Con l’inizio del 2026, in Comune resta aperta la questione dell'indennità percepita dal presidente del consiglio comunale, Alessandro Negro. La vicenda era stata evidenziata a settembre dalle minoranze consiliari, Prima Canelli e Per la tua Canelli, che avevano chiesto il motivo dell’equiparazione dell’indennità del presidente a quella degli assessori, domandando se si trattasse di un errore, analisi smentita dall’amministrazione e dallo stesso presidente.
Dopo le spiegazioni sul quadro normativo e sui livelli di controllo articolati dalle regole sui compensi, lo scorso novembre erano state lette anche le considerazioni del revisore dei conti, il quale aveva confermato che l'ente avesse "applicato la normativa a parametri vigenti per determinare l’indennità in questione”. Una risposta che non aveva soddisfatto ancora le opposizioni, convinte della necessità di maggiori approfondimenti sul tema, dichiarando che avrebbero continuato ad andare avanti sul punto per maggiore chiarezza, con la volontà di coinvolgere la Corte dei conti.
A gennaio, però, la determina sulla spesa comunale per le indennità del 2026 ha riacceso il dibattito: manca quella del presidente del consiglio. Perché? Domanda che si è posta tutta l’opposizione, pensando a un refuso o a un cambio di direzione da parte della maggioranza.
Dubbi della minoranza sulla gestione e il parere del revisore
Ad essere principalmente contestata è la gestione della vicenda, su cui i dubbi non sarebbero stati chiariti a causa di risposte generiche, senza un’analisi dettagliata delle cifre.
“Ci siamo posti la domanda, visto che noi abbiamo sempre detto che avevamo dei dubbi - spiega la consigliera Annalisa Conti - È ovvio che, vedere un impegno di spesa sul 2026 che non prevede più l’indennità del presidente, ce li fa aumentare. Se fosse un errore, una svista? E se non fossimo gli unici ad avere dei dubbi e adesso iniziassero ad averli anche loro? Se invece è una scelta politica, ossia quella di dire che il presidente del consiglio ha addirittura deciso di non prenderla più a livello politico, quando fino a ieri ci hanno detto in tutte le salse che era uno stipendio legittimo, non capisco che cosa sia cambiato nel 2026”.

(Annalisa Conti)
Tornando alle cifre, l’intervento del revisore dei conti non ha convinto l'opposizione, poiché non entrerebbe nel merito: “L’unica cosa che diceva è che non entrava nei numeri, noi volevamo quello - prosegue la consigliera - Riepilogava le norme di legge, ma le norme di legge citate sono giuste, ma, secondo noi, non sono state applicate. Per cui, per noi, non aveva messo assolutamente un punto finale il presunto parere, e non parere, del revisore dei conti e mi pare che, a questo punto, anche chi adesso ha preso in mano la faccenda si stia ponendo qualche problema”.
A questo punto, Conti e il suo gruppo non ritengono di avanzare ulteriori interrogazioni in Consiglio, visto che il tema è stato lungamente dibattuto durante le sedute. Chiaro è che la questione resta ampiamente aperta: “Il fatto che fino a dicembre ci sia stato detto che avevano ragione e che il parere del revisore dei conti, che non era un parere, avesse messo la parola fine, e che siano andati su tutti i giornali come i vincitori e come se noi fossimo solo dei rompiscatole, mi pare che oggi la cosa sia decisamente diversa e che qualcuno, in realtà, qualche dubbio ce l’abbia”.
La posizione del presidente del consiglio: gestione e priorità
Un punto, invece, richiamato dall’amministrazione, è che le modifiche apportate alla normativa non sono state fatte da loro, ma da chi li ha preceduti, tra il 2022 e il 2024, coinvolgendo alcuni consiglieri che oggi siedono in minoranza. Per Alessandro Negro, infatti, questo rappresenta il punto di partenza della vicenda.
“Questa giunta non è ancora intervenuta sull’indennità. Valgono tutte le regole della scorsa giunta - racconta il presidente del consiglio Alessandro Negro - Da settembre attaccano su questa cosa, cercando di metterci in difficoltà e mettendomi anche in evidenza negativamente, senza che abbia fatto nulla e senza che la giunta abbia fatto nulla, perché questa giunta non ha ancora preso alcuna decisione sull’indennità".
Negro precisa ancora che la mancanza temporanea dell’indennità rappresenta un passaggio necessario per ragionare sui fondi disponibili, oggi ridotti a seguito della recente finanziaria: “Adesso, coi tagli che ci sono su tutti i fronti, nell'ultima finanziaria si sono ulteriormente ridotti i fondi per gli amministratori che arrivano dallo Stato. Quindi ci siamo fermati e ragioniamo sul da farsi. Abbiamo l'ufficio che ha fatto una determina, che ha stanziato questi fondi per poter pagare l'amministratore, e io mi sono messo un attimino in sospensione”.

(Alessandro Negro - Provincia di Asti)
Sul piano politico, invece, Negro respinge le accuse di inazione o di arroccamento: sostiene che la minoranza abbia tentato di attribuirgli responsabilità improprie già a partire da settembre, arrivando a minacciare ricorsi alla Corte dei conti: “Gli atti sono pubblici e firmati dalla scorsa giunta, che tra l'altro include attuali consiglieri di minoranza. Da settembre a febbraio minacciano ricorsi, pur sapendo che in realtà tutti gli atti erano già stati pubblicati e firmati dalla giunta”.
L’indennità non è il centro dell’interesse politico dell’amministrazione, tiene a sottolineare il presidente, ma “cercare di portare una politica diversa”.







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