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Cultura e tempo libero | 15 gennaio 2020, 07:00

Per la Giornata della Memoria arriva nell'Astigiano lo spettacolo "Guido suonava il violino"

Debutto allo Spazio Kor domenica 26 gennaio alle 17

Per la Giornata della Memoria arriva nell'Astigiano lo spettacolo "Guido suonava il violino"

Debutterà nell'astigiano per la Giornata della Memoria 2020 un nuovo lavoro teatrale di Casa degli Alfieri sul solco della teatralità popolare "che dalla carta si trasferisce alla vita", realizzato in collaborazione con l’ISRAT - Istituto per La Storia della Resistenza della Provincia di Asti.

Si tratta di “Guido suonava il violino”, liberamente tratto dal racconto “Un violino” di Nicoletta Fasano.

Un monologo teatrale tutto al femminile, scritto e diretto da Patrizia Camatel e con protagonista l’attrice Elena Formantici, che si dipana come un racconto giallo e assume le misteriose atmosfere di un thriller a carattere storico.

La vicenda è ispirata a fatti e persone realmente esistiti, ed è basata sulle ricerche effettuate e documentate dalla d.ssa Nicoletta Fasano, stimata ed apprezzata ricercatrice dell’ISRAT.

In scena

Sarà in scena per un primo giro di date astigiane, tutte a ingresso gratuito (fino a esaurimento posti disponibili): domenica 26 gennaio alle 17 ad Asti allo Spazio Kor per il debutto, lunedì 27 gennaio alle 21 a San Damiano d'Asti al Foro Boario (con replica al mattino per le scuole superiori), venerdì 31 gennaio alle 21 a Villanova d'Asti nell’ Ex Confraternita dei Batù e sabato 1 febbraio alle 21 a Scurzolengo nel Salone Comunale.

Un vecchio violino entra prepotentemente nella quotidianità di una ricercatrice, costringendola ad abbandonare il suo rassicurante, scientifico metodo di indagine e chiedendole di dedicarsi, anima e cuore, alla ricostruzione di una storia da salvare dall’oblio.

Quel violino uscito dalla polvere di una cantina pare dotato di volontà propria: stride, geme, chiama con veemenza e ottiene ascolto. E racconta la vicenda di una famiglia ebrea sfollata ad Asti al tempo delle leggi razziali e della guerra, con gli immancabili risvolti di sradicamento, discriminazione, deportazione.

Attraverso un sofferto percorso di ricerca, specialmente dentro se stessa, la ricercatrice comprenderà che restituire il nome al proprietario del violino è affermare la sua esistenza: un atto di resistenza contro il sistema concentrazionario nazifascista, progettato per annientare, spersonalizzare.

Chi sono i “sommersi”, chi i “salvati”, allora come oggi? Chi i complici? Quali i giusti? Dove si colloca la protagonista stessa, nel suo mettersi in gioco – donna ed essere umano prima ancora che investigatrice – per svelare la verità intorno a questa vicenda?

Il nodo centrale del lavoro teatrale non è tanto l’Olocausto, ma ciò che l’ha preceduto: la vita delle singole persone, con le loro gioie, miserie, speranze, scelte, legami.

Un monito attualissimo a non lasciar indietro nessuno, a farsi carico degli altri: perché se si ha il coraggio di guardare negli occhi l’altro, chiamandolo per nome, forse sarà possibile evitare che in altri tempi, in altri luoghi, si permetta che uomini, donne e bambini “anonimi” soffrano e muoiano nell’indifferenza generale.

Commenta Patrizia Camatel: “Elaborare la riduzione teatrale di un testo narrativo, ove per riduzione non si intenda impoverimento, è un’impresa ardua. Lo spettacolo che ne è risultato è un monologo teatrale che, mi auguro, conserva la sua “consanguineità” con il testo-fonte, ma che ha acquisito un suo carattere specifico, una sua vita autonoma. Esso si svolge come un racconto giallo e assume le misteriose atmosfere di un thriller a carattere storico. Se il contributo di un libro, di un’opera teatrale possa smuovere qualcosa o qualcuno nella società di oggi, non sta a me dirlo. Personalmente credo al potere nascosto nel battito d’ala di una farfalla, che, si dice, può scatenare l’uragano ai tropici. Ma se anche il lettore, o lo spettatore, non condivide un punto di vista così ottimistico, forse più facilmente sarà d’accordo nell’ammettere che il non fare nulla, il non dire nulla, non è d’aiuto a nessuno.”

Redazione

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