Il dibattito sul futuro della Docg Asti si arricchisce di toni durissimi sul fronte agricolo. Dopo il recente scontro al tavolo di trattativa torinese coordinato dall'assessore regionale Paolo Bongioanni, le federazioni di Asti, Alessandria e Cuneo hanno espresso una netta opposizione alle linee della parte industriale. Linea che sposa pienamente anche Coldiretti, per tramite di un documento nel quale la confederazione definisce la proposta di abbassare le rese a 80 quintali per ettaro come un provvedimento inaccettabile e insostenibile per la tenuta economica delle campagne.
A guidare la protesta è la presidente di Coldiretti Asti, Monica Monticone, la quale ha ricordato come la soglia di 85 quintali rappresenti già il massimo sforzo di mediazione concedibile da parte dei viticoltori, specialmente se confrontata con i 100 quintali originariamente previsti dal disciplinare di produzione. L'attacco della presidente punta il dito contro le storture della filiera: “Le imposizioni e gli atteggiamenti dell'industria non sono più tollerabili, tanto più se si considera che parte della stessa, pur avendo siti di produzione sul territorio piemontese, assembla bevande senza utilizzare le produzioni regionali", ha denunciato Monticone, stigmatizzando il comportamento di quei marchi che non valorizzano la materia prima locale nonostante i costi di produzione agricoli siano ormai schizzati alle stelle.
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La preoccupazione per la stabilità del comparto trova riscontro nel progressivo crollo dei produttori registrato negli ultimi decenni. Il vignaiolo e vice presidente della federazione astigiana, Gianfranco Torelli, ha evidenziato come in quarant'anni il numero delle aziende vitivinicole sul territorio sia drammaticamente sceso da 6000 a sole 2400 unità. Secondo Torelli è fondamentale analizzare con precisione la situazione delle singole industrie per identificare dove risiedano i veri problemi commerciali della filiera: “Il rispolvero di un sano patriottismo da parte dell'industria potrebbe giovare a tutti e rasserenare l'orizzonte", ha osservato, indicando la necessità di definire le strategie di mercato partendo dalle esigenze di chi coltiva i vigneti e non viceversa.
Oltre al muro contro muro con le aziende, i coltivatori lamentano l'assenza di un sostegno politico immediato e incisivo durante l'incontro svoltosi al Palazzo di Vetro. Per superare questa prolungata fase di stallo e tutelare l'indotto economico di denominazioni storiche come l'Asti, il Moscato e il Canelli, la confederazione ha rilanciato con forza la proposta di istituire un tavolo di programmazione triennale. Questa misura viene considerata l'unica via per evitare di dover gestire crisi e decisioni cruciali a ridosso della vendemmia, garantendo che i cambiamenti futuri legati ai mercati vengano strutturalmente accompagnati e mai imposti dall'alto a danno dei viticoltori.














