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Attualità | 22 maggio 2026, 07:58

Carlin Petrini e l'Astigiano, storia di un legame profondo che ha salvato la nostra biodiversità

La straordinaria eredità del fondatore di Slow Food nel territorio locale, dove la difesa dei piccoli produttori ha anticipato una "rivoluzione" globale

Carlin Petrini (Ph. Marcello Marengo - Archivio UNISG)

Carlin Petrini (Ph. Marcello Marengo - Archivio UNISG)

La scomparsa di Carlo Petrini, lo storico fondatore di Slow Food e Terra Madre spentosi ieri all'età di 76 anni, lascia un vuoto profondo nel panorama culturale internazionale, ma tocca in modo straordinariamente intimo la provincia di Asti. Se la cronaca del decesso e i dettagli sulla sua intensa biografia sono già stati tracciati nel nostro giornale, merita un focus a parte il legame indissolubile che ha unito l'intellettuale braidese all'Astigiano, un territorio considerato un vero e proprio laboratorio a cielo aperto per le sue prime, storiche battaglie.

Le colline del Monferrato e le pianure di confine sono state lo scenario ideale per dare forma concreta alla filosofia del buono, pulito e giusto. In questa terra Petrini ha sostenuto tappe fondamentali per la valorizzazione del patrimonio locale, collaborando attivamente con figure storiche. A Nizza Monferrato, grazie alla stretta intesa con Tullio Mussa, indimenticato direttore dell'Enoteca regionale, l'associazione ha promosso la tutela del cardo gobbo, divenuto Presidio Slow Food nel 1998, e la storica elevazione culturale della Barbera d'Asti, sottratta alle logiche della massificazione industriale per essere restituita alla dignità dei grandi vitigni internazionali.

La mappa della biodiversità astigiana difesa da Petrini si è estesa capillarmente negli anni. Verso ovest si è speso in prima persona per il salvataggio della gallina bionda piemontese a Villanova d'Asti, simbolo di una zootecnia rispettosa dei cicli naturali. Nell'Alto Astigiano ha favorito la rinascita dei cereali antichi e del pomodoro a costine, mentre nella piana del Tanaro l'attenzione si è concentrata sul celebre peperone quadrato di Motta di Costigliole, un'eccellenza orticola che proprio grazie alla filosofia dei presìdi ha trovato nuova linfa e protezione contro l'omologazione agroalimentare. Ad Asti, i mercati della terra e i frequenti confronti con Piergiorgio Bricchi, allora esponente di spicco della condotta locale, hanno consolidato un modello di economia di prossimità che ha fatto scuola.

Questo profondo legame territoriale si è riflesso anche nelle istituzioni accademiche create dal movimento. Quando Petrini ha dato vita, nel 2004, all'Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, ha trovato un asse fondamentale nell'antropologo Piercarlo Grimaldi, cuneese ma che vive da molti anni ad Asti, che dell'ateneo è stato a lungo stimato rettore e che attualmente presiede l'associazione Astigiani, confermando quel travaso continuo di competenze e passioni tra le due sponde del Tanaro.

La segreteria del movimento ha diffuso una nota ufficiale per ricordare la straordinaria spinta ideale del suo leader, un messaggio che risuona con forza tra i piccoli produttori delle nostre colline: "Chi semina utopia, raccoglie realtà", amava ripetere Carlo Petrini per sintetizzare la sua vita, convinto che sogni e visioni, quando sono belli, giusti, capaci di coinvolgere e vissuti con convinzione e passione, possono essere realizzabili,

La sua scomparsa segna la fine di un'era, ma i progetti avviati nell'Astigiano continuano a camminare sulle gambe di una fitta rete di artigiani della terra pronti a difendere il futuro.

Redazione

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