/ Asti

Asti | 31 ottobre 2026, 07:30

Viviamo in un posto bellissimo dove gli alti e bassi economici sono da Nobel

Oggi dedico la puntata al cercare di cogliere le valenze non solo teoriche degli studi di Hall e Woodford, economisti statunitensi recentemente premiati con il Nobel

Viviamo in un posto bellissimo dove gli alti e bassi economici sono da Nobel

Forte di un anno e mezzo di Economia e Commercio, prima di appurare che numeri e partita doppia non fossero il mio mondo, preferendo quello della comunicazione, oggi mi avventuro in qualche personale pensiero sul recente Nobel a tema economico. Premio Nobel per l’Economia 2026, assegnato, lo scorso 12 ottobre, a Robert E. Hall, economista statunitense, professore alla Stanford University, e a Michael Woodford, teorico macroeconomico che insegna alla Columbia University. 

L’Accademia Reale Svedese delle Scienze ha riconosciuto, e premiato il loro contributo ai “fondamenti microeconomici della stabilizzazione macroeconomica”, che scritto così potrebbe sembrare un gioco di parole, tutto e niente, ma ha un sunto che mi piace molto, facendo riferimento, chiaro e netto, a modelli che partono dalle scelte di famiglie e imprese per studiare come attenuare gli alti e bassi dell’economia. Modelli per le banche centrali e i governi, assai utili a valutare quando e come intervenire di fronte a una recessione, a una fiammata dell’inflazione o a uno shock energetico, cercando in primis di capire i possibili cambiamenti di scelte da chi vive gli effetti delle politiche pubbliche, riflettendo le utilità dei singoli individui con politiche monetarie che abbiano come obiettivo primario la massimizzazione del benessere reale di famiglie e imprese.

I loro studi spiegano come le decisioni quotidiane di noi tutti influenzino l'efficacia delle politiche fiscali e monetarie contro recessioni e inflazione, dimostrando quanto le nostre previsioni sul futuro, specialmente in veste di consumatori, guidino i mercati e le scelte delle banche centrali, a conferma che le nostre decisioni odierne si basino su ciò che ci aspettiamo accadrà domani. Per questo chi opera e muove macroeconomia non deve solo agire sul presente, ma anche comunicare per orientare le aspettative future. Comprensibile e giusto, anche se l’orientare aspettative future è un imbarazzante ossimoro rispetto alla volontà del singolo di valere, di incidere.

Portare però le nostre aspettative al centro della teoria moderna di politica monetaria è sicuramente una gran cosa, non sempre facile da vedersi realizzata, o almeno così appare nel breve. Certo che dare valore da Nobel agli studi di Hall e Woodford, in qualche modo vuole e deve far ben sperare, facendoci scordare di cosa pagheremo di riscaldamento questo inverno, di quanto sia arrivato a costare un litro di diesel, un po’ in tutta Europa e non solo, di quale lontano ricordo sia l’ascensore sociale, con la ricchezza sempre più concentrata in mano di pochi, di quanto possa incidere la teoria sul quotidiano, pur se allettati da più o meno rosee prospettive.

Davide Palazzetti

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A NOVEMBRE?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium