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Eventi | 05 agosto 2023, 10:16

I temi del Corteo Storico del Palio 2023

Quest'anno la sfilata del Palio percorrerà un tragitto diverso a causa del cantiere di Palazzo Ottolenghi: il Carroccio partirà da piazza San Secondo

I temi del Corteo Storico del Palio 2023

Sono finalmente stati resi noti i venti temi del corteo storico del Palio di Asti. Dopo l'edizione 2022, quando, a causa dei ristretti tempi di allestimento per l'uscita dall'emergenza Covid, la sfilata non ha potuto esprimere tutto il suo potenziale, quest'anno finalmente i tempi di preparazione del segmento artistico del Palio sono tornati alla programmazione corretta, portando con sé venti quadri storici affascinanti e suggestivi. Eccoli, in ordine di sfilata, ricordando che ad aprire il corteo ci sarà il gruppo del Capitano del Palio a cavallo, il timpano del Comune e gli sbandieratori dell'A.S.T.A.

A causa dei lavori a Palazzo Ottolenghi, il corteo del Palio quest'anno avrà un percorso diverso: da piazza Cattedrale percorrerà via Caracciolo per svoltare in via Carducci, quindi svoltare in via Giobert e proseguire con il percorso tradizionale (corso Alfieri, via Gobetti, piazza San Secondo, via Gardini) per poi entrare in catino, sede della corsa.

Il Carroccio con il Palio, premio del vincitore, che chiuderà il corteo non partirà da piazza Cattedrale ma da piazza San Secondo (dove verrà issato il sendallo e gli altri premi, custoditi all'interno del Palazzo Comunale) per poi percorrere l'ultimo tratto di sfilata.

BORGO VIATOSTO

L’inferno in terrà: Il “disprezzo del mondo”

Con il De contemptu mundi di Lotario di Segni, divenuto poi Papa con il nome di Innocenzo III, si diffonde il tema ascetico del disprezzo del mondo inteso come una vita terrena dominata dal male. La società trecentesca, colpita da calamità e pestilenze, attribuisce le colpe di questi mali alla miserabile condizione dell’uomo, corrotto dal peccato fi n dal momento della nascita, proprio come proposto, anni prima, dallo stesso Lotario. Il Borgo Viatosto, partendo dalle disastrose conseguenze della pestilenza degli anni quaranta del Trecento, rappresenta la visione pessimistica del creato in balia del principe delle tenebre dove spirito e corpo sono contrapposti come il bene al male, una scelta tra Dio e Satana. Il “grottesco medievale” credeva che l’esistenza fosse pervasa da malevole fi gure, dipinte in modo buffo o anche in atteggiamenti umani. Il male diventa, quindi, un “calendimaggio di dolore” con dame ammalate, cavalieri infermi, soldati feriti e marginali che portano sul corpo le sofferenze di una vita che diventa una sorta di inferno in terra.

RIONE SAN SECONDO

Lo zodiaco e il ciclo delle stagioni

Da sempre l’uomo ha subito il fascino della volta celeste. La Chiesa, nel tentativo di evitare che il popolo adorasse gli astri e credesse ciecamente nei loro vaticini, diede a questi una nuova interpretazione, abbinandoli alle raffi gurazioni dei mesi, ai mestieri legati alle colture agricole del territorio e alle stagioni che trascorrono e che ritornano ciclicamente. Tali raffi gurazioni avevano un intento didattico: i fedeli potevano trarne insegnamenti pratici ed anche morali. Ritroviamo questa simbologia anche in territorio astigiano nelle sculture dei capitelli di alcune chiese rurali e nelle fi gure delle cornici e delle formelle che abbellivano ed impreziosivano le facciate di nobili dimore a dimostrazione della ricchezza e della potenza dei proprietari. Il Rione del Santo rievoca in corteo i dodici segni dello zodiaco ed il ciclo delle stagioni e delle colture ad esse correlate, preceduti dalle immagini del tempo, del sole, della luna e delle stelle, che, ancora oggi nel terzo millennio, scandiscono il lavoro agricolo e le vicende umane della vita terrena.

