/ Attualità

Attualità | 10 febbraio 2026, 10:58

Celebrato il giorno del Ricordo. Rasero: "Nessuno strumentalizzi il dolore" [GALLERIA FOTOGRAFICA]

Asti piange le foibe: il viceprefetto Buffa: "Gli istriano dalmati italiani per nascita e italiani nell'esilio"

Galleria fotografica a cura di Merfephoto - Efrem Zanchettin

Galleria fotografica a cura di Merfephoto - Efrem Zanchettin

Sotto un cielo grigio che sembra riflettere il peso della storia, la  sala consiliare del Palazzo della Provincia di Asti ha ospitato la cerimonia solenne del Giorno del Ricordo.

Istituito con la legge 92 del 30 marzo 2004 e celebrato ogni 10 febbraio, questa giornata nazionale commemora il dramma delle foibe – le terribili fosse carsiche usate per occultare i cadaveri di migliaia di italiani infoibati dalle milizie jugoslave tra il 1943 e il 1947 – l'esodo forzato di circa 350.000 italiani da Istria, Fiume e Dalmazia, e le complesse vicende del confine orientale italiano. È un tributo alle vittime di un capitolo tragico del Novecento, lungamente avvolto dal silenzio  per motivi ideologici e politici, che oggi l'Italia riscatta con memoria condivisa e senza rancore, come monito per le generazioni future.

La Prefettura di Asti, in collaborazione con la Provincia, ha orchestrato un evento sobrio, con la bandiera italiana issata a mezz'asta sulla facciata del palazzo a simboleggiare il lutto collettivo. Tra i presenti, oltre ai vertici istituzionali, studenti delle scuole superiori astigiane e membri delle associazioni degli esuli giuliano-dalmati, giunti per non lasciare che la polvere del tempo seppellisca nuovamente queste storie. 

Il vice prefetto Barbara Buffa: "Italiani per nascita, italiani nell' esilio"

A dare il via ufficiale è stata il vice prefetto Barbara Buffa. "Oggi la bandiera a mezz'asta è simbolo di lutto per una vicenda che ha segnato il nostro confine nord-orientale più dolorosamente", ha esordito, puntando il dito sul 10 febbraio 1947, giorno della firma del Trattato di Parigi che consegnò vaste terre italiane alla Jugoslavia di Tito. "Oltre 300.000 persone persero tutto per minacce ed intimidazioni, subendo una trasformazione radicale dell'assetto istituzionale e sociale. Italiani per nascita, italiani per scelta dell'esilio", ha proseguito Buffa, evocando le migliaia di famiglie costrette a lasciare case, beni e radici millenarie.

Non ha mancato di soffermarsi sul cuore oscuro della tragedia: le foibe. "Accanto all'esodo, il dramma delle foibe, con modalità di esecuzione crudeli da parte delle milizie titine. Molti furono gettati vivi, oppure legati e trascinati con fil di ferro ai primi fucilati della fila. Colpì la stessa italianità che si volle colpire". Il vice Prefetto ha poi sottolineato il peso del silenzio post-bellico: "Per troppi anni ha colpevolmente coperto le vittime. Ricordare non significa provare rancore. Il ricordo è fondamento di una società democratica. In un'Europa che sposa la pace, le foibe devono essere un monito per le ideologie e le tragedie del passato". Un intervento che ha posto le basi per una memoria attiva, non revanscista, ma educativa.

Maurizio Rasero: "Tragedia dimenticata ma non ignorare cosa capitò prima del '43"

Maurizio Rasero, presidente della Provincia di Asti, con un discorso schietto e diretto ha posto alcur riflessioni, rivolgedosi agli studnti . "Su questa vicenda non fatevi condizionare dal passato. Oggi avete la possibilità di capire da soli la vastità di questo fenomeno: questa giornata è stata istituita solo nel 2004 e non prima. L'Italia ci ha messo molto tempo a riconoscerlo". Rasero ha dipinto un quadro vivido degli esuli: "Quei 300.000 cittadini hanno pagato le colpe di altri, sono stati visti come fascisti in fuga, accolti freddamente in ex caserme per essere dimenticati. Era scomodo per il nostro Paese ricordare quello che era stato".

Ma il passaggio più incisivo è stato l'appello all'equilibrio: "Da italiano faccio un'altra considerazione: nessuno si permetta di utilizzare questa tragedia per strumentalizzare a fini politici. Bisogna andare ad analizzare anche quello che è successo prima del 1943. Ci sono stati sbagli da entrambe le parti. I torti li hanno subiti tutti. Situazione complessa che l'Israt ha spesso approfondito". Riferendosi all'Istituto astigiano per la storia della Resistenza e dell'Italia contemporanea, Rasero ha invitato a una storiografia serena, oltre le polarizzazioni ideologiche.

Il documentario "Rotta 230": Un viaggio al contrario nella memoria

Il cuore multimediale dell'evento è stata la proiezione del documentario "Rotta 230° - Ritorno alla terra dei padri", diretto dal regista sardo Igor Biddau. Durata circa 50 minuti, l'opera ripercorre in senso inverso l'epica rotta marittima seguita nel 1948 da 53 famiglie istriane-dalmate, imbarcatesi su 13 pescherecci per raggiungere Fertilia, in Sardegna, dalla loro terra perduta. Biddau, con uno stile documentaristico crudo ma poetico, non si limita a narrare l'esodo, ma esplora il trauma psicologico di chi ha dovuto ricostruire una vita da zero, tra accoglienza ostile e discriminazioni. 

A seguire, l'intervento  di Enrico Cico, esperto storico astigiano specializzato nelle vicende del confine orientale.  Cico ha dipanato il groviglio di eventi che portarono alle foibe e all'esodo: dal crollo dell'Italia fascista nel 1943, alle vendette partigiane jugoslave miste a pulsioni etniche, fino al Trattato di Pace del '47 che ridisegnò i confini. 

Alessandro Franco

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A FEBBRAIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium