Una partita spettacolare, giocata alla pari contro una corazzata che ha vinto tutte le competizioni degli ultimi tre anni. Il tabellone recita 5–3 per la squadra della Capitale, ma i ragazzi dell’Orange non devono rimproverarsi nulla: hanno lottato come leoni per 40 minuti, senza alcuna sudditanza psicologica. Alla fine sono stati i dettagli a fare la differenza.
La Supercoppa è andata a Roma, ma l’orgoglio per il percorso resta ad Asti e alla famiglia Orange, che sui canali nazionali ha mostrato la pasta di cui è fatta. All’inizio un po’ di timore reverenziale c’è stato, con la marcatura di Marcelo (poi MVP del match), ma dal sesto minuto in poi l’Orange ha tenuto il campo benissimo: il pareggio di Federico Caracciolo e più di un’occasione per passare in vantaggio. Il palo colpito dal portiere della Roma è sembrato fortuito, quello di Cesari decisamente più cercato, tanto da meritargli un premio a fine partita.
La ripresa pirotecnica e il pressing senza resa
La ripresa è stata pirotecnica: ancora Marcelo per il vantaggio romano, subito controbilanciato dal gol di Alessandro Caracciolo. Il pressing feroce della Roma ha portato sul 4–2, un parziale che avrebbe annichilito chiunque, ma non Merlo e compagni. Ferrara ha firmato il 4–3 e, nel momento migliore, restano un paio di decisioni dubbie su cui recriminare: la strattonata su Merlo lanciato a rete e un tocco di mano in area.
Niente alibi, solo la sensazione di un risultato che avrebbe potuto cambiare. Ma va bene così. Resta il viaggio, la trasferta al PalaSele e la certezza di essersela giocata fino all’ultimo secondo. E per una sera, sui canali nazionali, si è visto l’orgoglio di una squadra, di una città, di un territorio e di un colore: l’Orange.



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