COMUNE DI BALDICHIERI

La giustizia nel Medioevo: i terribili castighi di una legge crudele e per nulla equa

Il corteo storico del Comune di Baldichieri rappresenta lo squilibrio tra la gravità del crimine e la durezza delle pene nel Medioevo. Si trattava soprattutto di punizioni corporali: frustate, marchi infamanti, mutilazioni e, naturalmente, la morte, infl itta con ogni tipo di supplizio…. Le punizioni dovevano servire di lezione al delinquente, ma erano anche un avvertimento per il resto della popolazione, per mostrare a tutti che cosa comportava attentare all’ordine stabilito. Punitiva e privatistica, la pena si fondava sulla categoria etico-giuridica del taglione; era necessario pareggiare i danni derivanti dal reato, spogliando il colpevole di quei beni riconosciuti dalla collettività come valori sociali: la vita, l’integrità fi sica e il denaro. La crudeltà e la spettacolarità poi assolvevano la funzione di deterrente.

COMUNE DI MONCALVO

Volare nell’aria, camminare sull’acqua

Spingersi oltre i propri limiti: ecco l’obiettivo dell’uomo “nuovo” del XV secolo. Aumenta dunque il desiderio di osare imprese diffi cili, o addirittura ritenute impossibili, come volare e camminare sull’acqua. Già dal 1450, ci sono testimonianze d’esperimenti di ogni tipo. C’è chi prova a volare con ali di tessuto e legno o chi cammina sull’acqua con l’ausilio di rudimentali galleggianti. Le ricerche sono in continua evoluzione perché, per l’uomo, il sogno resta quello di sfi dare il cielo e l’acqua. Grazie al mecenatismo, gli scienziati, come Leonardo da Vinci, riescono a ideare veleggiatori o galleggiatori. Nel Monferrato, che sotto i Paleologi vive la sua età d’oro e accoglie sovrani come Sigismondo di Lussemburgo, giungono illustri scienziati; si narra di convivi durante i quali dame e cavalieri si divertono “…con marchingegni che all’occorrenza possono anche volare, buffi guanti con pannicoli per nuotare e galleggianti allungati con racchette per equilibrarsi”.

TANARO

Et veniens Aste: l’arrivo ad Asti dell’Alto Arrigo

Il cronista Ventura, attento osservatore del vivace scenario politico, riferisce dell’arrivo di Arrigo VII ad Asti, il 12 novembre del 1310: un passaggio che signifi ca un mutamento nel quadro delle alleanze politiche. Il Borgo Tanaro, attraverso una rappresentazione tratta dal Codex Balduineus, ricorda il momento dell’arrivo in Asti della comitiva. Arrigo, al fi ne di ricevere la corona imperiale e di portare a termine un intervento pacifi catore della penisola, lacerata dai confl itti tra guelfi e ghibellini, entra in Asti accompagnato, come riferito dalle fonti, dalla moglie Margherita di Brabante, morta poco dopo durante il viaggio ma resa immortale dalla statua funebre di Giovanni Pisano, i fratelli Valerano e Baldovino di Lussemburgo e numerosi soldati dell’Impero a scorta dei tesori e del sovrano. La sua fi gura assume una valenza esemplare, incarnando gli ideali di giustizia e di pace, facendo crescere in Dante la speranza di una riconciliazione politica, perché egli è «l’alto Arrigo».

TORRETTA

Verso un destino di regalità

Gian Galeazzo Visconti, Signore di Asti, nel 1387 promise in sposa a Luigi di Valois la fi glia Valentina, all’epoca diciassettenne. Come narra lo storico Luigi Baudoin, Gian Galeazzo si impegnava a mandare Valentina incontro allo sposo bene ingioiellata, “bene zoiellatam”; a fornire una dote in danaro, una parte della quale era collocata in una cassaforte chiusa da quattro diverse chiavi. La sposa ricevette inoltre in dote la Contea di Virtù e la Città di Asti. La giovane donna, accompagnata da Amedeo VII di Savoia, detto il Conte Rosso, lasciò il castello di Pavia per raggiungere il futuro marito, scortata da trecento cavalieri a tutela dell’ingente corredo. Nel bagaglio privato era custodito anche un mazzo di tarocchi, passatempo indicatore del suo presunto interesse per il mondo esoterico. Valentina, giunse ad Asti, città in festa come nel giorno di San Secondo e della corsa del Palio. Memorabili furono le manifestazioni popolari di affetto tributate in segno di festante saluto alla giovane principessa che si recava in Francia… verso il suo destino di regalità.

