Il tetto del 30% di alunni stranieri nelle classi torna al centro del dibattito sulla scuola e riguarda da vicino anche l'Astigiano. Non perché la provincia abbia una quota complessiva di studenti con cittadinanza non italiana superiore al 30%, ma perché, come accade in diverse aree del Centro-Nord, la presenza degli alunni con cittadinanza non italiana può concentrarsi in determinati istituti e territori.
È questo il dato più interessante che emerge dall'elaborazione realizzata da Lorenzo Ruffino, giornalista e analista che lavora sull'elaborazione e visualizzazione di dati, sugli open data del Ministero dell'Istruzione e del Merito relativi all'anno scolastico 2024/25. Ruffino utilizza prevalentemente dati pubblici e ha realizzato diverse analisi sulla scuola italiana e sui fenomeni sociali ed economici.
Secondo la sua elaborazione, pubblicata su X, in Italia sono 4.333 le scuole, su 48.247 con almeno 20 alunni, nelle quali gli studenti con cittadinanza non italiana superano il 30%: il 8,98%, dunque poco meno di una scuola su dieci.
Il caso Asti
Un dato certo e aggiornato riguarda il Comune di Asti. Nell'anno scolastico 2024/25 nelle scuole statali cittadine risultavano 10.614 alunni, dei quali 2.044 con cittadinanza non italiana, pari al 19,3%.
È un numero che aiuta a inquadrare il fenomeno, ma che non deve essere confuso con l'elaborazione di Ruffino: il 19,3% è la quota di alunni con cittadinanza non italiana sul totale degli alunni delle scuole statali del Comune di Asti, mentre la cartina di Ruffino misura la quota di scuole che superano il 30%.
È proprio questa distinzione a spiegare perché una città o una provincia possano avere una media inferiore al 30% e, contemporaneamente, avere singole scuole nelle quali quella soglia viene superata.
Una questione che parte da lontano
Il limite del 30%, peraltro, non nasce con l'annuncio del Governo. È previsto dalla circolare ministeriale 2 dell'8 gennaio 2010, che fissava come riferimento il 30% per gli alunni con cittadinanza non italiana nelle classi, prevedendo anche la possibilità di deroghe.
Il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha annunciato l'intenzione di trasformare quella indicazione in una disciplina legislativa più stringente. Il provvedimento atteso in Consiglio dei ministri dovrebbe però avere un'impostazione diversa dal semplice conteggio della cittadinanza.
Valditara ha infatti spiegato che il nuovo limite dovrebbe riguardare soprattutto gli studenti stranieri che non conoscono adeguatamente la lingua italiana, con criteri oggettivi ancora da definire. Sono state inoltre annunciate deroghe nelle situazioni territoriali nelle quali la concentrazione è particolarmente elevata o non siano disponibili scuole alternative nelle vicinanze.
Il Governo ha indicato anche 14 milioni di euro a regime per il potenziamento dell'insegnamento dell'italiano.
La fotografia nazionale
La cartina elaborata da Ruffino mostra una geografia molto netta. Le scuole che superano il 30% sono concentrate soprattutto nel Centro-Nord.
A Prato la soglia viene superata dal 42% delle scuole, a Mantova da quasi il 30%, a Parma dal 27%, a Piacenza dal 26% e a Lodi dal 25%. A Milano sono 420 le scuole oltre il limite, pari al 22% del totale.
Il dato va però distinto dalla percentuale complessiva di studenti stranieri presenti sul territorio. Prato, ad esempio, è la provincia con la maggiore incidenza di alunni con cittadinanza non italiana, ma la quota complessiva è comunque inferiore al 30%, mentre il 42% riguarda la percentuale di scuole che supera quella soglia.
Anche il Piemonte presenta una situazione differenziata tra i diversi territori provinciali. La cartina di Ruffino colloca le province piemontesi in fasce differenti, a conferma del fatto che la presenza degli alunni con cittadinanza non italiana non è distribuita in maniera uniforme.
Per Asti, in particolare, il dato va letto soprattutto attraverso la situazione dei singoli istituti e non attraverso una semplice media provinciale.
