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Asti | 21 febbraio 2026, 17:07

Dal Rione Sanità ad Asti: i giovani che hanno trasformato il degrado in speranza

Mercoledì 25 febbraio in Sala Pastrone il racconto di un modello di rinascita sociale nato nel cuore di Napoli

Sala Pastrone

Sala Pastrone

La Sanità non è solo un quartiere di Napoli, ne è il cuore autentico. Qui è nato Totò, qui Eduardo De Filippo ha trovato ispirazione per molte delle sue commedie. Tra vicoli stretti convivono chiese barocche e case fatiscenti, palazzi nobiliari e bassi scavati nel tufo: bellezza e fragilità intrecciate nello stesso spazio urbano.

In questo contesto si inserisce la visione di don Antonio Loffredo, parroco di Santa Maria Maddalena ai Cristallini, che ha saputo scorgere non solo povertà e degrado, ma una risala pacchezza nascosta fatta di arte, cultura e capitale umano. Da qui è nata una sfida coraggiosa: risvegliare le coscienze dei giovani del quartiere, trasformando un ghetto segnato dalla marginalità e dalla camorra in un polo di attrazione culturale e sociale, fondato sull’imprenditoria sociale e sullo sviluppo sostenibile.

Un’esperienza che sarà raccontata mercoledì 25 febbraio alle ore 21 in Sala Pastrone, ad Asti, durante l’incontro dal titolo “Noi del Rione Sanità, i giovani e la forza del cambiamento”. Protagonisti saranno alcuni giovani del rione, pronti a testimoniare come in pochi anni il quartiere sia diventato un raro esempio di coesione sociale e rinascita comunitaria.

L’appuntamento è organizzato dagli uffici diocesani di cultura, pastorale giovanile e Caritas, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Asti, e rappresenta un’occasione di confronto per riflettere su come le opportunità possano nascere quando si sceglie di scrivere il proprio futuro con responsabilità e coraggio. È la testimonianza concreta di chi ha scelto la logica del dono e del bene comune.

Simbolo potente di questo percorso è presente proprio nella chiesa del Rione Sanità: una barca di migranti trasformata in altare da alcuni detenuti del carcere di Secondigliano. Un segno che racconta come la povertà non sia un destino immutabile, ma un mare che si può attraversare insieme, quando la comunità diventa compagna di viaggio.

Redazione

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