CATTEDRALE

Il bosco di pietra: Simbologia vegetale nei capitelli della Cattedrale di Asti

Le cattedrali gotiche sono state spesso paragonate a veri e propri “boschi vivi” popolati di piante e creature curiose. Anche ad Asti, a partire dal XIV secolo, i maestri scalpellini iniziarono ad ispirarsi ai modelli gotici abbellendo la Cattedrale mediante capitelli scolpiti con ricchi motivi vegetali dai profondi valori simbolici. Per San Giovanni, Cristo è la vite e dai suoi frutti viene il vino di salvezza. La rosa, presente nello stemma del vescovo De Rosette e usata per cosmetici e medicine, simbolizza la Vergine Maria, la Rosa Mistica. La quercia che spicca nello stemma dei Della Rovere è simbolo di forza e virtù eroiche. L’umile e robusto castagno fu invece la fonte di nutrimento principale dell’uomo medievale, pane dei poveri capace di salvare la vita durante le carestie. Il Rione Cattedrale vuole quindi raccontare il legame delle sue famiglie con queste piante, rappresentando nel corteo nobili e popolani che attribuivano a queste valori spirituali e un ruolo centrale nella loro quotidianità.

BORGO SAN MAZARZANOTTO

Tra scienza e medicina: lo speziale nel Medioevo

Il Borgo San Marzanotto porta in scena la fi gura dello speziale, farmacista ante litteram, e la sua attività, fiorente a partire dal XII secolo, relativa alla lavorazione e alla vendita di prodotti medicinali e cosmetici ricavati dalle erbe. Otto dame sfilano con alcune delle principali erbe offi cinali: rosmarino, alloro, lavanda, tarassaco, timo, melocotogno, salvia e menta di cui viene mostrata la lavorazione, dalla tritatura delle foglie alla distillazione delle pozioni. Momento cruciale della sfi lata è il giuramento dello speziale, il quale promette sulle sacre scritture, dinanzi al podestà, di preparare e vendere solo spezie di qualità e consentite dalla legge. Infi ne, in chiusura del corteo, una dama e la sua fantesca sono rappresentate mentre effettuano acquisti nella spezieria: sul bancone si osservano cassette in legno contenenti erbe, un ricettario, una bilancia e un mortaio; dietro il bancone lavora un aiuto di bottega. Sullo scaffale i libri della contabilità, le ampolle con i medicamenti e un recipiente di vetro contenente una vipera immersa nell’alcool: il suo veleno veniva infatti utilizzato per preparare antidoti.

COMUNE DI CANELLI

"Villam circa castrum restringere” lungo la “Stërnìa” di Canelli, protezione e dominazione dei nobili

Nell’incastellamento del Monferrato è tipico in epoca alto medievale lo spostamento di popolazioni che cercano rifugio presso i nobili stanziati in posizioni dominanti al fi ne di proteggersi da guerre, invasioni, saccheggi e distruzioni, nel caso di Canelli causate dalla contesa tra il comune di Asti e il comune di Alessandria e dalle guerre tra il Marchese del Monferrato e i Savoia. L’attuale strada in salita che si addentra nel centro storico di Canelli a partire dalla Piazzetta di San Tommaso sino ad arrivare ai piedi del Castello Gancia viene chiamata la “stërnìa” (stèrni in piemontese vuol dire pavimento e stërnìa è la pavimentazione, strada acciottolata), e in origine fu chiamata semplicemente “la montata”, cioè “la salita”. Lungo questa antica sede viaria si colloca, tra tornanti e antiche mura di contenimento del terreno l’impianto medievale dell’attuale Borgo di Villanuova: narra la storia di come la popolazione, cercando protezione presso i nobili, abbia costruito le proprie case ai piedi del maniero.

COMUNE DI CASTELL’ALFERO

A capo coperto, storie di donne e di veli

Capo d’abbigliamento dalle molteplici funzioni, il velo nel Medioevo si caratterizza come elemento identitario della donna da un punto di vista religioso e sociale, sottolineandone la condizione. Il velo è sostanzialmente un indumento solo femminile. Il velo simboleggiava anche il passaggio della donna dallo stato di nubile alla condizione di coniugata: era dunque un segno di sottomissione al marito. Per le donne maritate che il destino rendeva vedove il velo diventava nero; mentre una donna morta non poteva essere portata in sepoltura “cum facie discoperta”, vale a dire a volto scoperto: il velo offriva un modo per coprire la salma senza nasconderla del tutto. Nell’ambito ecclesiastico cattolico, le fanciulle che facevano voto di verginità portavano due segni distinti: un abito scuro di forma semplice e il velo che si trasformava in un copricapo di tessuto leggero. A partire da questi dati storici e di costume, il Comune di Castell’Alfero nella sua rievocazione storica vuole rappresentare scenicamente i significati che il velo aveva per le donne medievali.

