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Attualità | 13 giugno 2021, 23:39

Le scomode verità di Nicola Gratteri hanno chiuso la diciottesima edizione di "Passepartout"

Il procuratore capo di Catanzaro ha parlato a ruota libera di criminalità, politica e vita personale, caratterizzata dal 1989 dalla costante presenza della scorta

Incontro con Nicola Gratteri (Galleria fotografica a cura di Efrem Zanchettin - MerfePhoto)

Galleria fotografica a cura di Efrem Zanchettin - MerfePhoto

Fornendo al pubblico astigiano un’ennesima dimostrazione della sua propensione a dire sempre e comunque ciò che pensa (“Tanto mica mi dovete votare come sindaco”, ha ironicamente affermato), il dottor Nicola Gratteri – procuratore capo di Catanzaro e magistrato ormai da molti anni in prima linea contro la ‘Ndrangheta (peculiarità che ha ampiamente giustificato l’ingente spiegamento di forze di polizia e i rigidi controlli all’ingresso e all’interno della sala che ha ospitato l’incontro) – è stato protagonista dell’ultimo incontro serale della diciottesima edizione di “Passepartout”, festival letterario organizzato dalla Biblioteca Astense Giorgio Faletti.

Interagendo con i giornalisti Beppe Rovera (una vita in Rai, dove ha creato e condotto per molti anni “Ambiente, Italia” e successivamente candidato sindaco di Asti) e Beppe Gandolfo (inviato dal Piemonte e Valle d’Aosta per le reti Mediaset, consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e collaboratore del gruppo MoreNews, di cui fa parte anche questa Testata), il dottor Gratteri ha spaziato tra temi e periodi storici differenti, non sottraendosi neppure alle domande attinenti la sua vita personale (“Nel 1989 qualcuno sparò contro la porta dell’abitazione di quella che era la mia fidanzata, ora da molti anni mia moglie – ha rivelato – e qualche giorno dopo le telefonarono dicendole ‘Stai per sposare un uomo morto’. Volevano farmi terra bruciata intorno, isolarmi)

BRUSCA E MOTTARONE: SONO STATE APPLICATE LE LEGGI

Quasi inevitabilmente, il confronto si è aperto sulla scarcerazione, dopo 25 anni di carcere, di Giovanni Brusca, che ha ottenuto il beneficio previsto dalla legge per i collaboratori di giustizia. “Dobbiamo attenerci alle leggi – ha affermato Gratteri Brusca ha scontato la pena inflitta e collaborato, fornendo elementi molto importanti per combattere le cosche, per cui a norma di legge è giusto che sia uscito dal carcere, pur con tutte le limitazioni che la legge prevede per i collaboratori di giustizia. Del resto, se non ci fosse una qualche convenienza nel collaborare, probabilmente nessun malavitoso lo farebbe”.

Un fermo richiamo alle leggi (“Abbiamo la miglior legislazione antimafia del mondo”, ha affermato in un altro passaggio) che ha rimarcato anche rispondendo ad una domanda sulla scarcerazione degli indagati per la tragedia del Mottarone, altro episodio recente che ha suscitato l’indignazione di opinione pubblica e classe politica. “Le esigenze cautelari persistono in caso di reiterazione del reato, inquinamento delle prove o pericolo di fuga – ha ricordato – In questo caso abbiamo una situazione ‘congelata’ che nessuno degli indagati potrebbe in alcun modo alterare, per cui può essere legittimo il venir meno delle esigenze cautelari in carcere”.

LE MAFIE MUTANO CON IL MUTARE DELLA SOCIETA'

Ma, naturalmente, la maggior parte del confronto è stata incentrata sul lavoro svolto contro la malavita in questi decenni, sulle sue prospettive professionali future e sulla ciclica volontà della politica di rimettere mano alle leggi su collaboratori di giustizia e intercettazioni.

In merito a quest’ultimo punto il procuratore è stato netto: “Non capisco perché mai si dovrebbe mettere mano alla legge che gestisce i collaboratori, uno strumento finora rivelatosi formidabile per disarticolare la criminalità organizzata”. E ancora: “Dobbiamo tenere conto che le mafie mutano con il mutare sociale: sono anche qui, tra le file di questo teatro, siamo noi che le legittimiamo interfacciandoci. Oggi uccidono meno solo perché siamo più corruttibili e non vogliamo rinunciare per nulla al mondo ai nostri privilegi, al benessere, al SUV da 80.000 euro che, senza quei soldi sporchi, magari non potremmo permetterci”.

Ciò nonostante, e al netto del fatto che non palesemente ritenga che la classe politica non abbia finora saputo imporsi a sufficienza per contribuire nella lotta contro le mafie e definire con gli altri Paesi UE una linea comune che consenta di contrastarle con una strategia comune (“Non come ora che, mentre un ‘ndranghetista si sposta come vuole tra Belgio, Olanda e Germania, io per ricostruirne i movimenti debbo rapportarmi a tre legislazioni differenti”, “Noi in Europa abbiamo sempre contato come il due di coppe quando esce denari. Le agenzie che contano davvero sono tutte a Rotterdam” e “L’Europa è un grande supermercato in cui tutte le mafie, comprese quelle sudamericane, fanno la spesa quando e come vogliono”), ha riconosciuto che di lavoro da quando si occupa di malavita ne è stato fatto. E molto.

