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Attualità | 18 ottobre 2019, 16:00

Il compositore Matteo Curallo si racconta: da "Io, Leonardo" alla collaborazione con Bocelli. Storia e cronistoria di un talento che porta Asti nel cuore

Un astigiano trapiantato a Milano per amore, che collabora con Caterina Caselli, ma anche con Sky film e Andrea Bocelli. E ai giovani musicisti dice: "Ragazzi, metteteci passione, ma anche il giusto pizzico di incoscienza"

Matteo Curallo

Matteo Curallo

Abbiamo intervistato Matteo Curallo, musicista e compositore astigiano recentemente impegnato nelle colonne sonore di "Io, Leonardo", docu-film che esplora i meandri della mente del genio.

  • Matteo, tu sei nato ad Asti il 25 gennaio 1976. Parliamo un po' dei tuoi studi e del tuo rapporto con Asti

Il mio rapporto con Asti è sempre stato ottimo. Anche adesso che vivo a Milano ci torno sempre molto volentieri, per incontrare amici e familiari, ma anche per incontrare le colline astigiane.

Il primo concerto in seconda media, alla Leonardo Da Vinci

Ho iniziato a suonare molto presto, quando avevo cinque anni e Asti è sempre stata con me. Mi ricordo il mio primo concerto in seconda media alla Leonardo Da Vinci, nella palestra della scuola, in occasione della fine dell'anno. Ho sempre avuto e conservo ancora ora un ottimo rapporto con la città e con gli astigiani.

Istituto Verdi e Liceo Vercelli

Da adolescente anche: ero già immerso nel mondo musicale, avevo una band. Ho sempre suonato nelle piazze di Asti, feste e rassegne teatrali. Ho fatto il Liceo Scientifico Vercelli: mi ricordo di un concerto fatto in occasione dei cinquant'anni della scuola. Lo ricordo con grande piacere. Intorno ai 13 anni ho iniziato a frequentare l'Istituto Verdi, formandomi anche in ambito classico e ricordo questa scuola con molto affetto.

Giurisprudenza a Pavia: ma il lato irrazionale prevale e spazza via l'istituzionale

Ho poi scelto di fare Giurisprudenza a Pavia, ma alla fine avevo sempre la musica nella testa. Ho cercato comunque di fare al meglio l'università, ma quando hai una passione così forte è difficile prescindere. Il percorso più istituzionale sembrava quello di fare Giurisprudenza, ma io sentivo questa voce più irrazionale che mi spingeva a coltivare il mio talento.

La band Cattivo Esempio e il contratto con la Mescal

Avevo una band, si chiamava "Cattivo esempio" (poi cambiammo in "Modho") e proprio ai tempi dell'università la Mescal ci offrì un contratto: era un'etichetta indipendente ma davvero importante, che aveva lanciato i Subsonica, gli Afterhours, Bluvertigo.

  • Ora vivi a Milano...

A Milano mi ha portato mia moglie: è stato l'amore a portarmi via da Asti. Sono più di dieci anni che vivo qui. Milano è la città giusta, che, soprattutto in questo periodo, ha davvero tanto da offrire. Milano è in grande espansione, ma alla fine non mi sono mai sentito inferiore a stare in una grande città, arrivando da una piccola realtà come quella di Asti. Qui ho sempre trovato persone disponibili, aperte a valutare i miei lavori.

La collaborazione con Caterina Caselli. Le colline astigiane e lo studiolo di campagna in cui nacque "Io Confesso"

A Milano ho firmato il contratto con Caterina Caselli, con la Sugar. Però alcuni passi fondamentali sono stati fatti ad Asti, come ad esempio la stesura della canzone che i La Crus hanno portato a Sanremo, "Io Confesso". "Io Confesso" è nata nel mio studiolo di campagna attorno alle colline astigiane e lì io e Mauro Ermanno Giovanardi l'abbiamo scritta. Da qualche anno collaboro anche con l'Accademia di Brera, dove insegno Sound Design. Diciamo che Milano mi ha accolto molto bene.

  • Parliamo di Leonardo, il sesto lavoro per Sky?