COMUNE DI NIZZA

Panis in municipio Niciae Palearum

La regolamentazione della produzione e della vendita del pane è il tema del corteo giallorosso di Nizza. Le informazioni offerte dal Liber Catenae permettono di comprendere sia come avveniva la produzione, a partire dalla vendita e dall’acquisto delle farine all’interno del Comune, sia le regole per cuocerlo nei nove forni presenti nel territorio di Nizza. Il pane, grande protagonista dell’alimentazione medievale, veniva prodotto con farina di frumento, acqua, olio e spezie per le famiglie nobili e cotto a forma di tagliere; prendeva il nome di “mensa” ed era usato al posto delle stoviglie. I cibi venivano appoggiati su di esso e la “mensa” era intrisa di sughi preparati per condirlo e degli aromi delle pietanze. Diverso era invece il pane per le categorie meno abbienti, prodotto con farine prevalentemente d’avena, crusca e miglio. Nei periodi di grande carestia veniva anche utilizzata la farina ricavata dai legumi. Una volta cotto nei forni del comune era immerso nell’acqua bollente e lasciato asciugare all’interno dei forni. Il Comune aveva stabilito regole precise per la produzione, la cottura e la vendita del pane. In caso di violazione delle regole stabilite, il comune applicava il pagamento di multe differenti in base alla gravità della violazione.

SAN SILVESTRO

Da Capitano di ventura a Segretario ducale di Luigi d’Orleans: Siccardi e Bertolino dal Trecento ai discendenti attuali

Alla fine del ’300 la contea di Asti è una notevole potenza economica e commerciale, tappa importante della Via Francigena verso il centro Europa, verso Roma e verso l’Oriente ed inoltre intrattiene stretti legami con Genova. I Genovesi, in particolare, avevano un fondaco annuale nella Fiera di Palazzo Magno in Asti, segno della solidità dei legami fra la Liguria e la nostra città. Quando la contea diventa orleanese in seguito al matrimonio di Valentina Visconti. domina del territorio astese, vengono create nuove fi gure con responsabilità politiche e amministrative; tra queste il Governatore, coadiuvato da un Consiglio di pertinenza con preciso incarico di controllare tutte le proprietà, le appartenenze ed i buoni rapporti interni ed esterni al fi ne di mantenere la pace e di ricercare con lungimiranza alleanze e contatti per la sicurezza delle più importanti vie commerciali e di collegamento con l’Europa. A conferma di ciò due note importanti, la fedeltà ai ViscontiOrléans di Giovanni Siccardi e le lealtà di Bertolino da Verona.

DON BOSCO

“...Teste David cum Sybilla”. Sibille e profeti nella chiesa del Santo

Le Sibille, leggendarie veggenti pagane che secondo la mistica medievale preannunciarono la venuta del Cristo, ed i Profeti suoi annunciatori nell’Antico Testamento, a partire dalla seconda metà del Trecento ricorsero con frequenza nelle composizioni artistiche come completamento didascalico delle Storie della Salvezza, o come soggetti di cicli allegorici che richiamano quello dei Prodi e delle Eroine. Iconografi camente, Sibille e Profeti sono in genere rappresentati nell’atto di mostrare cartigli e amuleti a loro attribuiti dalle fonti letterarie. Le sibille vengono rappresentate in tuniche scandite da colori pastello, per sottolineare la loro appartenenza a tempi e luoghi remoti; i secondi con l’abbigliamento ricco, ma severo dei letterati e degli uomini di cultura. Queste due importanti fi gure, vengono riprese dai pittori di ogni epoca e cultura. Un esempio si può ammirare ad Asti nella Collegiata di San Secondo, dove alcune fi gure di Sibille e Profeti incorniciano un raffi nato affresco di primo Quattrocento.