COME RICONOSCERE UN COLLABORATORE DI GIUSTIZIA ATTENDIBILE

“Penso che a Catanzaro di cose belle e importanti ne abbiamo fatte e ne faremo ancora, anche grazie a magistrati miei collaboratori volenterosi cui insegno a ‘studiare’ i rapporti tra le famiglie criminali, anche per poter valutare meglio l’attendibilità di aspiranti collaboratori di giustizia”. “Se uno mi parla di 100 omicidi, ma tira in mezzo solo persone a lui avverse, ne lascerà comunque fuori una 30ina che continueranno a delinquere per sua vece. Si deve invece partire dai parenti, poi gli amici e infine i nemici”. Una condizione imprescindibile che, secondo il procuratore Gratteri, spiega anche perché vi siano così pochi ‘ndranghetisti che decidono di collaborare con la giustizia. “Rispetto ad altre mafie, i legami di sangue sono molto più radicati”.

L’esperienza a Catanzaro, per forza di cose (il periodo massimo di permanenza in una procura è fissato per legge a otto anni), tra non molto giungerà al termine e il procuratore, forte del prestigio acquisito sul campo, si sta comprensibilmente guardando intorno: “Tra tre anni finirò la mia esperienza a Catanzaro, a novembre si libererà il posto di procuratore capo di Milano e successivamente quello alla Procura Antimafia… Sono tentato di avanzare domanda – ha rivelato – anche perché la Lombardia è la prima regione per infiltrazioni della ‘ndrangheta, seguita dal vostro Piemonte”. Per cui, anche se “Le mafie sono un problema universale, comune a tutto il mondo occidentale, la ‘ndrangheta va conosciuta e annusata…”, ha ribadito che la domanda la farà.

"NELLA MIA TESTA SONO UN RIVOLUZIONARIO"

E non ha glissato neppure quando Rovera gli ha ricordato che solitamente quegli incarichi vengono assegnati sulla base di appartenenza a correnti della magistratura, da cui lui si è sempre ben tenuto distante: “Io nella mia testa sono un rivoluzionario, mai iscritto a nessuna corrente e mai lo farò. L’idea di ‘appartenere’ a una corrente, mi manda ai pazzi”. Una ferrea indipendenza di pensiero che, già in passato, gli avrebbe precluso importanti incarichi: “Nel 2014 incontrai l’allora neo premier Renzi e gli parlai della mia teoria secondo cui la riforma della giustizia dovrebbe basarsi sul sorteggio dei membri del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura, organo di autugoverno delle toghe, ndr.). Se quell’idea fosse passata, oggi forse la geografia giudiziaria del Paese sarebbe differente”.

IL 'NIET' DI NAPOLITANO ALLA NOMINA COME MINISTRO 

Al netto di ciò, comunque, fu a un passo dal diventare ministro di quel governo. “Il giorno dopo mi chiamò il ministro Delrio, che mi passò Renzi, il quale mi disse che ero nella lista di 8 uomini e 8 donne dell’Esecutivo. “Non è che poi lei si tira indietro?” mi chiese e gli risposi che sono un uomo di parola. Poi, quando vidi che tardava ad uscire dal colloquio con il Presidente della Repubblica, pensai ‘Stanno litigando sul mio nome’. Infatti Napolitano bocciò la proposta perché ero un magistrato ‘troppo caretterizzato’… Pazienza, ho continuato a fare il mio lavoro”.

I PARADISI FISCALI? SONO IN EUROPA E NEGLI USA

Il che gli comporta il vivere quotidianamente sotto scorta armata, ormai dal lontano 1989. Ciò nonostante “Dipendesse da me abolire 95% tutele e 60% delle scorte, che troppo spesso sono diventate dei veri e propri status symbol. Potremmo impiegare quel personale in modo migliore, ad esempio sul territorio”. O magari cercando di risalire ai percorsi del denaro frutto di attività illecite, che però stando a Gratteri non va cercato in qualche paradiso tropicale. O, per meglio dire, non solo: I veri paradisi fiscali oggi sono l’Austria, l’Olanda, la City di Londra, gli Stati Uniti… Un malavitoso ha gioco facile a depositare 5 milioni di euro in una filiale nelle Cayman, poi prendere un volo per New York e ottenere un fido da 500.000 dollari dalla filiale locale della stessa banca. E non è che questo non sia noto: indagini della magistratura americana lo hanno dimostrato. Ciò nonostante pensate che qualche dirigente sia finito in galera? Si sono limitati a multare le banche coinvolte con una sanzione pari al 2% della somma riciclata”.

"RIMANGO UN UOMO DI CAMPAGNA"

Tirando le somme, però, al netto delle molteplici esperienze umane e professionali vissute, Gratteri resta, per sua stessa definizione, “un uomo di campagna”. Che stamattina, prima di venire ad Asti, è andato nell’orto per dedicarsi a pomodori e zucchine: Sono la mia passione, il mio psicologo, praticamente tutti i soldi che guadagno li spendo in mezzi agricoli ha affermato tra il serio e il faceto.

 

Gabriele Massaro

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