qualcosa di salvifico miracolosamente accada. A voi risulterà facile, a noi no, non è nostra caratteristica stare a guardare.

E non osiamo immaginare cosa potrà succedere quando si inizierà lo smantellamento del reddito di cittadinanza! Su questo torneremo a breve. Insomma, se si vogliono risolvere i problemi, le opzioni ci sono. Noi non ci sottraiamo neanche ad affrontare una volta per tutte l’annosa questione delle morosità. Come Coordinamento Asti Est ci mettiamo la faccia, gli amministratori?

Al direttore

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