SAN MARTINO SAN ROCCO

Da Eva a Maria: la fi gura della donna nel Medioevo

La civiltà medievale è intrisa di ricorrenti contrapposizioni e di diverse tensioni: tra Dio e uomo, tra uomo e donna, tra corpo e anima e, ancor più, all’interno del corpo stesso. Da un lato il corpo è disprezzato, condannato, umiliato poiché la salvezza nel mondo cristiano passa attraverso la penitenza corporale, d’altro canto nel cristianesimo si assiste ad una glorifi cazione del corpo che diviene il tabernacolo dello Spirito Santo grazie all’incarnazione di Dio nel corpo di Cristo. Tale concezione si rifl ette sulla fi gura della donna che oscilla tra Eva e Maria, i due poli della bellezza femminile: da una parte Eva, tentatrice e peccatrice, dall’altra Maria redentrice, in un continuo alternarsi tra bellezza sacra e bellezza profana. Il corpo femminile, come la mela di Eva, è cibo tentante da nascondere alla vista, pertanto responsabile del peccato viene ritenuta la donna quando si agghinda per sedurre, servendosi di allettamenti come tessuti preziosi, gioielli e profumi.

SANTA MARIA NUOVA

“Se eccelli con le armi, sarai amato dieci volte”.

Il vincitore del torneo cavalleresco Il torneo e la giostra nel medioevo nascono come momento ludico, ma nello stesso tempo come occasione di addestramento militare ed affermazione della propria virilità. Il torneo appartiene alla cultura medievale, cavalleresco - trobadorica, in cui la donna è un elemento centrale della contesa, intesa sia come preda-premio sia come fi gura superiore che premia il vincitore. Anche Asti risente di queste mode cortesi e ne sono traccia raffigurazioni iconografi che di stemmi, elmi, cimieri e cavalieri in equipaggiamento torneario ancora presenti in alcune caseforti astigiane. Il corteo del borgo Santa Maria Nuova è aperto dagli uffi ciali d’arme che garantiscono il corretto svolgimento dei combattimenti. Seguono le dame che portano in processione le bandiere dei partecipanti. Al centro, il re degli araldi e la corte orleanese. Chiudono la sfi lata la dama di corte con il premio per il vincitore, che è affi ancato dal proprio scudiero, il palafreniere e l’armaiolo.

SAN PAOLO

“Stat rosa pristina nomine”. La disputa sugli universali 

Il rione San Paolo porta in sfilata una trasposizione scenica del problema filosofi co degli universali, che animò i dibattiti fi losofi ci in epoca medievale: la questione si sviluppa intorno al rapporto tra idee o categorie mentali e le realtà extramentali. Gli universali sono solo concetti della nostra mente o esistono anche nella realtà? E, in quest’ultimo caso, esistono separati dalle cose come nelle idee platoniche, o sono nelle cose come nelle forme aristoteliche? Per illustrare la gerarchia dei termini da quelli generici a quelli specifi ci, dal genere generalissimo alla specie specialissima, viene rappresentato un albero logico, in cui il tronco e i rami stanno a rappresentare il rapporto tra l’individuo e l’universale. Ai chierici e ai saggi che disputano si accompagnano diverse dame, metafora di ideali assoluti. Altre fanciulle invece recano in mano alcune rose, che simboleggiano la realtà individuale di ogni singola cosa.

SAN PIETRO

Giullari, laudatores e saltimbanchi. Il teatro medievale tra sacro e profano

Le forme di spettacolo tipiche dell’età medievale vedono alternarsi ed intrecciarsi rappresentazioni di carattere religioso e profano. A partire dal X secolo prendono vita i primi drammi liturgici incentrati sulla vita di Cristo e dei Santi, eseguiti sui sagrati delle Chiese diventati veri e propri spazi scenici. Accanto a queste rappresentazioni, si anima il mondo di giullari, mimi ed istrioni. Essi vivono ai margini della vita sociale, sono percepiti come peccatori e corruttori di moralità e per questo posti in condizione giuridica inferiore, come si desume anche dagli Statuti di Asti ove vengono equiparati a meretrici e mendicanti. Alcuni di essi si uniscono in piccole compagnie dando vita ad un vero e proprio professionismo teatrale. Il Borgo San Pietro celebra la teatralità medievale che contribuì in tutte le sue forme alla diffusione della poesia in lingua volgare.

