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Attualità | 29 ottobre 2019, 17:30

"Ho l’inferno dentro, non riesco a tenere insieme i pezzi di me stessa". Nanni Delbecchi, marito di Alessandra Appiano, racconta in Rai la storia della compagna di vita

Presto un'associazione dedicata alla giornalista e scrittrice astigiana. "Era la luce, non voleva morire"

Alessandra durante la sua esperienza ad Haiti con Oxfam

Alessandra durante la sua esperienza ad Haiti con Oxfam

Alessandra Appiano non voleva morire. Ha voluto volare via da se stessa. Troppo dolore.

È il marito Nanni Delbecchi, giornalista del Fatto Quotidiano a parlare, dopo un anno e 4 mesi, della tragica morte della “compagna di una vita, siamo stati insieme 25 anni”, Alessandra Appiano, giornalista, scrittrice, autrice televisiva.

Bella, elegante, e con una luce talmente forte da far pensare che non potesse essere che felice. Aveva tutto, bellezza, fama, amore. E invece…

Delbecchi ha partecipato qualche giorno fa alla trasmissione televisiva Italia Sì, condotta da Marco Liorni in onda su Rai Uno, per cercare di ripercorrere quanto capitato alla nostra amata concittadina (residente da anni a Milano).

“Era energia pura, voglia di vivere, spiega Delbecchi, come spesso accade, in queste personalità si nasconde un altro polo, per questo motivo si parla di sindrome bipolare”.

All’inizio del 2018 era stata proprio Alessandra a rendersi conto che il suo problema dell’umore era “diverso” da altre volte e aveva chiesto aiuto ai suoi cari e alla terapeuta con la quale aveva un ottimo rapporto. Ha iniziato anche una terapia farmacologica, con diversi cambiamenti, “ma che – spiega ancora il giornalista - bisogna sperimentare con molta cautela. Del cervello umano si sa pochissimo. In caso di depressione maggiore, per esempio è sconsigliatissimo il ricovero perché è opportuno che il depresso non abbandoni le proprie certezze. Ci si ricovera proprio per arginare il proposito suicidario…”.

Purtroppo non è stato sufficiente ad aiutare Alessandra, anzi.

”Una questione di protezione, non sapevamo come gestire la situazione, aveva convulsioni, attacchi di panico, la situazione era ingestibile, abbiamo fatto l’unica cosa consigliabile in questo caso”.

Una sorta di ultima spiaggia, quando tutto il resto sembrava non funzionare. “Credevamo di essere sulla buona strada. Non Alessandra però che chiese subito di essere dimessa. Viveva una soluzione molto tormentata e con disagio costante. Dopo la prima settimana quando si è accorta di non migliorare e di vivere in limitazione voleva andare via. Non aveva fiducia più in nessuno. Siamo andati avanti una quindicina di giorni.

IL 30 MAGGIO 2018 AVEVA COMPIUTO 59 ANNI

"Il suo 59° compleanno il 30 maggio, lo abbiamo passato lì - ricorda Delbecchi - Non notavo miglioramenti ma cercavo di farle capire di avere un atteggiamento positivo. Ma per lei non era così. Lei ripeteva ‘Ho l’inferno dentro, non riesco a tenere insieme i pezzi di me stessa’.

Le analisi non segnalavano nulla ma a guardarla vedevi che quella luce che la contraddistingueva era sparita”.

Il marito di Alessandra Appiano, a tratti quasi ancora incredulo, ne parla al presente. “Mai sono stato sfiorato dall’idea che non potesse tornare quella di prima. Le dicevo che questa sua esperienza avrebbe dovuto diventare il suo libro più bello. Ma lei sorrideva con tristezza”.

Il 30 maggio, giorno del compleanno, la coppia tenta le dimissioni, ma vengono sconsigliati.

L’ospedale Turro San Raffaele, ha un regime di permessi e il 2 giugno lo passano insieme.

L'ULTIMO SMS

Il giorno dopo, poco prima delle nove, Alessandra scrive un messaggio a Nanni: “Non ho dormito, non passare prima di mezzogiorno. Baciotti”.

Quindici minuti dopo fugge, non vista, dall’ospedale, e si reca in un albergo lontano 400 metri. Sale all’ottavo piano. Si butta.

Aveva evidentemente, in preda a pensieri autolesivi, perlustrato i dintorni precedentemente, spiega Delbecchi. Quando mi è arrivata la telefonata della Polizia con la richiesta di recarmi in quell’albergo ho pensato ad un errore. Sono andato in ospedale. Il personale medico ha detto che Alessandra aveva chiesto un permesso per prendere un caffè nel bar dell’Ospedale. Non era nemmeno stato registrato che dopo un’ora non era ancora rientrata. Sono stato poi io a dire all’ospedale quello che era successo!”.

Alessandra non voleva morire – spiega ancora Delbecchi - molte persone che vivono una crisi depressiva forte e assumono terapie sperimentali, non sono in grado di intendere e volere. Era in preda ad un dolore mentale atroce. Per me non è un gesto volontario. È un suicidio ma non un gesto volontario”.

APERTO UN PROCEDIMENTO CONTRO IGNOTI

La Cassazione utimamente ha stabilito che il medico psichiatra è garante e responsabile del malato anche se non è soggetto a ricovero coatto. Intanto è aperto un procedimento contro ignoti .

“È stata chiesta un’archiviazione molto rapida, continua il giornalista, non era accettabile per la rapidità e la sensazione che non tutto fosse stato scandagliato. Ci siamo opposti. Il Gip non si è ancora espresso non sappiamo se ci sarà un supplemento di indagini”.

4000 SUICIDI OGNI ANNO. NASCE UN'ASSOCIAZIONE IN MEMORIA DI ALESSANDRA

Sono 4000 in Italia i suicidi che avvengono nel silenzio generale. Lo dice un’inchiesta fatta proprio da Delbecchi per il Fatto Quotidiano. “Stiamo lavorando ad un’associazione dedicata ad Alessandra. Un’associazione che si occupi di questi temi e di chi, come me è un survivor. Sarà un modo per farla rivivere”.

Qualche settimana fa il papà di Alessandra, il famoso veterinario astigiano Felice Appiano, ha raggiunto la sua bella figlia che vogliamo pensare in pace e con il suo splendido sorriso sempre pronto ad aprirsi.

Betty Martinelli

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