Anche la prima serata televisiva di Rai 3 ha riacceso i riflettori sulla drammatica vicenda dei due cooperanti italiani ancora trattenuti in Libia. In apertura della trasmissione "Chi l'ha visto?", condotta da Federica Sciarelli, sono andati in onda gli appelli di tre ex colleghe di Leonarda "Dina" Alberizia, la 67enne ex insegnante albugnanese di cui non si hanno notizie ormai da giorni. Le tre ex colleghe si sono rivolte direttamente alle istituzioni italiane per chiedere di esercitare ulteriori e più decise pressioni sul governo libico, affinché venga disposta l'immediata liberazione della volontaria astigiana. che, stando alle poche informazioni disponibili, si troverebbe ancora in stato di detenzione in un carcere a Bengasi.
Ore di forte apprensione
La preoccupazione per la sorte di Dina Alberizia e dell'altro connazionale, il trentatreenne Domenico Centrone originario di Molfetta, aumenta di ora in ora. I due facevano parte di una delegazione del Global Sumud Land Convoy, una carovana umanitaria composta da circa 400 persone di 25 Paesi diversi che viaggiava con ambulanze e beni di prima necessità, intenzionata a raggiungere Gaza a piedi attraverso l'Egitto.
Mentre per Alberizia e Centrone i tempi di rilascio non sono ancora stati definiti, ieri mattina è cominciato il rientro in Italia degli altri attivisti della Flotilla di terra. I primi sei componenti della delegazione italiana sono giunti all'aeroporto di Fiumicino con un volo via Istanbul, portando con sé il racconto di momenti di grande tensione. Lunedì scorso, infatti, le milizie del generale Khalifa Haftar hanno sgomberato con la forza il gruppo accampato a Sirte. "Il momento dello sgombero è stato molto intenso. Noi eravamo là regolarmente, dotati di visto, come convoglio umanitario. Ad un certo punto hanno iniziato a spintonarci e chi ha provato a fare resistenza passiva è stato maltrattato", ha spiegato ai giornalisti presenti in aeroporto Marco Contadini, coordinatore romano della delegazione. Testimonianza confermata da Martina Cannatà, attivista di Bologna, che ha aggiunto: "Ci è stato chiesto di andarcene, non potevamo fare altro. Abbiamo dovuto sgomberare il campo per raggiungere un posto più sicuro".
Le accuse e i nodi diplomatici
Alberizia e Centrone erano stati fermati domenica scorsa dalle autorità della Libia est insieme ad altri otto attivisti stranieri, dopo essersi staccati dal convoglio principale nel tentativo di negoziare un lasciapassare con la Mezzaluna Rossa. L'accusa formale provvisoria è di ingresso clandestino per mancanza di un permesso speciale di sicurezza. La portavoce della Flotilla, Maria Elena Delia, ha evidenziato che i procedimenti locali sono fortemente rallentati dalle festività per Eid al Adha, che si concluderanno domani (29 maggio), ipotizzando che il rientro non avverrà prima di tre giorni. Il console italiano ha chiesto di incontrare i due connazionali senza ricevere risposte concrete, sebbene alcune fonti interne riferiscano che i due siano in buone condizioni.
La pressione della politica e del territorio
Il caso ha sollevato un'immediata reazione politica sia a livello locale sia nazionale. In Piemonte, la consigliera regionale Alice Ravinale insieme ai consiglieri Mauro Bosia e Vittoria Briccarello hanno firmato un appello urgente rivolto al governatore Alberto Cirio, al presidente della Provincia Simone Nosenzo e al sindaco di Asti Maurizio Rasero, chiedendo un'attivazione immediata presso il Ministero degli Esteri. Sulla stessa linea il Coordinamento Asti Est, che ha sollecitato i primi cittadini del territorio a fare pressione sul governo nazionale.
Sul fronte governativo, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato che l'esecutivo sta seguendo il dossier da vicino, esprimendo la speranza che i due italiani possano tornare presto a casa e confidando in una rapida risoluzione da parte della magistratura libica. Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Cei, il cardinale Matteo Maria Zuppi, esprimendo profonda preoccupazione per le evidenze di violenza e per i blocchi subiti dai cooperanti in Medio Oriente e in Nord Africa.