SANTA CATERINA

Un’opera d’arte: i cieli arcaici

Secondo Giovanni Ferrero, già professore di Storia del Pensiero Scientifico ed esperto di “cieli arcaici”, “nella nostra epoca la separazione tra la comunicazione dell’arte e quella del sapere scientifico appare ovvia e a nessun artista d’oggi verrebbe in mente di produrre un’opera d’arte per comunicare qualcosa che appartiene al sapere della scienza”. Osservando i capitelli interni della Chiesa di San Secondo di Cortazzone d’Asti, lo stesso professor Ferrero ha ricostruito la volta celeste così come poteva essere osservata in passato nell’Astigiano e ha interpretato le fi gure presenti all’interno della chiesa attraverso l’uso di codici particolari, la cui comprensione, un tempo di uso comune, è andata perduta, come la registrazione di un evento astronomico peculiare e coinvolgente ancora oggi: l’eclissi. L’autore ignoto delle sculture della chiesa di San Secondo, appartenente per un certo periodo al priorato Benedettino della Torre Rossa, utilizzò la volta celeste e le sue costellazioni per descrivere le varie fasi dell’eclissi verosimilmente avvenuta il 26 gennaio del 1153: la costellazione del Drago che indica l’eclissi, il pianeta Marte, la costellazione di Cefeo, il Sole la Luna, la costellazione del Bootes con la stella Arturo ed ancora le costellazioni della Balena, di Cassiopea, di Pegaso, del Toro e dei Due Pesci, Andromeda e l’Orsa Minore con la Stella Polare

SAN DAMIANO

I veleni nel Medioevo tra antidoti e delitti

A partire dal Quattrocento, nelle corti europee dominate da intrighi e rivalità, l’avvelenamento, detto anche arma dei vili, diventò una pratica diffusa. La nascita della chimica e dell’alchimia, impresse uno slancio alla pratica del venefi cio, grazie anche alla scoperta e alla creazione di nuovi e più pericolosi veleni, di origine animale, vegetale o minerale. L’arsenico, o la polvere di arsenico, fu il veleno preferito per tutto il Medioevo. Veniva mescolato alle carni, allora assai speziate e piccanti, o sciolto nei vini rossi che all’epoca erano molto scuri e dall’aspetto torbido, ma veniva usato anche nei modi più strani e ingegnosi: versato in preziosi calici o mediante gioielli, guanti avvelenati, anelli cavi contenenti polveri venefiche, funghi, pagine di libri – di modo che il malcapitato, umettandosi il dito per voltarle ingeriva il veleno – e persino attraverso la cosiddetta “camicia all’italiana”, indumento intimo intriso di sostanze velenose. Benché dal mondo vegetale provenissero alcuni veleni, non si può dimenticare che le erbe furono anche uno dei fondamenti della medicina medievale, ereditato da un sapere antico. Un esempio proviene proprio dal contado astese e per la precisione dalla villanova di San Damiano. Qui la pieve di Lavege ospitava l’ordine dei frati Minori Osservanti, che creavano veleni e antidoti, secondo antiche ricette segrete.

SAN LAZZARO

Il triumphus, allegoria della vittoria

La celebrazione della vittoria ha origini arcaiche. La leggenda narra che Romolo al termine della sfi da contro Acrone tagliò un ramo di quercia formandone un trofeo. Quindi, incoronatosi il capo di alloro e tenendo alto il ramo, mosse verso Roma. Probabilmente fu questa improvvisata cerimonia a dare inizio alla consuetudine di celebrare l’impresa, a cui venne dato il nome di triumphus. Nella millenaria storia di Asti numerosi sono gli esempi di ingressi trionfali: possiamo ricordare l’ingresso in Asti di Giovanni II Paleologo del 1345, dopo la vittoria nella battaglia di Gamenario, e quello del Duca Carlo d’Orleans del 1447. Il Borgo San Lazzaro celebra la vittoria portando in corteo il proprio triumphus: aprono i rappresentanti del comune medievale, come eco dell’antico Senato romano. Quindi gli spolia opima, i premi vinti sulla terra di Piazza Alfi eri e l’allegoria del Borgo San Lazzaro, con il Palio 2022, personificazione dell’universitas populi gialloverde. Chiude il corteo un omaggio ai vinti, confratelli che hanno saputo essere più forti dei tre anni di pandemia in cui non si corse il Palio.

Alessandro Franco

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