Ho fatto Firenze e gli Uffizi, le Basiliche Papali di Roma, Raffaello, Caravaggio, Michelangelo e in ultimo Leonardo. La collaborazione con Sky è molto prestigiosa. Leonardo è un lavoro molto particolare, che ho fatto con lo stesso regista di Caravaggio, Jesus Garces Lambert. Abbiamo lavorato molto bene; è un viaggio ambientato nella mente di Leonardo. Non è né un film né un documentario: è un linguaggio ibrido interessante, con momenti audio-visivi molto alti.

E spunta la sequenza di Fibonacci: giochi leonardeschi nelle musiche di Curallo

Leonardo è arte e scienza e in questo gioco ho cercato di tradurre in musica entrambe le componenti. Per la parte artistica ho giocato sulla componente emotiva ed espressiva, mentre per quella scientifica ho nascosto qualche enigma numerico, disseminando la serie di Fibonacci in qualche elemento compositivo. Ho voluto fare un gioco un po' vagamente leonardesco (ride). La musica è molto presente nel film, sono 80 minuti interamente composti da me, a parte il brano finale, che è di Bach, tratto dalla Passione secondo Matteo. 

  • La tua musica diventa il braccio destro dell'arte e veste i grandi artisti... Possiamo dire così, Matteo?

Sì, non do tanto voce alle loro opere perché non ne hanno bisogno. Il gioco è indagare nella personalità di questi artisti, per raccontare un lato della loro intimità che sia spirituale e magari meno noto. La mia musica cerca di raccontare questo. Ad esempio Leonardo era un personaggio in realtà piuttosto travagliato interiormente, anche se uno se lo immagina più solare. Era stato abbandonato dalla madre e il padre non lo aveva riconosciuto, facendolo diventare figlio illegittimo.

  • Parliamo del tuo rapporto con Andrea Bocelli

Ho avuto la fortuna e l'onore di scrivere alcuni testi per Bocelli. In particolare, uno era la versione italiana del Gladiatore, in italiano si intitola "Nelle tue mani". E poi l'ultimo singolo, "Return to love", in cui Bocelli duetta con Ellie Goulding, di cui ho scritto la parte italiana (si tratta di un duetto in parte in inglese e in parte in italiano). Qui ho cercato l'essenzialità: una ricerca molto complessa, perché non deve diventare banalità. Mi è capitato di incontrare qualche volta Bocelli, è una persona di assoluta levatura, molto piacevole. Ho collaborato anche con il figlio, Matteo Bocelli e anche lui è un talento grandissimo, a cui auguro un ottimo futuro artistico.

  • Matteo, ma a questo punto... cosa consiglieresti a un giovane che vuole fare il tuo mestiere?

Questa è una domanda molto difficile. Direi di metterci sempre passione, ma anche il giusto livello di incoscienza. Ovviamente il talento è necessario e bisogna in primis circondarsi di persone che ti dicano davvero le cose come stanno. Non c'è cosa peggiore del talento non riconosciuto, ma anche il non avere talento ma avere qualcuno vicino che ti illuda di averlo. Bisogna avere persone vicino che ti aiutino a capire chi sei. Poi bisogna far sì che la passione diventi motore del lavoro. Il lavoro è fondamentale, senza fatica non si arriva da nessuna parte. E poi porsi sempre con l'attitudine del principiante. Ogni lavoro per me è diverso dall'altro e quindi tutte le volte cerco di pormi non dando nulla per scontato. Bisogna sempre mettersi in gioco e magari non affezionarsi troppo alle cose che uno scrive, accettando le critiche. 

  • Cosa bolle in pentola, Matteo? Dai, confessa

Non posso ancora dare grandi dettagli, ma al momento sto lavorando a un progetto di animazione, quindi molto diverso dagli altri, il mondo dei cartoons. È una cosa molto divertente. Per il 2020 sono in ballo alcune sceneggiature e forse altri film.

CHI È MATTEO CURALLO

Compositore, autore e produttore, attualmente collabora con la Sugar di Caterina Caselli. Recentemente ha messo in musica il cortometraggio "La Ricetta della Mamma", tratto dall'omonimo racconto di Giorgio Faletti, presentato al Taormina Film Fest 2019. Nel 2014 vince il premio per la "Miglior colonna sonora" al Roma Web Fest per la web series Under-The Series, di Ivan Silvestrini. Nel 2017 produce e co-firma il brano "The Place", colonna sonora dell'omonimo film di Paolo Genovese

Elisabetta Testa

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