Il Piemonte, provincia per provincia
Anche all'interno del Piemonte la situazione non è uniforme. La cartina elaborata da Ruffino mostra differenze tra le otto province: Asti, Alessandria, Cuneo, Novara, Torino, Vercelli, Biella e Verbano-Cusio-Ossola presentano infatti livelli differenti di concentrazione degli alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole.
Un dato ufficiale che aiuta a leggere questa differenza arriva dall'Osservatorio Istruzione e formazione professionale di IRES Piemonte. Nell'anno scolastico 2022/23, nella scuola secondaria di primo grado, gli alunni con cittadinanza straniera rappresentavano il 20,8% ad Asti, il 19,6% ad Alessandria, il 18% a Novara, il 15,4% a Vercelli, il 15,3% a Cuneo, il 14,3% a Torino, l'8,7% a Biella e l'8% nel Verbano-Cusio-Ossola, contro una media regionale del 15,2%.
Sono dati riferiti esclusivamente alla scuola secondaria di primo grado e all'anno scolastico 2022/23, quindi non sono direttamente sovrapponibili alla fotografia 2024/25 elaborata da Ruffino. Servono però a mostrare come, già prima dell'attuale dibattito sul tetto del 30%, la presenza degli alunni con cittadinanza non italiana fosse distribuita in maniera molto diversa tra le province piemontesi. L'IRES sottolineava proprio la maggiore incidenza registrata ad Asti e Alessandria e quella più contenuta a Biella e nel Verbano-Cusio-Ossola.
Il nodo della concentrazione
È questo, secondo Ruffino, il punto centrale della questione. Nessuna provincia italiana raggiunge il 30% medio di alunni con cittadinanza non italiana, eppure in diverse province una quota consistente delle scuole supera quella soglia.
La differenza nasce quindi dalla concentrazione degli studenti all'interno dei territori. Una media provinciale o comunale può nascondere realtà molto diverse tra un istituto e l'altro.
Secondo le elaborazioni di Ruffino, il fenomeno riguarda soprattutto i gradi scolastici più bassi: supera il 30% l'11% delle scuole primarie e il 10% delle scuole dell'infanzia, mentre la quota scende al 7% nelle medie e al 5% nelle superiori.
A livello nazionale, il quadro più generale restituito dai dati per il 2024/25 indica 931.323 studenti con cittadinanza non italiana, pari all'11,6% della popolazione scolastica complessiva. La percentuale sale al 13,7% nella primaria, al 12,7% nell'infanzia e al 12,6% nella secondaria di primo grado, mentre nella secondaria di secondo grado scende sotto il 9%.
Sono numeri che confermano una crescita della presenza di alunni con cittadinanza non italiana, ma che raccontano ancora una volta una realtà molto diversa dalla situazione delle singole scuole.
Cosa potrebbe significare il nuovo tetto
Ruffino ha provato a quantificare anche questo aspetto attraverso una simulazione. Per riportare tutte le scuole italiane sotto il 30%, secondo la sua elaborazione, sarebbe necessario intervenire su circa 76 mila alunni con cittadinanza non italiana, uno su dodici, attraverso una redistribuzione con altrettanti studenti italiani.
Si tratta però di una simulazione statistica, non di una previsione sul numero di studenti che verranno effettivamente spostati con il provvedimento del Governo.
Secondo la stessa elaborazione, nella maggior parte dei casi la redistribuzione potrebbe avvenire all'interno dello stesso Comune. Per una quota più limitata di studenti, invece, sarebbe necessario coinvolgere anche comuni differenti, perché è il territorio comunale nel suo complesso a presentare una concentrazione elevata.
È qui che il tema diventa concreto anche per Asti. Il dato comunale del 19,3% racconta una presenza significativa ma complessivamente lontana dal 30%. La questione da osservare, però, è quella dei singoli istituti: come sono distribuiti quei 2.044 alunni con cittadinanza non italiana tra le diverse scuole della città?
Perché il dibattito sul tetto del 30%, al di là delle posizioni politiche sul provvedimento, riguarda soprattutto la distribuzione della popolazione scolastica. Una media territoriale inferiore alla soglia può infatti convivere con situazioni molto diverse tra una scuola e l'altra.
Ad Asti, come nel resto del Piemonte e del Paese, sarà quindi la concreta applicazione delle nuove regole a chiarire se e come questa concentrazione dovrà essere modificata, e con quali strumenti.














